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Morten Harket ha il Parkinson

Malattie neurodegenerative

Sanihelp.it – Morten Harket, 65 anni, frontman della storica band norvegese degli A-ha, ha il morbo di Parkinson, malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i neuroni che producono dopamina, neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti, causando sintomi motori e non motori. La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi sul sito web ufficiale della band con un articolo scritto dal biografo del gruppo Jan Omdahl, ma la diagnosi risale a più di un anno fa.


«Una parte di me voleva rivelarlo. Riconoscere la diagnosi non è stato un problema per me; è il mio bisogno di pace e tranquillità per lavorare che mi ha frenato. Sto facendo del mio meglio per impedire che l'intero sistema vada in declino. È difficile trovare un equilibrio tra l'assunzione dei farmaci e la gestione dei loro effetti collaterali» così il cantante ha spiegato l’attesa prolungata prima di rivelare al mondo la malattia.

La neurologa che segue il cantante in Norvegia, è stata in precedenza ricercatrice presso il team di Parkinson della Mayo Clinic negli USA. I suoi contatti alla Mayo si sono rivelati determinanti per la somministrazione a Morten di un trattamento che ha portato a un netto miglioramento dei suoi sintomi: a giugno 2024 è stato infatti sottoposto a un intervento neurochirurgico per la stimolazione cerebrale profonda (DBS). In pratica gli sono stati impiantati degli elettrodi in profondità nel lato sinistro del cervello, collegati a un piccolo dispositivo simile a un pacemaker, posizionato sotto la pelle nella parte superiore del torace, che invia impulsi elettrici al cervello. Grazie a questi impulsi molti dei sintomi fisici del cantante sono praticamente scomparsi. Nel dicembre 2024 è stato sottoposto a un intervento simile sul lato destro del cervello, anch'esso con successo.

«Ma il semplice fatto che, nei giorni buoni, Morten non mostri praticamente alcun segno di molti dei sintomi fisici più familiari del Parkinson, non significa che stia bene» racconta il suo biografo. «Durante il nostro weekend insieme, assisto a uno sforzo continuo per bilanciare farmaci, segnali provenienti dagli elettrodi nel cervello, sonno, glicemia e atteggiamento mentale in modo da tenere più o meno sotto controllo sintomi ed effetti collaterali. Non sempre ci riesce, ed è più simile a un giro sulle montagne russe senza fine».

Ed è proprio la voce il punto dolente: «I problemi con la mia voce sono uno dei tanti motivi di incertezza sul mio futuro creativo. Quando regoliamo le frequenze e la direzione degli elettrodi, possiamo anche influenzare la regione della voce, ma non siamo ancora in grado di captarla e controllarla. Il problema vocale si presenta soprattutto quando assumo integratori di dopamina. Se non assumo dopamina, la mia voce si stabilizza, ma poi i sintomi generali di base diventano più pronunciati» rivela Harket. «Non ho voglia di cantare, e per me questo è un segno. Ho una mentalità aperta su ciò che penso funzioni; non mi aspetto di raggiungere il pieno controllo tecnico. La domanda è se riesco a esprimermi con la mia voce. Allo stato attuale delle cose, è fuori questione. Ma non so se sarò in grado di farlo in futuro».

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