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La paura? Contagia più del virus

Sanihelp.it -Che cosa succede psicologicamente nelle persone quando emergono notizie di possibili nuovi contagi da virus o malattie sconosciute? Affidiamo le risposte alla dottoressa Stefania Sacchezin, Psicoterapeuta Emdr, specializzata in psicologia dell’emergenza e collaboratore e consulente senior CRSP ( Centro ricerche studi in Psicotraumatologia)


Come evidenziato nelle linee guida del CRSP, in un cervello che ha subito lo shock del 2020, la notizia non viene elaborata dalla corteccia prefrontale, ma colpisce direttamente i nodi mnestici del trauma. Si verifica un salto temporale: non si valuta il rischio reale dell’Hantavirus oggi, ma si proietta su di esso il terrore dell’impreparazione vissuta ieri. In sostanza  il cervello rivive il terrore passato come se fosse un pericolo presente.

Perché alcune notizie sanitarie riescono a riattivare così rapidamente paure molto profonde e collettive? Perché agiscono sulla memoria procedurale e somatica. Il COVID-19 è stato un trauma “invisibile”. La rapidità della riattivazione è dovuta al fatto che le memorie di Bergamo, Crema o Lodi non sono state depositate come “passato storico”, ma sono rimaste in uno stato di sospensione eccitatoria. Il trigger sanitario riaccende istantaneamente il senso di impotenza appresa.

Il vissuto della pandemia ha lasciato una “memoria traumatica collettiva”?  Certamente. Parliamo di un trauma di massa a “T” maiuscola. Come Collaboratore del Centro di Ricerca e Studi in Psicotraumatologia, ho osservato come l’evento abbia rotto il “patto di sicurezza” con la realtà. Le immagini delle corsie o l’isolamento forzato sono diventate parte di un archivio neurale condiviso. Se questi ricordi non vengono elaborati attraverso protocolli specifici come l’EMDR, restano “vivi”: basta un segnale di allerta perché l’intera comunità torni a vibrare sulla stessa frequenza di allarme.

Quali sono oggi i segnali che ci fanno capire che l’ansia sociale sta aumentando?

  1. Iper-vigilanza: le persone riservano un un monitoraggio ossessivo ai bollettini medici.

2. Irritabilità e diffidenza: un aumento dell’aggressività verso le istituzioni, che è spesso una difesa reattiva al senso di insicurezza.

3. Sintomatologia somatica: disturbi del sonno e attacchi di panico che emergono non appena i media diffondono parole chiave come “allerta” o “virus”.


Possiamo parlare di una popolazione più vulnerabile sul piano emotivo rispetto a prima del Covid? Sì, certamente, siamo una popolazione con riserve di resilienza ridotte. Lo stress cronico prolungato ha logorato i nostri sistemi di regolazione. Molte persone si trovano oggi in uno stato di “allerta di fondo”: la loro soglia di attivazione è molto più bassa. Come terapeuti EMDR, vediamo persone che “escono” dalla finestra di tolleranza per stimoli che un tempo avrebbero gestito con lucidità.

Chi ha vissuto lutti, isolamento o forte paura è più esposto a queste reazioni? Per chi ha vissuto un lutto traumatico in isolamento, la parola “virus” non è un concetto medico, è il dolore di un addio negato. Il trigger riattiva reti neurali cariche di convinzioni negative (“Non c’è scampo”, “Sono solo”). In questi casi, la notizia dell’Hantavirus agisce come un dito che preme su una cicatrice non ancora rimarginata.

Le notizie come trigger: i social media e le notifiche continue possono aumentare il senso di minaccia?I social media funzionano come moltiplicatori traumatici. La notifica push interrompe l’attività quotidiana simulando un pericolo imminente. Questo bombardamento impedisce la “metabolizzazione” dell’informazione. Il cervello riceve scariche di cortisolo senza avere il tempo di integrare la notizia, mantenendo l’individuo in uno stato di shock permanente.

C’è il rischio che il trauma della pandemia renda la popolazione più reattiva anche davanti a situazioni ancora in fase di valutazione? È il rischio maggiore: il trauma ci rende cattivi predittori. Poiché nel 2020 ci siamo sentiti traditi dalla normalità, oggi il cervello tende a scartare le rassicurazioni, temendo di essere sorpreso di nuovo impreparato. Questo porta a una reattività eccessiva verso scenari che la scienza sta ancora classificando, alimentando un circolo vizioso di ansia anticipatoria.

Come si può affrontare questa ansia? Come mantenere attenzione e responsabilità senza scivolare nella paura?

Differenziazione mnestica: praticare consapevolmente la distinzione: “Quello era il 2020, questo è oggi”. È necessario rassicurare il sistema nervoso sul fatto che il contesto scientifico e la nostra esperienza sono radicalmente cambiati.

Dalla paura alla responsabilità adattiva: la paura ci rende passivi, la responsabilità ci rende attivi. Seguire le indicazioni sanitarie deve essere vissuto come un atto di cura consapevole, non come una risposta al terrore.

Igiene dell’informazione: limitare l’esposizione ai media. Scegliere fonti ufficiali in orari stabiliti. Spegnere le notifiche per riappropriarsi dello spazio mentale.

Elaborazione del sommerso: se le notizie attuali generano paralisi, è il segnale che il lavoro sul trauma COVID non è concluso. L’EMDR è lo strumento d’elezione per “pulire” quei vecchi file e permetterci di vivere il presente senza che il passato lo inondi.

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