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Bugie a fin di bene?

Vero e falso

Sanihelp.it – Sarà capitato (quasi) a tutti di fare i complimenti a un’amica per un orrendo vestito, dicendole che le sta divinamente, Ecco un classico esempio di bugia detta per essere gentili e per non offendere chi ci sta vicino. Sono anche l’unica forma di bugia socialmente accettata. Ma perché si dicono le bugie?

Per evitare una punizione. I bambini mentono perché non si smetta di amarli, perché vogliono essere accettati da chi li circonda, genitori in primis. Gli psicologi dell’età evolutiva sostengono che i bambini tra i 2 e i 4 anni non dicono propriamente bugie, ma descrivono le cose come vorrebbero che fossero. Con l’avanzare dell’età i meccanismi si fanno più delicati.

Per proteggere la propria immagine. Il desiderio di dare una buona immagine di sè è alla base di molte bugie, sia nei bambini sia negli adulti. Quanti persone che vogliono passare per colte mentono sulla loro conoscenza di opere, avvenimenti, autori e sostengono di aver letto libri che in realtà sentono nominare per la prima volta?

Per proteggere la sensibilità altrui. Utili nei rapporti sociali. Una forma di bugia è la reticenza, a volte dettata da delicatezza d’animo nei confronti della persona cui si nasconde la verità per non ferirla. Una sorta di bugia per omissione che permette di proteggere gli altri e di non sentirsi in colpa perché si mente.

Una persona integra si sforza di essere sincera quando le viene chiesto un parere. Per esprimere senza timore i propri pensieri si può ricorrere alla comunicazione non violenta descritta da Marshall Rosemberg e da Thomas D’Asembourg:
– Partire dall’osservazione senza dare giudizi e senza sminuire l’altro.
– Esprimere i propri sentimenti e dire quale dei propri desideri non è soddisfatto.
– Concludere ponendo una richiesta di approfondimento.
La comunicazione non violenta si basa sull’empatia e sulla compassione: permette di creare ponti, di unire le persone, invece di innalzare barriere.

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