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Malattie reumatiche

Osteoartrosi


Il dolore dell'osteoartrosi è spesso invalidante e non consente di eseguire neanche le azioni più semplici. Per ridurre dolore e infiammazione sono oggi a disposizione nuovi farmaci efficaci, che proteggono anche l'intestino, un organo spesso colpito dalle terapie antinfiammatorie.
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Che cos'è

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Cosa sono le artropatie?

Artropatia è un termine generico che racchiude un insieme di condizioni cliniche caratterizzate da un danno a carico del sistema muscolo-scheletrico, specificamente le articolazioni, dove si incontrano due o più ossa.

Esistono oltre 100 tipi di artropatie, che variano dai tipi muscolari e scheletrici più comuni, come l’osteoartrosi, alle forme sistemiche che possono danneggiare il cuore, il sistema immunitario, i polmoni, i reni e il fegato.

Due fra le forme più conosciute di artropatia sono l’osteoartrosi e l’artrite reumatoide.
L’osteoartrosi è una malattia degenerativa in cui la cartilagine che riveste le estremità delle ossa nell’articolazione si deteriora, causando dolore e perdita del movimento.
L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria autoimmune in cui il rivestimento articolare si infiamma quando una parte del sistema immunitario del nostro organismo non funziona correttamente, il che la rende una delle forme di artropatia più serie e disabilitanti. Un’altra forma comune di artropatia è l’artrite gottosa acuta, il tipo di artropatia conosciuto da più tempo, che è generalmente correlata a un'anomalia causata dalla iperproduzione o dall’incapacità di eliminare l’acido urico nell’urina.

Anche se la causa della maggior parte dei tipi di artropatia resta sconosciuta, gli esperti ritengono generalmente che una combinazione di elementi comprendenti fattori genetici, stress fisico, stile di vita e patologie contribuiscano al danno articolare, che provoca l’infiammazione. In alcuni casi, la malattia si presenta in funzione del tempo: l’uso prolungato o eccessivo di un sottogruppo muscolo-scheletrico può essere lesivo per un’articolazione. In altre forme, i sintomi e i fattori causali sono più difficili da identificare.

Si stima che un adulto su cinque soffra di una forma di artropatia. Solo in Europa, oltre 103 milioni di persone sono affette da artropatia/reumatismo.
In Italia le malattie reumatiche interessano 5 milioni di persone (con un rapporto sulla popolazione di 1 a dieci): di questi, 3,5 milioni soffrono di artrosi, 350-400.000 di artrite reumatoide e il resto sono affetti dalle altre artropatie, come spondilite anchilosante, gotta, sclerodermie ecc. A questi numeri si aggiungono, sovrapponendosi in parte, circa 4 - 4,5 milioni di malati di osteoporosi, due terzi dei quali sono donne. Il trend in aumento è legato allo stile di vita, ad alcuni mestieri e all’allungamento della vita media della popolazione.

#8168 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Cos'è l'osteoartrosi?

L’osteoartrosi è una malattia degenerativa prevalentemente a carico della cartilagine delle articolazioni e rappresenta il tipo più comune di artropatia.

Con la malattia, si verifica un progressivo danneggiamento ed erosione del rivestimento cartilagineo, fino alla sua rottura con conseguente esposizione dell’osso subcondrale, che provoca lo sfregamento dei capi articolari. Da qui il dolore, molto intenso nelle fasi acute della malattia, e gli altri segni clinici caratteristici: tumefazione e impotenza funzionale. Piccole neo-formazioni ossee dette osteofiti si sviluppano all'interno dell’articolazione e frammenti di osso o cartilagine possono restare liberi all’interno dello spazio articolare, causa di ulteriore dolore e danno articolare. Con l’andar del tempo, poi, l’articolazione può deformarsi fino a perdere la sua naturale conformazione.

L’origine della malattia è da attribuirsi a diversi fattori. In primo luogo all'età, poiché la cartilagine articolare si deteriora con gli anni. In secondo luogo all'eccessivo carico, che può verificarsi in persone obese oppure a seguito di un’attività sportiva troppo intensa.
Anche le malformazioni congenite o acquisite possono determinare movimenti non corretti delle articolazioni, che con il tempo vanno incontro a degenerazione.
Un ruolo certamente importante svolge infine l'ereditarietà: il rischio è infatti più elevato in presenza di familiarità per le patologie degenerative articolari.


#8169 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Prevenzione

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Osteoartrosi: prevenire in 4 punti

Anche se la causa della maggior parte dei tipi di artropatie resta sconosciuta, la ricerca ha mostrato che esistono alcuni fattori in comune fra i pazienti artropatici, che includono:
Età: il rischio di sviluppare la maggior parte dei tipi di artropatia aumenta con l’età.
Sesso: il 60% di tutte le persone con un’artropatia è costituito da donne.
Genetica: specifici geni sono associati a un maggior rischio di alcuni tipi di artropatia, come l’artrite reumatoide.
Obesità.

