Sanihelp.it –Il 4 marzo si celebra il World Obesity Day, la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sul sovrappeso e l’obesità, promossa a livello globale dalla World Obesity Federation con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza, combattere lo stigma e promuovere politiche efficaci per la prevenzione e il trattamento dell’obesità.
Il tema scelto per quest’edizione è 8 miliardi di ragioni per agire contro l’obesità, al fine di richiamare l’urgenza di affrontare una sfida di salute pubblica che riguarda ogni fascia d’età e contesto sociale. Si stima che oltre 1 miliardo di persone nel mondo vivano in condizione di obesità, e che entro il 2035 oltre 4 miliardi di individui ovvero più della metà della popolazione globale, si troveranno in situazione di sovrappeso o obesità, con impatti rilevanti sulla qualità di vita, sui sistemi sanitari e sui costi socio-economici.
L’obesità rappresenta oggi uno dei principali problemi di salute a livello mondiale ed è una condizione ormai universalmente riconosciuta come fattore di rischio per le principali malattie croniche. La sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento, andando a costituire una vera e propria emergenza. Purtroppo questo problema di salute coinvolge anche i bambini e gli adolescenti, con importanti ripercussioni sulla loro salute presente e futura.
La Società Italiana dell’Obesità (SIO), proprio in vista della Giornata Mondiale ha mappato i centri specializzati nella cura dell’obesità in Italia. Dei 160 centri per l’obesità operativi sulla penisola il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e il 30% al Sud e nelle Isole, prevalentemente in tre Regioni: Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni, come la Calabria e il Molise, restano zone d’ombra nel sistema di cura nazionale. Lo squilibrio si riflette anche sull’uso delle nuove terapie farmacologiche e sull’approvazione dei Percorsi diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta ) regionali. In assenza di una diagnosi di diabete, i nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore Glp-1, sono a carico dei pazienti. Proprio al sud dove i tassi di obesità sono più elevati le strutture sono meno diffuse. «I numeri parlano chiaro: la rete di circa 160 centri italiani è concentrata prevalentemente al Nord, area dove paradossalmente i tassi di obesità sono più bassi, anche se in crescita – ha spiegato Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica Università di Palermo -. Al contrario, il Sud, dove l’obesità è un’emergenza sociale alimentata da determinanti socio-economici, soffre di una carenza cronica di presidi».
Dunque, mentre il Settentrione vanta una rete capillare, al Sud la mappa si restringe a pochi poli in Campania, Sicilia e Puglia. Profonde disuguaglianze si registrano anche nell’accesso alla terapia farmacologica, in particolare ai nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1. «Essendo farmaci interamente a carico del cittadino (out of pocket), in assenza di una diagnosi di diabete, – sottolinea Buscemi – si crea una barriera sociale: chi vive nel meridione e ha un reddito più basso non può permettersi cure che costano circa 300 euro al mese, pur avendone più bisogno». Per la SIO, la soluzione risiede nella standardizzazione dei percorsi di cura (PDTA) e nell’inserimento dell’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
«Laddove le regioni hanno attivato PDTA specifici e reti di centri accreditati dal sistema pubblico, si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza nei dati epidemiologici – evidenzia Buscemi -. Creare un PDTA significa avere attenzione politica per il problema. In Sicilia, ad esempio, se un intervento di chirurgia dell’obesità non viene eseguito in un centro della rete regionale, non viene rimborsato: questo è un passo verso la qualità e l’equità». Bisogna dunque intervenire e bisogna farlo subito.
«Gli ultimi dati indicano che le differenze nel tasso di obesità tra Nord e Sud si stanno lentamente riducendo, non perché il Sud stia migliorando drasticamente, ma perché i tassi di obesità e sovrappeso stanno crescendo più velocemente al Nord – sottolinea Buscemi -. Questo suggerisce che lo stile di vita obesiogeno sta diventando omogeneo su tutto il territorio nazionale. È dunque necessario cambiare la cultura, partendo dalle scuole e trasformando le nostre città in ambienti meno obesiogeni, garantendo a ogni cittadino, da Nord a Sud, lo stesso diritto alla cura».



