HomeSalute BenessereCome preservare la memoria dopo i 45 anni, i consigli degli esperti

Come preservare la memoria dopo i 45 anni, i consigli degli esperti

Sanihelp.it – Il giorno in cui compaiono i primi sintomi della malattia di Alzheimer, questa si è già sviluppata da oltre 20 anni… Se ci vuole così tanto tempo è perché durante tutto questo periodo il cervello resiste agli attacchi della malattia compensando la perdita neuronale. Fino al giorno in cui questa capacità di adattamento raggiunge un limite: i sintomi compaiono.


Da qui l’importanza della prevenzione per aiutare il cervello a conservare le facoltà intellettive il più a lungo possibile e, in definitiva, a posticipare l’età di insorgenza dei sintomi.

Cos’è il “capitale cerebrale” e che legame ha con la malattia di Alzheimer?

In concreto, ciò significa che la nostra riserva di neuroni non è inesauribile. Dalla vita uterina fino a circa 25 anni, il cervello si sviluppa fino a raggiungere dagli 80 ai 100 miliardi di neuroni. Dopodiché, la produzione neuronale rallenta notevolmente. Tuttavia, l’attività cerebrale non si ferma. Il nostro cervello continua a funzionare e a imparare anche dopo i 25 anni, non attraverso la produzione di nuovi neuroni, ma grazie alla sua capacità di creare un numero sempre maggiore di connessioni. Considerando che un neurone può connettersi ad altri 10.000 neuroni, 100 miliardi di neuroni possono generare 100 milioni di miliardi di connessioni! Grazie a questa rete complessa, il cervello è in grado di svolgere compiti, imparare, acquisire nuovi automatismi, ecc.

La sfida è tutta nel favorire queste connessioni. Più si tiene allenato il cervello, più si creano connessioni tra i neuroni e più si preserva il proprio capitale cerebrale, ossia la propria riserva cognitiva. E la conseguenza, è che più si mantiene a lungo questo capitale, più il cervello impiegherà tempo a invecchiare. In caso di malattia di Alzheimer, la comparsa dei primi sintomi sarà ritardata.

Disturbi della memoria: i primi campanelli d’allarme compaiono dopo i 45 anni

Bisogna prestare attenzione ai primi segnali di invecchiamento del cervello. Gli specialisti precisano che questi segni di declino cognitivo sono normali, allo stesso modo in cui si manifestano i primi segni dell’età, come la perdita muscolare o la presbiopia. In genere, tutto comincia tra i 40 e i 45 anni, con un grande classico: è l’età in cui si inizia a dimenticare i nomi propri o a perdere gli oggetti! Se questo spesso preoccupa, in realtà è del tutto normale, poiché queste dimenticanze coinvolgono la memoria “pura”, a differenza della memoria associativa o legata alla ripetizione.

In sintesi, dal momento in cui si iniziano a notare piccoli segnali di disfunzione cognitiva, è il momento giusto per cominciare a prendersi cura del proprio cervello, così come si allenano i muscoli, per esempio.

Prevenzione della perdita di memoria: ecco l’attività migliore per mantenere il cervello attivo

Tutto ciò che stimola il cervello arricchisce il capitale cognitivo. E l’attività che lo stimola di più è la lettura. Numerosi studi basati sulla risonanza magnetica funzionale dimostrano infatti che, quando si legge, diverse aree del cervello si attivano.


La lettura è l’attività cognitiva più completa, perché coinvolge numerose funzioni cerebrali: ci fa pensare, immaginare, anticipare, associare idee, mobilitare i nostri ricordi e persino provare emozioni. Si può leggere di tutto: il giornale, una rivista, un fumetto, un manga… e poco importa il supporto: carta, tablet, telefono.

Proteggersi dai disturbi della memoria significa uscire dalla propria zona di comfort e restare curiosi

Il secondo pilastro per mantenere il cervello in forma il più a lungo possibile è praticare attività che escono dalla cosiddetta “zona di comfort”. Il motivo? Quando si impara qualcosa di nuovo, il cervello deve mobilitare più energia e creare nuove connessioni neuronali. Ma una volta padroneggiato l’apprendimento, il cervello risparmia energia utilizzando circuiti neuronali più brevi. L’importante è restare sempre curiosi e di avere la volontà di imparare cose nuove. L’apprendimento di nuove lingue, per esempio, è molto efficace per allenare il cervello.

Quelle attività quotidiane che, senza che ce ne rendiamo conto, fanno lavorare il cervello

Organizzare un viaggio, fare bricolage, lavorare a maglia, fare giardinaggio, ecc: Tutte queste attività apparentemente banali sono molto stimolanti per il cervello, conferma lo specialista della memoria. Il motivo? Tutte richiedono concentrazione e capacità di anticipazione. Il giardinaggio, per esempio, anche se riguarda solo un balcone, implica informarsi sulla frequenza delle annaffiature, andare a comprare il terriccio, potare le piante in un dato periodo, ecc., il tutto con l’obiettivo di avere bei fiori in primavera, il che vi proietta nel tempo: è eccellente per il cervello. Al contrario, guardare la televisione per ore mette il cervello in pausa. È molto dannoso perché si è del tutto passivi.

Questi nemici misconosciuti del cervello da non sottovalutare

  • Proteggere la scatola cranica: Il cervello è un organo fragile, che galleggia nel liquido cerebrospinale all’interno della scatola cranica, che lo protegge. Ma qualsiasi urto (forte accelerazione, frenata brusca, colpo alla testa…) contribuisce comunque a spostare il cervello di qualche decimo di millimetro e, se ripetuto, a usurarlo nel lungo periodo. Lo dimostra l’osservazione dei giocatori di football americano, che hanno un’incidenza tripla di malattia di Alzheimer rispetto al resto della popolazione. Per questo motivo, l’uso del casco è indispensabile in bicicletta, sul monopattino, sugli sci o a cavallo.
  • Evitare le sostanze tossiche per il cervello: Il cervello è alimentato principalmente dal glucosio attraverso la barriera emato-encefalica, che filtra il sangue. Ma elementi tossici possono oltrepassarla e danneggiare il cervello: alcol, tabacco e droghe sono da evitare.
  • Attenzione ai sonniferi e agli antidepressivi: Al di fuori dei casi patologici che richiedono un trattamento, bisogna sapere che l’assunzione di antidepressivi e sonniferi può, a lungo termine, indebolire il cervello.
  • Non trattenete gli starnuti: Trattenersi dallo starnutire tappandosi il naso aumenta la pressione nei micro-vasi e nei micro-capillari, che possono allora scoppiare, creando micro-lesioni nel cervello.

Prevenire i disturbi cognitivi: mente sana in corpo sano

Per restare in forma a lungo, il cervello deve poter contare su un corpo in forma e in buona salute. Infatti, il rischio cardiovascolare in senso ampio è associato a un’accelerazione della comparsa dei sintomi della malattia di Alzheimer. Questo rischio di infarto o ictus è determinato da un insieme di fattori di rischio: eccesso di colesterolo cattivo, eccesso di zucchero nel sangue, eccesso di pressione arteriosa, eccesso di girovita. Tutti questi elementi devono essere tenuti sotto controllo e corretti.

Dai 45 anni in poi, bisogna fare un check-up e mantenere o riprendere un’attività fisica. In aggiunta, l’alimentazione resta un pilastro da non trascurare, privilegiando la dieta mediterranea, poiché riduce il rischio cardiovascolare e neurodegenerativo di circa il 30%.

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