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Fibroma, una tecnica mini-invasiva per salvare l’utero

Salute al femminile

Sanihelp.it – Il leiomioma uterino, più noto come fibroma o mioma, è il tumore dell’utero in assoluto più frequente in questo organo. Si tratta di una massa di tipo solido che cresce all’interno della parete uterina, parete costituita principalmente da fibre muscolari lisce. Va ben specificato che il fibroma uterino è un tumore assolutamente benigno. 


«Il fibroma uterino-> spiega la dottoressa Elisabetta Colonese specialista in ginecologia ed ostetricia e consulente del portale Mustela Formazioneinfaniza.it <può localizzarsi sia all’interno dell’utero ( quindi all’interno della cavità chiamata più propriamente endometriale), che all’interno della stessa parete muscolare dell’ utero (chiamato più propriamente miometrio)».

«Infine il fibroma può crescere sulla superficie esterna all’utero. Lo sviluppo del fibroma uterino è spesso ormono-dipendente perché è stato dimostrato che la sua crescita è strettamente correlata alla secrezione di ormoni a partenza ovarica e specialmente agli estrogeni» continua l’esperta. Una volta sopraggiunta la menopausa la produzione ormonale a partenza ovarica si riduce in modo drastico e tutto ciò impedisce ai fibromi uterini di continuare nella loro crescita, ma anzi si comincerà ad osservare una progressiva riduzione di tutte le masse fibromatose all’interno dell’utero.

«Il fibroma uterino è infatti patologia estremamente frequente nelle donne in età fertile e si stima che l’incidenza sia pari a circa 1 donna su 4» commenta la dottoressa Colonese. Più della metà delle donne affette da almeno un fibroma uterino non presenta alcun sintomo correlato a questa affezione che non richiede quindi alcun trattamento specifico.  

L’utero può essere affetto non solo da un fibroma singolo ma anche da fibromi molteplici con dimensioni che possono variare da qualche centimetro fino a più di 20-25 cm. Più della metà dei fibromi non causa sintomi significativi o comunque da richiedere uno specifico intervento, pertanto in questi casi è richiesto solamente un controllo annuale dal ginecologo che, con un’ecografia, valuterà la situazione e la sua evoluzione negli anni. 

Se invece il fibroma è responsabile di sintomi significativi come sanguinamenti eccessivi e prolungati durante la mestruazione, anemia secondaria, mestruazione dolorosa, dolore cronico pelvico, dolore ai rapporti, urgenza minzionale, infertilità, stitichezza, il trattamento può rendersi necessario. Quando, dunque, si comincia a profilare la necessità di un intervento chirurgico (si parla in questo caso di isterectomia ovvero la procedura chirurgica che consiste nella rimozione dell’utero) la paziente dovrebbe sempre essere informata che da alcuni anni esiste una procedura alternativa alla chirurgia, grazie all’introduzione di una tecnica innovativa  chiamata embolizzazione dell’arteria uterina. 

L’embolizzazione sta progressivamente guadagnando moltissimi consensi in tutto  il panorama scientifico mondiale. «Mediante embolizzazione» speiga il dottor Tommaso Lupattelli, specialista in radiologia interventistica e chirurgia vascolare «a differenza dell’intervento chirurgico, possono sicuramente essere trattati tutti i fibromi che coinvolgono l’utero anche quando questi fossero molteplici e dislocati in diversi punti dell’organo. Inoltre l’embolizzazione, soprattutto in mani esperte, è tecnica molto sicura essendo mini-invasiva che non necessita né di tagli né di punti di sutura». 

L’embolizzazione è una procedura che si segue molto spesso in anestesia locale, senza quindi la necessità di dover addormentare la paziente, ed ha una durata estremamente breve che generalmente non supera i 30 minuti.  La soddisfazione delle pazienti dopo l’intervento è estremamente alta e le recidive sono sicuramente molto inferiori rispetto all’intervento di chirurgia tradizionale. 

«Molto spesso l’embolizzazione» prosegue il dottor Lupattelli «consente di trattare miomi estremamente grandi, anche superiori ai 25 cm potendo così dare una speranza anche a quelle donne che sono già state destinate alla rimozione dell’utero (isterectomia) e che invece possono continuare ad avere una valida possibilità ed opportunità per salvare il loro utero. Negli Stati Uniti l’embolizzazione del fibroma e della fibromatosi uterina è sempre più considerata la tecnica di scelta per tutte quelle donne che desiderino mantenere l’ utero senza dover ricorrere a tecniche sicuramente più cruente e con degenza in struttura prolungata». 

