HomeVita di coppiaIl Consiglio d’Europa raccomanda l’educazione sessuale dei minori

Il Consiglio d’Europa raccomanda l’educazione sessuale dei minori

Sanihelp.it – «I governi europei dovrebbero garantire un’educazione sessuale completa, adeguata all’età dei minori, inclusiva e basata su dati scientifici». A chiederlo con forza è il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha approvato una raccomandazione ufficiale rivolta ai 46 Stati membri.


L’obiettivo primario è la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza: secondo l’organismo, infatti, «le esenzioni di diritto o di fatto dell’educazione sessuale completa compromettono la protezione dei minori contro ogni forma di violenza».

Per rendere efficace il provvedimento, gli Stati sono chiamati ad adottare le basi giuridiche o politiche necessarie e a stanziare risorse finanziarie, materiali e umane adeguate in tutti i contesti educativi, siano essi pubblici o privati, formali o non formali.

L’educazione alla sessualità non viene intesa solo come nozione biologica, ma come uno scudo sociale. Il documento sottolinea che «le relazioni sicure, sane e rispettose sono alla base del benessere dei bambini» e che una corretta formazione «li aiuta a comprendere il concetto di consenso, integrità fisica e autonomia personale, nonché i confini e le dinamiche di potere».

Grazie a questi programmi, i ragazzi possono imparare a esprimere le emozioni in modo costruttivo e a riconoscere le diverse forme di violenza per affrontarle, «in particolare la violenza sessuale e la violenza facilitata dalla tecnologia, sia online che offline, perpetrata da adulti o da altri bambini», sapendo come accedere ai servizi di segnalazione e supporto.

La raccomandazione specifica che i programmi dovranno fornire informazioni chiare sul significato del consenso e sull’età legale per le attività sessuali, ricordando che «alcune attività sessuali saranno sempre considerate illegali, indipendentemente dall’età della vittima o dal fatto che abbia o meno presumibilmente acconsentito», come nei casi in cui un adulto sfrutti una posizione riconosciuta di fiducia, autorità o influenza.

L’educazione alla sessualità deve tenere conto del contesto sociale, delle norme socioculturali e degli stereotipi di genere. Il modo in cui gli Stati membri definiscono l’educazione sessuale completa può quindi variare per adattarsi ai gruppi di minori a cui è rivolta, nonché ai contesti locali e culturali e per riflettere contenuti adeguati all’età e allo stadio di sviluppo dei minori.


La necessità di un intervento istituzionale è resa urgente dall’evoluzione del web. Il Comitato rileva «con grave preoccupazione che la vulnerabilità dei minori alla violenza è aumentata a causa dei rapidi cambiamenti tecnologici». A preoccupare è l’esposizione precoce a contenuti pornografici o pedopornografici, che rischiano di diventare «una fonte primaria di informazione sulla sessualità, contribuendo così a promuovere percezioni distorte del corpo, della sessualità e delle relazioni».

La raccomandazione è stata elaborata consultando anche 245 bambini e giovani tra i 9 e i 22 anni, di 12 Paesi. I ragazzi hanno bocciato l’attuale offerta educativa, definendola limitata, facoltativa e troppo incentrata sulla biologia, e non sufficientemente adeguata alla loro età, e hanno chiesto che i corsi inizino fin dalla più tenera età per evolversi con la loro crescita. Vorrebbero inoltre che l’educazione  si basasse su informazioni affidabili e scientificamente fondate e che affrontasse temi quali le relazioni, le emozioni, il consenso, i limiti, la violenza sessuale e online, la diversità e le modalità per chiedere aiuto. I giovani hanno espresso il forte desiderio di studiare questi temi in contesti sicuri e privi di giudizi, chiedendo una partecipazione significativa all’elaborazione dei contenuti dei corsi.

Il Consiglio d’Europa chiarisce che l’educazione scolastica non esclude le famiglie. La raccomandazione «riconosce che spetta in primo luogo ai genitori la responsabilità di crescere i propri figli». Per questo motivo, i titolari della responsabilità genitoriale dovranno avere pieno accesso alle informazioni su contenuti e obiettivi dei corsi. Dovrebbero inoltre essere informati sulle diverse forme di violenza nei confronti dei minori, su come riconoscerne i segnali e su come chiedere aiuto, nonché sulle risorse didattiche da utilizzare per rispondere alle domande dei bambini in modo adeguato alla loro età.

Allo stesso tempo, si chiede un passo avanti deciso sul fronte scolastico, invitando gli Stati a «istituire corsi di formazione rivolti al personale didattico al fine di sensibilizzarlo sulle nuove forme che può assumere la violenza nei confronti dei minori», con un focus specifico sui rischi digitali, supportando il monitoraggio dei dati e il lavoro della società civile.

Video Salute

Ultime news

Gallery

Lo sapevate che...