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La tavola racconta la Pasqua 2026

Sanihelp.it – Per il pranzo di Pasqua 2026 gli italiani hanno speso 2 miliardi di euro, con un calo del 7% rispetto allo scorso anno, anche a causa degli effetti del conflitto in Iran, che non hanno comunque frenato la convivialità e la voglia di trascorrere la ricorrenza all’insegna del buon cibo italiano.


È il bilancio stimato da Coldiretti/Ixè per la domenica pasquale che la maggioranza assoluta dei cittadini ha trascorso a tavola tra le mura domestiche, con una media di sei invitati. Una tendenza favorita anche dalla rinuncia a viaggiare all’estero legata al caro prezzi per voli e gasolio.

Ci sono stati tuttavia anche 8,5 milioni di persone che hanno scelto di mangiare fuori mentre in 3,5 milioni si sono indirizzati verso il picnic. Il piatto più presente sulle tavole sono state le uova, che proprio nella Pasqua vedono il periodo di più alto consumo con circa 300 milioni di pezzi, seguite dalla carne di agnello servita in un terzo delle case (33%).  Cosa si è mangiato in ogni singola regione? Al farmers market del Circo Massimo, a Roma, è stata allestita una mostra con le ricette tipiche pasquali.

In Abruzzo non possono mancare pupa e cavallo, dolci a forma di figura e destriero simbolo di fertilità. In Basilicata ci sono le pastarelle, taralli fritti profumati al finocchietto. La Calabria ha i cuculi, colombe ripiene di uova sode e glassa dolce. La Campania è rappresentata dalla pastiera mentre in Emilia-Romagna si trovano lasagne verdi al ragù e in Friuli radicchio croccante a uova sode. Nel Lazio domina l’abbacchio con patate, mentre la Liguria propone biscotti quaresimali, mandorle e pepe e Lombardia la tradizionale colomba.Costolette d’abbacchio si preparano nelle Marche, la pigna pasquale in Molise e gli agnolotti del plin al ragù d’agnello in Piemonte.

La Puglia propone strascinati e ragù, mentre la Sardegna sforna pardulas, ravioli di ricotta e zafferano, la Sicilia la cassata al forno, e la Toscana un tagliere rustico con salame, uova sode e torta al formaggio.

Uova sode allo speck affumicato in Trentino, ciambella ciaramicola in Umbria, polenta concia con cotoletta fritta in Valle d’Aosta e asparagi primaverili e uova sode in Veneto chiudono il giro d’Italia della Pasqua a tavola.

Per preparare il pranzo pasquale gli italiani hanno impiegato mediamente un’ora e mezza, ma  un 19% di provetti cuochi ha impiegato fino a tre ore e un 7% ha superato anche questo limite. Ridottissima la percentuale di persone che ha preso piatti già pronti o ha ordinato d’asporto.


Se quest’anno non ci sono grandi differenze territoriali dal punto di vista del tempo passato ai fornelli, la spesa è  variata  invece a seconda delle regioni, dagli 80 euro di media delle Isole ai 67 euro del Centro Italia.

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