Sanihelp.it – La scomparsa dell’attore di Dawson’s Creek James Van Der Beek ha generato una grande commozione.
L’attore aveva scoperto di avere un tumore al colon nel 2023, a 47 anni, un’età che fino a pochi anni fa sembrava davvero precoce per sviluppare un tumore di questo tipo.
Eppure i dati a disposizione rivelano ben altro: entro il 2030, il cancro al colon sarà la prima causa di morte per tumore nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni. La tendenza è stata riscontrata dapprima negli Stati Uniti e da circa 5 anni anche in Europa. I numeri parlano chiaro: oggi 1 diagnosi su 8 di cancro al colon riguarda giovani under 50. Più nello specifico negli Stati Uniti, negli ultimi decenni, l’epidemiologia del tumore del colon-retto ha mostrato un andamento complesso: grazie all’introduzione dei programmi di screening a partire dagli anni ’90, l’incidenza complessiva e la mortalità nei soggetti oltre i 50 anni si sono ridotte significativamente, con una diminuzione dell’incidenza superiore al 35%. Tuttavia, parallelamente, si è osservato un aumento preoccupante dei casi tra gli adulti più giovani.
Oggi le forme a esordio precoce rappresentano circa il 10-12% delle nuove diagnosi e l’incidenza nella fascia 20-49 anni è quasi raddoppiata negli ultimi decenni, passando da 8,6 casi per 100.000 abitanti nel 1992 a 13,1 nel 2016.
La mortalità nei giovani adulti è rimasta sostanzialmente stabile.
A spiegare questi dati non c’è un solo motivo: sicuramente lo sviluppo del tumore è favorito da un’alimentazione ricca di grassi e povera di fibre, da condizioni quali l’obesità, la sedentarietà e il fumo. Un ruolo nello sviluppo della patologia è giocato anche dalla predisposizione genetica, dalla familiarità e da alcune malattie infiammatorie intestinali. In varie situazioni il cancro può formarsi da polipi che hanno subito una trasformazione maligna.
Chi ha un parente di primo grado colpito o chi ha avuto gravi problemi intestinali (come ad esempio polipi), inoltre, ha maggiori probabilità di ammalarsi e dovrebbe sottoporsi a controlli dedicati.
Per quanto riguarda la situazione in Italia AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) appare al momento meno critica rispetto a quella statunitense. Nel nostro Paese non si registra ancora un incremento significativo dei casi sotto i 50 anni, e la maggior parte delle diagnosi continua a riguardare la popolazione oltre questa fascia di età.
«La scomparsa di una figura pubblica – ha commentato Renato Cannizzaro, responsabile della Commissione Oncologica di AIGO – contribuisce inevitabilmente ad accendere i riflettori su una malattia che, se diagnosticata precocemente, può essere prevenuta o curata con elevate probabilità di successo. È importante utilizzare questi momenti per informare correttamente la popolazione e promuovere la cultura della prevenzione». Sempre il dottor Cannizzaro riguardo all’epidemiologia del tumore del colon-retto in Italia ha tenuto a precisare: «i dati italiani non devono però indurre ad abbassare la guardia – ha precisato il dottor Cannizzaro – perché anche in Italia stanno aumentando fattori di rischio ben noti, come l’obesità infantile, il fumo, il consumo di alcol e l’eccessiva assunzione di carni processate. Sono elementi che, nel tempo, possono modificare l’epidemiologia della malattia».
Per questo è fondamentale non sottovalutare eventuali segnali precoci, anche prima dei 50 anni. Tra i sintomi che meritano attenzione rientrano la presenza di sangue nelle feci, modificazioni persistenti dell’alvo (diarrea o stipsi prolungata), dolore addominale ricorrente, anemia non spiegata, perdita di peso involontaria e senso di incompleto svuotamento intestinale.
Secondo AIGO, la sfida per il futuro in Italia è duplice: da un lato aumentare la partecipazione ai programmi di screening, che rappresentano lo strumento più efficace per ridurre mortalità e incidenza; dall’altro potenziare la ricerca genetica e l’identificazione precoce dei soggetti a rischio ereditario.
In particolare, nella poliposi adenomatosa familiare il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto raggiunge il 100%, spesso tra i 30 e i 40 anni, rendendo indispensabile una diagnosi precoce e un percorso di sorveglianza dedicato.
«Prevenzione, informazione e ricerca – ha concluso il dottor Cannizzaro – restano le armi principali per contrastare una malattia che, se intercettata in tempo, può essere efficacemente sconfitta».



