Sanihelp.it – Alcune ricerche hanno dimostrato come la tendenza a negare o a reprimere la rabbia sia caratteristica delle persone predisposte a soffrire di cancro.
Alcuni pazienti però, dopo essersi sfogati con rabbia, si sentono liberati e riescono ad accettare emotivamente la malattia. In altri casi purtroppo la rabbia non si riduce a semplice sfogo, ma diventa persistente e duratura, portando con sè conseguenze distruttive per il malato e le persone a lui vicine.
Distinguiamo quattro tipi di rabbia:
– libera: il paziente è arrabbiato per la malattia che reputa ingiusta e se la prende con Dio o con il Destino.
– dislocata: di solito nei confronti del personale sanitario
– giustificata: quando si verificano ritardi nella diagnosi o la terapia non è molto vantaggiosa
– repressa: quando il paziente esprime la rabbia in maniera indiretta, sviluppando depressione e sintomi somatici.
Se il paziente attraversa questa fase bisogna ascoltarne il punto di vista, senza assumere atteggiamenti difensivi; il paziente deve avere tempo e modo di esprimere la propria rabbia. Occorre cercare di offrire inoltre cure professionali adeguate e sensate; talvolta può essere di aiuto un consulente psicologico.
La cosa migliore è ascoltare senza dare giudizi.



