Sanihelp.it – Accettare una diagnosi di tumore è un momento drammatico che può capitare nella vita di tutti: convivere con la malattia e magari sconfiggerla è per molti, ancora, un’utopia.
È quello che è successo a Gianluca Vialli che ha cercato di accettare e contrastare al meglio il proprio tumore al pancreas: pur non essendo particolarmente frequente, rappresentando circa il 3% di tutte le neoplasie, il tumore del pancreas è la quinta causa di decesso per patologia oncologica in assoluto, con una probabilità di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 10%.
La sua incidenza, inoltre, è in rapida crescita nei Paesi occidentali e si stima che per il 2030 diventerà la seconda neoplasia per frequenza dopo il cancro del colon-retto.
Tende a colpire prevalentemente le persone anziane, ma in un 10% dei casi di tumore pancreatico la diagnosi viene fatta in persone con un'età inferiore ai 55 anni.
Nel 5-10% dei casi, la malattia può essere legata a fattori ereditari e per questi soggetti esistono protocolli di screening basati su diverse metodiche, come l'ecografia e la risonanza magnetica.
In tutti gli altri casi, invece, non esiste una singola causa ben definita all’origine della genesi tumorale.
Esistono abitudini che aumentano il rischio, come il fumo di sigaretta e l'eccessivo introito di alcol, così come il diabete o l'obesità.
La dieta gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione di questa malattia in quanto è stato dimostrato che un'alimentazione ricca di frutta, verdura e di farine integrali, così come, una riduzione del consumo di carni rosse, grassi saturi e cibi ad alto contenuto di zucchero, si associano ad un effetto protettivo sul tumore pancreatico, oltre che sulle malattie cardiovascolari e altre neoplasie.
Inizialmente, purtroppo, il tumore al pancreas non produce alcuna sintomatologia particolarmente significativa, ma anzi si manifesta in maniera subdola e aspecifica con sintomi come la perdita dell'appetito, il calo di peso e un dolore progressivamente ingravescente nella parte alta dell'addome che si irradia spesso alla schiena con alterazioni degli esami ematici del pancreas. Pertanto, la neoplasia viene sospettata tardivamente e la diagnosi è spesso posta in uno stadio di malattia già avanzato e non curabile in maniera radicale.
In ogni caso quali sono le prospettive per chi riceve questa diagnosi di tumore?
In merito Raffaele Manta, Direttore della UOC di Endoscopia Digestiva dell'Azienda Toscana nord ovest e consigliere nazionale AIGO, l'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti digestivi Ospedalieri spiega: «Per tutte le neoplasie riuscire ad intervenire in uno stadio precoce della malattia è fondamentale. Questo è particolarmente vero per il cancro del pancreas. Infatti, l'asportazione chirurgica del tumore non è sempre fattibile e l'intervento è complesso anche se, quando effettuato in centri specializzati ad alto volume, può essere eseguito anche in laparoscopia, lasciando cicatrici minime al paziente. Inoltre, la neoplasia del pancreas è caratterizzata da un elevato tasso di recidiva post-chirurgica (fino al 70-80% entro i 5 anni) e da una scarsa risposta biologica ai trattamenti chemioterapici. Tuttavia, anche le terapie oncologiche hanno mostrato un notevole miglioramento nel fermare la progressione delle forme avanzate di malattia grazie all'introduzione degli anticorpi monoclonali ed alla possibilità di studiare le mutazioni genetiche delle cellule neoplastiche così da selezionare gli agenti chemioterapici più efficaci. Infine, negli ultimi anni, l'utilizzo dell'ecoendoscopia, di cui abbiamo accennato in precedenza, permette di effettuare nei pazienti non operabili dei trattamenti locali mirati direttamente sul tumore con radiofrequenze, terapia termica e chemioterapica, che mostrano promettenti risultati sulla sopravvivenza e la qualità di vita del paziente».



