Sanihelp.it – «Ho avuto la malattia di Perthes, una patologia rara che causa una decalcificazione dell’anca e ti costringe a restare fermo. Per un anno e mezzo, dai due anni in poi, non ho potuto muovere le gambe. Mi sentivo a disagio: una di quelle sensazioni che ti resta dentro per tutta la vita, anche se sono guarito da tantissimi anni». A parlare è Filippo Bisciglia, diventato famoso con la partecipazione al Grande Fratello e ora popolare conduttore di Temptation Island, in una intervista al magazine Ok salute e benessere.
La malattia di Perthes, nota anche come Legg-Calvé-Perthes (dai nomi dei medici che per primi l’hanno descritta), è una rara condizione infantile che colpisce in genere tra i 4 e 10 anni, più spesso i maschi. Come spiega l’Ospedale Bambin Gesù, «si verifica quando l'apporto di sangue alla testa del femore è temporaneamente interrotto. Senza un adeguato apporto di sangue, le cellule ossee muoiono con un processo chiamato necrosi avascolare. Man mano che la condizione progredisce, l'osso indebolito della testa del femore inizia gradualmente a rompersi. Nel tempo, l'apporto di sangue alla testa del femore ritorna e l'osso inizia a ricrescere».
Le cause della malattia sono tuttora sconosciute, anche se si ipotizza una base genetica. In genere si manifesta con un cambiamento del modo di camminare del bambino, che può per esempio zoppicare e anche avvertire dolore all’anca e all’inguine o in altre parti della gamba, soprattutto quando si muove. « Mi ha salvato una cura che allora era sperimentale. Sono stato il primo in Italia a sconfiggere questa malattia con questo metodo. Mi ha seguito il dottor Milella. Solo dopo anni ho cercato di ricontattarlo, ma ho scoperto che se ne era andato qualche tempo prima. Ho fatto controlli ogni settimana durante l’adolescenza, è stato un periodo molto complicato» ha proseguito Bisciglia.
Oggi esistono molte possibilità di trattamento per la malattia di Perthes, con l’obiettivo di alleviare i sintomi dolorosi, proteggere la forma della testa del femore e aiutare l’osso a ricrescere nella maniera più corretta possibile per evitare problemi in età adulta (come un'artrosi precoce dell'anca). Nei più piccoli può essere sufficiente il monitoraggio della situazione con periodici controlli e la limitazione delle attività che più impattano sull’articolazione (come corse e salti), anche con l’uso di tutori specifici. Possono inoltre essere prescritti antinfiammatori ed esercizi di fisioterapia. In alcuni casi può invece rendersi necessario l’intervento chirurgico per allineare correttamente le ossa dell’anca.
In generale, nella maggior parte dei casi, la prognosi della malattia è buona e l'anca cresce fino all'età adulta senza successivi problemi.



