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Pesce e omega-3. Attenzione al mercurio

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Pubblicato il: 07-09-2012
Sanihelp.it - Che il pesce, soprattutto quello azzurro del Nord, sia un prezioso alleato della dieta e soprattutto della dieta Zona è ormai un fatto certo. Non tutto il pesce, però, ha ... l'oro in bocca. Almeno quello dei nostri giorni. Ebbene sì. Perchè secondo uno studio condotto dai ricercatori svedesi della Umea University e pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, la presenza di mercurio nell’olio di pesce sarebbe in grado di vanificare in parte gli effetti benefici degli omega-3, gli acidi grassi (contenuti soprattutto nel pesce) che proteggono il cuore e la circolazione e aiutano a prevenire e controllare l’infiammazione. Come noto da tempo, il mercurio è un metallo pesante che inquina le carni del pescato ed è in grado di danneggiare le arterie con conseguenze negative su cuore e cervello.

Lo studio ha interessato 1.600 uomini svedesi e finlandesi su cui sono state condotte analisi di laboratorio per verificare la presenza di acidi grassi e mercurio nel sangue e nei capelli. Dall'esame sono usciti risultati contrastanti, che però mettono in luce una possibilità di fare del bene al proprio cuore limitando gli effetti negativi dell'inquinamento da mercurio.
La dottoressa Maria Wennberg, che ha condotto la ricerca, suggerisce: «Il mio consiglio è quello di mangiare tre volte a settimana il pesce, per ottenere la giusta dose di omega-3, ma sostituire uno dei tre piatti con un pesce non predatore, non esagerando quindi con tonno, pesce spada, sgombro, cernia e preferendo il salmone». Continua la ricercatrice: «Questo perché il mercurio tende ad accumularsi nella catena alimentare: viene ingerito dai pesci piccoli e finisce nel metabolismo dei pesci grandi che se ne nutrono. I pesci che sono più voraci di altri pesci hanno livelli di mercurio più alti, che invece sono assenti quasi del tutto nei pesci allevati».

Data salva la raccomandazione dietetica, tuttavia, se vogliamo parlare della reale integrazione necessaria, quella sopra descritta non basta. Sono numerosi, infatti, i ricercatori che raccomandano anche di assumere integratori di olio di pesce del tipo purificato, completamente privato quindi del suo contenuto di mercurio, per far scorta di omega-3 ed evitare di introdurre nell’organismo questo metallo tossico. «Oggi l’integrazione con omega-3 è non solo utile ma strettamente necessaria. Risulta pressoché impossibile raggiungere la quantità che il nostro organismo pretende, 2,5 g al giorno, attraverso la normale alimentazione.» spiega il dottor Riccardo Pina, del board dell'Inflammation Research Foundation di Boston, presieduta dal professor Barry Sears «Ciò è dovuto alla graduale riduzione di omega-3 presenti nei cibi di normale utilizzo anche a causa dell’avvento di processi di allevamento intensivo ed industrializzato. Pensate ad esempio che sarebbe necessario mangiare 15 porzioni di salmone o 25 porzioni di merluzzo la settimana per ottenere il corretto dosaggio giornaliero… Solo i Giapponesi ci riescono».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ansa, dottor Riccardo Pina

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