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Novità per i pazienti dializzati

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Pubblicato il: 12-04-2005

In Italia 40000 individui affetti da insufficienza renale sono costretti a cicli di dialisi penalizzanti per la loro qualità di vita. Ma oggi c' è un'importante novità.

Sanihelp.it - I reni hanno importanti funzioni vitali: filtrare le scorie ematiche, secernere ormoni, assicurare la funzionalità ossea.  
Quando, per vari fattori (i più importanti sono il diabete e l’ipertensione), la funzionalità renale risulta compromessa, subentra il rischio di insufficienza renale cronica
 
La diagnosi precoce (attraverso esami del sangue e delle urine) può salvare la situazione; tuttavia spesso la malattia è notata dal paziente quando ormai è avanzata. Ciò accade perché i sintomi (nausea, vomito, astenia e perdita di appetito) si palesano solo in un secondo momento.  
 
Il trattamento (necessario per tenere in vita il paziente) prevede, per la maggior parte dei pazienti, la dialisi, mentre il trapianto dell’organo è possibile solo in pochi casi.  
 
Una pericolosa condizione che si manifesta comunemente nei pazienti emodializzati è l’iperparatiroidismo secondario: non essendo ben regolata dai reni la quantità di calcio, fosforo e vitamina D attiva, le paratiroidi si trovano a produrre quantità eccessive di paratormone (PTH) che, unendosi all’insufficienza di vitamina D attiva, provoca uno squilibrio fosfo-calcico.  
 
Per evitare gravi conseguenze (malattia ossea e danni a cuore, nervi, muscoli ed eritrociti, fino a una grave disabilità o alla morte), i pazienti affetti da iperparatiroidismo vengono sottoposti a terapie sostitutive a base di vitamina D.

È importante che queste terapie non aumentino ulteriormente i livelli di calcemia e fosfatemia: per questo motivo il metodo tradizionale a base di calcitriolo (forma attiva di vitamina D), che ha riscontrato come effetto collaterale un abnorme innalzamento di calcio, è stato rimpiazzato con il paracalcitolo, un analogo della vitamina D attiva capace di ridurre il paratoromone con un impatto minimo sulla calcemia e fosfotemia.  
 
«Il paracalcitolo è un’innovazione perché cura l’iperparatiroidismo, causa di mortalità e morbilità nei soggetti dializzati, previene le malattie cardiovascolari ma soprattutto aumenta la qualità e la quantità di vita dei pazienti», spiega il professor Diego Brancaccio, direttore di Nefrologia e Dialisi all’Ospedale San Paolo di Milano.  
 
«Non dimentichiamoci infatti la qualità della vita di un paziente dializzato è fortemente compromessa, anche a livello sociale, dai serrati ritmi settimanali della cura e dal numero di ricoveri necessari.  
Per non parlare dei sintomi: anemia, ipertensione, disturbi scheletrici e muscolari.  
 
Migliorare l’esistenza di questi individui è quindi uno degli aspetti più importanti della ricerca scientifica».


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Redazione Sanihelp.it

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