L’embolizzazione si rivela particolarmente efficace in presenza di fibromi multipli, anche superiori ad un numero di venti, che rendono spesso complicato l’intervento di chirurgia tradizionale di rimozione dei miomi. Mediante embolizzazione, infatti, il radiologo interventista ha la possibilità di trattare tutti i fibromi presenti nell’utero e, cosa non trascurabile,  generalmente in una sola seduta operatoria. Il grande vantaggio dell’ embolizzazione nella fibromatosi è quindi la possibilità di trattare velocemente ed efficacemente la totalità dell’utero, cosa che purtroppo è ancora preclusa alla chirurgia tradizionale (miomectomia ) che si limita ad asportare i fibromi più grandi o più facilmente aggredibili. 

Durante la miomectomia il chirurgo è spesso costretto a lasciare in sede i fibromi più piccoli o più difficili da enucleare. Tutto ciò può inesorabilmente esitare in una crescita progressiva dei fibromi lasciati in sede con conseguente recidiva di malattia e recrudescenza dei sintomi anche, nei casi più severi, dopo solo pochi mesi. In considerazione del fatto che la patologia fibromatosa, ma soprattutto la sintomatologia ad essa correlata, può avere la tendenza a ripresentarsi in maniera abbastanza ciclica in seguito a miomectomia, l’embolizzazione andrebbe presa sempre seriamente in considerazione nelle pazienti che presentano fibromatosi in particolare nelle pazienti sotto i 40 anni dove il rischio di recidiva post miomectomia è ancora maggiore.  

L’embolizzazione viene eseguita mediante un semplice foro di circa 2 mm a livello inguinale dove un sottilissimo tubicino di plastica viene inserito per raggiungere l’arteria femorale da dove poi verrà veicolato  direttamente all’interno della vascolarizzazione dell’utero. Una volta giunti all’interno della vascolarizzazione uterina con il catetere vascolare, il radiologo procederà all’occlusione della vascolarizzazione del fibroma/ fibromi   mediante l’iniezione, attraverso il catetere, di un particolare materiale chiamato materiale embolizzante. 

A questo punto il fibroma embolizzato comincerà subito a regredire  proprio a causa della cessazione del suo rifornimento ematico: in parole semplici non ricevendo sangue andrà progressivamente a morire  per  mancanza di nutrimento. L’embolizzazione, che può essere eseguita sia sotto anestesia locale che sotto anestesia spinale o epidurale, consente una significativa riduzione delle dimensioni del mioma/miomi in una percentuale superiore al 97% delle pazienti trattate con conseguente definitiva cessazione di tutta la sintomatologia associata alla presenza della patologia fibromatosa ( sanguinamenti dolori mestruali, incontinenza, stitichezza, senso di peso all’addome, eccetera). 

La degenza in struttura è di sole 48 ore e la ripresa di tutte le attività nel post operatorio è pressochè immediata, attività sportiva compresa.Sono molte le pazienti che dopo embolizzazione sono andate incontro ad una o più gravidanze in quanto la tecnica non compromette in maniera più assoluta la fertilità e  presenta complicanze sicuramente estremamente limitate e, secondo alcuni studi scientifici riportati nella letteratura medica internazionale, sostanzialmente inferiori a quelle della chirurgia open o mediante laparoscopia. Il trattamento trova in particolare indicazioni  anche quando il fibroma crescendo progressivamente possa cominciare ad occupare quello spazio, all’interno dell’utero, necessario ed  indispensabile per l’ eventuale crescita del feto, nel caso  la paziente desiderasse una gravidanza. 

L’equipe  coordinata dal dottor Tommaso Lupattelli, che prende il nome di Team di Embolizzazione,  esegue interventi di embolizzazione  da più di 20 anni avendo iniziato con l’inventore di questa tecnica sull’ utero, il dottor Jacques Clerissi medico  francese, che per anni ha collaborato con il dottor Lupattelli a Milano. La casistica del Team di embolizzazione, la maggiore nel panorama nazionale,  può contare su più di 3000 interventi solo sul fibroma uterino eseguiti in diversi centri in Italia ( Milano, Bologna, Roma, Catania e Alessandria) con comprovata esperienza su questo tipo di trattamento. 

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