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Il sorriso è spento? Occhio all’igiene orale

Prevenzione&Cura

Sanihelp.it – Un sorriso ingiallito o spento? Attenzione: potrebbe non essere solo una questione di estetica. Clotilde Austoni, Influencer del Sorriso e Odontoiatra Specialista in Chirurgia Odontostomatologica, spiega quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare per avere un sorriso bianco, ma soprattutto sano.


«Un sorriso luminoso appare più piacevole da un punto di vista estetico, ma é anche un importante indicatore di una buona condizione di salute generale della bocca>, spiega l’odontoiatra. «Se il sorriso che indossiamo non ci fa sentire bene con noi stessi, non c’è nulla di male nel desiderare di migliorarlo. Lo sbiancamento dentale professionale è il primo piccolo passo che si può compiere per riportare il sorriso al bianco naturale di un tempo».

Attenzione all’igiene orale (scorretta) e all’usura dentale

Nel tempo i denti possono perdere la loro originale lucentezza. Quali sono i fattori responsabili dell’ingiallimento e quali le conseguenze? L’igiene orale non corretta è una delle tre cause che determinano la perdita di brillantezza dei denti: ha, infatti, un impatto sia sull’estetica del sorriso sia sulla salute orale. L’accumulo di placca batterica che ne deriva, rappresenta infatti un rischio per il sorriso in quanto responsabile di malattie gengivali e della carie.

La seconda ragione per cui il sorriso può apparire ingiallito è l’usura dentale: quando lo smalto – ovvero lo strato più superficiale – si consuma, traspare la sottostante dentina, che è appunto gialla. In questo ultimo caso è presente anche un danno funzionale, per questo è fondamentale individuare la causa dell’usura ed eliminarla onde evitare che i denti continuino a consumarsi, con conseguente comparsa di sensibilità dentale e problemi di occlusione.

L’usura dentale può verificarsi per cause meccaniche, come nel caso del bruxismo – ovvero quando si digrignano o stringono i denti – oppure nel caso di uno spazzolamento troppo aggressivo o con spazzolini a setole dure. Ma non solo. Il sorriso può usurarsi anche per cause chimiche, ad esempio in caso di reflusso gastro esofageo o bulimia nervosa – i succhi gastrici sono infatti molto acidi e corrodono i denti – o ancora in caso di assunzione frequente di cibi o bevande acide, come cola, agrumi, e soft drinks.

Denti a rischio macchie con abitudini viziate e alimenti pigmentanti

Infine, esiste una terza situazione: i denti possono perdere lucentezza a causa di fattori esterni pigmentanti, come ad esempio il fumo, l’assunzione frequente di tè, tisane e caffè. In questo caso l’impatto è principalmente di tipo estetico: si formano macchie superficiali facilmente eliminabili con una seduta di igiene professionale e/o macchie profonde che necessitano di uno sbiancamento dentale professionale. Il consiglio? Se notiamo che il sorriso nel tempo si è spento o ingiallito vale la pena recarsi dal proprio dentista per capire di cosa si tratta.

In una Top 6 i consigli per la Smile Beauty routine e per un sorriso sempre bianco..
Lavare i denti almeno due volte al giorno per tre minuti, utilizzando anche il filo interdentale: se l’igiene non è ottimale, i denti si macchiano più facilmente
Subito dopo aver assunto tè, caffè, vino rosso o, in generale, bevande che colorano, bere un bicchiere di acqua per evitare il ristagno dei pigmenti

Utilizzare un dentifricio remineralizzante per »nutrire» lo smalto

Alternare un dentifricio che contenga perossido di idrogeno – il quantitativo, per legge, è inferiore allo 0,1% quindi non sbianca ma aiuta a mantenere – utilizzandolo al massimo due o tre volte alla settimana

Eseguire una seduta di igiene professionale ogni sei mesi: a volte quando pensiamo che il nostro sorriso abbia bisogno di uno sbiancamento in realtà è solo »coperto» dalle macchie esterne

Non esagerare con tè, caffè, vino rosso, tisane e liquirizia perchè macchiano facilmente lo smalto dei denti

Sbiancamento dentale professionale: quale scegliere?

Lo sbiancamento alla poltrona prevede che sia il dentista a posizionare il gel sbiancante. Si utilizza un gel che contiene una concentrazione più alta di perossido di idrogeno, ma che viene applicato solo per la singola seduta. Per dare risultati apprezzabili questo trattamento necessita di almeno tre o quattro sedute.

Il trattamento domiciliare, invece, prevede di realizzare mascherine su misura all'interno delle quali è il paziente a posizionare il gel sbiancante. Le mascherine vengono indossate per qualche ora al giorno per almeno due settimane. In questo caso il gel è più delicato ma poiché l'applicazione è prolungata nel tempo consente di sbiancare i denti in profondità quindi risultati più efficaci e duraturi.

Oltre i falsi miti…

Sfatiamo subito uno dei falsi miti legati allo sbiancamento dentale: non è assolutamente dannoso. Si tratta, infatti, di una procedura che utilizza un gel a base di perossido di idrogeno, che a contatto dei denti libera ossigeno. Questo penetra all’interno ed elimina tutte le molecole pigmentanti che hanno ingiallito il sorriso.

No ai rimedi casalinghi: bicarbonato (abrasivo) e limone (corrosivo)

Si crede, erroneamente, che lavare i denti con bicarbonato e limone, sia un ottimo rimedio naturale per sbiancarli, in realtà è molto nocivo. Il bicarbonato, infatti, non solo non ha nessun effetto sbiancante, ma se usato sullo spazzolino consuma lo smalto dei denti e lo riga perché è altamente abrasivo. Il risultato? I denti si macchiano ancora piu facilmente. Il limone, invece, contenendo acido citrico, corrode chimicamente lo smalto, portando progressivamente alla sensibilità dentale.

I prodotti »miracolosi» non sbiancano…

Per avere un sorriso più bianco è fondamentale rivolgersi ad un professionista. Infatti, tutti i prodotti da banco, come dentifrici sbiancanti e pennette, per legge non possono contenere più dello 0,1% – percentuale insufficiente per cambiare il colore dei denti – di perossido di idrogeno e a volte nemmeno lo contengono, pertanto non sono in grado di cambiare il colore dei denti.

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