Tempo di Protrombina
Descrizione
Il tempo di protrombina (PT) misura il tempo necessario alla formazione del coagulo attraverso la via estrinseca e comune della coagulazione. Valuta l'attività dei fattori VII, X, V, II (protrombina) e del fibrinogeno. Il PT è il test di prima scelta per monitorare la terapia anticoagulante orale con antagonisti della vitamina K (warfarin, acenocumarolo) e per valutare la funzione epatica di sintesi, poiché il fegato produce la maggior parte dei fattori della coagulazione. Il risultato può essere espresso in secondi, come attività percentuale rispetto a un plasma normale, o come ratio. Per il monitoraggio della terapia anticoagulante orale si utilizza l'INR (International Normalized Ratio), che standardizza il risultato tra laboratori diversi.
Preparazione all'esame
Non è richiesto il digiuno. Segnalare l'assunzione di anticoagulanti orali (warfarin, acenocumarolo) o altri farmaci che interferiscono con la coagulazione. Il prelievo va effettuato in provetta con citrato di sodio, riempita correttamente fino alla tacca.
Valori di riferimento
Tempo: 11-13 secondi; Attività protrombinica: 70-120%; Ratio (PT paziente/PT controllo): 0.9-1.2. In terapia anticoagulante orale (TAO) il target è espresso come INR.
Interpretazione dei risultati
Il PT allungato indica un deficit della via estrinseca o comune della coagulazione. Le cause principali sono: terapia anticoagulante orale (effetto desiderato), deficit di vitamina K (malassorbimento, antibioticoterapia prolungata, ittero ostruttivo), epatopatia (ridotta sintesi dei fattori), deficit congenito dei fattori VII, X, V, II o fibrinogeno, coagulazione intravascolare disseminata (CID), presenza di inibitori. Il PT è particolarmente sensibile al deficit di fattore VII, che ha l'emivita più breve. In corso di epatopatia, il PT si allunga precocemente e correla con la gravità della disfunzione epatica. Un PT normale con aPTT allungato orienta verso un deficit della via intrinseca.
▲ Valori alti
Il PT allungato (tempo aumentato, attività ridotta) si osserva in: terapia anticoagulante orale con warfarin o acenocumarolo (effetto terapeutico), deficit di vitamina K (malassorbimento per celiachia, Crohn, ittero ostruttivo, antibioticoterapia prolungata che riduce la flora intestinale), epatopatia acuta e cronica (cirrosi, epatite fulminante, insufficienza epatica), deficit congeniti dei fattori VII, X, V, II o fibrinogeno, coagulazione intravascolare disseminata (consumo dei fattori), presenza di anticoagulanti circolanti o inibitori specifici, amiloidosi con adsorbimento del fattore X. In caso di sovradosaggio di anticoagulanti orali, il PT molto allungato indica rischio emorragico.
▼ Valori bassi
Il PT accorciato (tempo ridotto, attività aumentata) è meno comune e clinicamente meno significativo. Può osservarsi in: stati di ipercoagulabilità, trombosi in fase acuta, uso di alcuni farmaci (vitamina K, estrogeni), errori preanalitici (attivazione del campione). Un PT nella norma non esclude un rischio trombotico, che richiede altri test specifici.
Quando rivolgersi al medico
Consultare il medico se il PT è significativamente allungato (attività <50% o INR >1.5) in assenza di terapia anticoagulante, poiché indica un deficit coagulativo che può comportare rischio emorragico. In terapia anticoagulante orale, contattare il medico se l'INR è fuori dal range terapeutico stabilito. Segnali di allarme: sanguinamenti spontanei (epistassi, gengivorragie, ecchimosi senza trauma), ematuria, melena, menorragia anomala. In caso di epatopatia nota, un peggioramento del PT indica progressione della malattia. Prima di interventi chirurgici o procedure invasive, è necessaria la valutazione del PT.
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