Inoltre, ci sono fattori dello stile di vita che possono essere considerati potenziali fattori di rischio per artropatia e che sono quindi modificabili in senso preventivo:
Peso: l’eccesso di peso, dovuto a una dieta inappropriata e alla mancanza di attività fisica, può contribuire sia all’insorgenza che alla progressione dell’osteoartrosi (per esempio, osteoartrosi del ginocchio).
Professione: Alcune professioni implicano movimenti ripetitivi che possono affaticare o sollecitare le articolazioni nel tempo e aumentare la possibilità di sviluppare osteoartrosi.
Lesione e infezione: Una lesione articolare (per esempio, nello sport), causata da un danno o da una malattia, può predisporre una persona all’osteoartrosi.

Di conseguenza, anche se non si può prevenire completamente il rischio di sviluppare un’artropatia, provvedimenti atti a modificare i suddetti fattori possono ridurre il rischio di sviluppo e rallentare la progressione della malattia:
• Mantenere il giusto peso.
• Fare attività fisica.
• Proteggere i muscoli e le articolazioni alzandosi in modo corretto e con una postura corretta.
• Seguire una dieta sana ed equilibrata.

#8170 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Sintomi

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Osteoartrosi: dolore e rigidità i sintomi-chiave

I sintomi più comuni e riconoscibili delle artropatie sono il dolore cronico e la perdita della mobilità ed entrambi possono gravemente limitare le attività della vita quotidiana. Attività semplici come fare il bagno, aprire una bottiglia o scendere dal letto possono diventare difficili o impossibili.

Il dolore tipico dell’osteoartrosi è correlato all’uso dell’articolazione, presente sia durante che subito dopo il movimento e generalmente regredisce con il riposo. Il dolore presenta un esordio insidioso e può avere intensità variabile. Viene descritto come un dolore profondo e sordo, simile al mal di denti, o come dolore brusco e di forte intensità. Nei casi più gravi e progressivi di osteoartrosi, il dolore diventa più persistente e si presenta anche durante l’inattività e il riposo notturno.

La rigidità che segue il riposo, in genere di breve durata (per esempio al mattino), è un altro sintomo frequente.

Nella maggior parte dei casi, l’osteoartrosi può essere diagnosticata con un’anamnesi clinica completa. In certi casi, si usano tecniche di diagnostica per immagini, come le radiografie o la risonanza magnetica (MRI). Talvolta sono usati anche test ematici, delle urine e/o dei liquidi articolari per stabilire il tipo di artropatia.

#8171 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Cura e Terapia

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Osteoartrosi: la triade terapeutica

Nonostante non esista una cura per le artropatie, in base al tipo e alla severità di queste malattie sono disponibili varie opzioni di trattamento per alleviare il dolore e l’infiammazione, preservare o migliorare la funzione articolare e prevenire o procrastinare l’intervento chirurgico.
Ogni artropatia richiede un trattamento personalizzato, che generalmente associ approcci non farmacologici (per esempio, calo ponderale, attività fisica, uso di compresse calde/fredde) con i farmaci che alleviano il dolore e l’infiammazione.

Ecco le possibili opzioni terapeutiche.

1. FISIOTERAPIA. L’attività fisica riduce il dolore e la rigidità articolare, rinforza i muscoli intorno alle articolazioni e aumenta la flessibilità e la resistenza. Inoltre, l’attività fisica può aiutare a evitare altri problemi di salute e aumentare la qualità della vita. Un fisioterapista può creare regimi di attività fisica appropriati per i pazienti che soffrono di artropatia e può aiutare a riabilitare il movimento e la flessibilità dopo un intervento chirurgico.

2. FARMACI. Vengono utilizzati: analgesici, FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), inibitori selettivi della COX-2 e corticosteroidi. Quando è prescritta una terapia farmacologica, è fondamentale che il medico fornisca al malato un farmaco efficace con effetti collaterali minimi, soprattutto a livello gastrico e cardiovascolare.

3. CHIRURGIA. Può rappresentare un’opzione nei pazienti che non rispondono agli approcci più conservativi. Sono disponibili vari tipi di interventi, che variano da correzioni per dare sollievo dal dolore che bloccano i capi articolari o sostituiscono le articolazioni, a interventi chirurgici di allineamento, che mirano a stabilizzare l’articolazione per facilitare il movimento.


#8172 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Osteoartrosi: tutti i farmaci ieri e oggi

I farmaci usati per l’osteoartrosi appartengono a 4 gruppi.

1. Analgesici. Includono quelli semplici, come il paracetamolo, e quelli complessi, correlati chimicamente alla morfina ma con un rischio nettamente minore di sviluppare dipendenza. Questi farmaci includono codeina, destropropossifene e diidrocodeina. Sono spesso usati con maggiore efficacia in combinazione con il paracetamolo e si presentano sotto forma di compresse composte – per esempio, paracetamolo e codeina o paracetamolo e diidrocodeina.

2. Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS). Migliorano l’infiammazione a carico dell’articolazione e riducono il dolore. Possono essere: Salicilati, come l’aspirina, e FANS tradizionali. Alcuni fra quelli più comuni includono il diclofenac, l’ibuprofene e il naprossene. Possono causare effetti collaterali gastrointestinali, inclusi disturbi gastrici e sanguinamento gastrointestinale e, secondo il CHMP (Committee for Medicinal Products for Human Use), possono associarsi a un lieve aumento del rischio assoluto di eventi trombotici, specialmente quando vengono usati ad alti dosaggi per il trattamento a lungo termine.

3. Inibitori selettivi della COX-2. Come i FANS tradizionali, questi farmaci aiutano a ridurre il dolore e l’infiammazione, ma gli studi hanno mostrato che causano generalmente minori effetti collaterali gastrointestinali. Sono in corsi studi per valutare la sicurezza cardiovascolare di questi medicinali.

4. Corticosteroidi (steroidi). Sono efficaci nel controllo dell’infiammazione e possono avere alcuni effetti in grado di modificare il decorso della malattia. Svolgono un ruolo importante nel trattamento delle malattie reumatiche e spesso possono essere usati per trattare specifiche articolazioni sede di infiammazione. Gli steroidi agiscono diminuendo l’infiammazione e riducendo l’attività del sistema immunitario. Tuttavia, se usati per lunghi periodi di tempo o a dosaggi elevati, possono causare effetti collaterali, inclusi osteoporosi, cataratta, acne e visione offuscata.


#8173 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Osteoartrosi: Fans o Coxib? Risponde l'esperto

Giovanni Minisola, Direttore della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale San Camillo di Roma, ci spiega la differenza tra FANS tradizionali e Coxib e illustra quando preferire un gruppo di farmaci rispetto all’altro.
Ricordiamo che entrambi questi gruppo di farmaci appartengono alla classe dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), che servono per trattare l’infiammazione, il dolore di entità lieve-moderata e la febbre, bloccando l’enzima ciclo-ossigenasi che causa il dolore e l’infiammazione. I FANS tradizionali bloccano le azioni sia dell’enzima COX-1 che dell’enzima COX-2, mentre i Coxib bloccano selettivamente l’enzima COX-2, minimizzando così gli effetti gastrointestinali del farmaco.

Dopo l’avvento dei Coxib, esistono ancora dei margini di sicurezza ed efficacia che giustifichino l’uso dei FANS tradizionali? I FANS possono rappresentare sotto il profilo dell’efficacia una risorsa ma, sotto il profilo della sicurezza gastrica, hanno dimostrato una sicura inferiorità rispetto ai Coxib. Rimane tuttora aperto il problema della sicurezza cardiovascolare che riguarda tutti i farmaci anti-infiammatori non steroidei, sia della vecchia che della nuova generazione. Queste problematiche impongono un’attenta valutazione del paziente sotto il profilo cardiovascolare al fine di individuare quali siano i margini di sicurezza di un trattamento anti-infiammatorio in una condizione nella quale coesista una patologia cardiovascolare.

Qual è il futuro del trattamento farmacologico delle malattie reumatiche? Sicuramente si continuerà a fare riferimento sui COX-2 inibitori specifici, i Coxib, che di fatto rappresentano il superamento dei vecchi FANS. In particolare, un Coxib di ultima generazione, Etoricoxib, in numerosi studi clinici sui principali modelli di dolore reumatico (artrosi, artrite reumatoide, artrite gottosa) ha dimostrato di contrastare efficacemente e rapidamente dolore e infiammazione, assicurando un buon profilo di sicurezza gastrointestinale.

È importante il fatto che i Coxib si caratterizzino per una particolare sicurezza gastrica? Se si considera che la patologia gastrica è una delle condizioni che più frequentemente coesiste con la patologia articolare, si capisce che è estremamente importante. Questa comorbidità è ancora più frequente, accentuata ed esasperata negli anziani, ossia in coloro che più frequentemente fanno ricorso alla terapia con farmaci anti-infiammatori non cortisonici.

Quando vengono utilizzati ancora i vecchi antinfiammatori? L’impiego degli anti-infiammatori dell’epoca pre-Coxib va circoscritto ai pazienti che non hanno patologie gastrointestinali e cardiovascolari; si tratta di una fascia molto ridotta perché in realtà è di gran lunga maggiore il numero dei soggetti che hanno una patologia reumatica e intestinale e di quelli nei quali le tre patologie coesistono.

Quando preferire invece i Coxib? I casi in cui i Coxib sono da utilizzare sono ben definiti: nei pazienti con patologia reumatica e con problemi di gastrici, con una condizione cardiovascolare che consenta la somministrazione. Certamente, in un paziente che ha una sicura performance di tipo gastrico e cardiovascolare è da preferire l’anti-infiammatorio tradizionale per motivi economici ma, quando si ha a che fare con un paziente con un profilo cardiovascolare buono e con problemi di natura gastrica, allora il Coxib è il farmaco da preferire.


#8174 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Osteoartrosi: arriva il farmaco che protegge l'intestino

Arcoxia (principio attivo: etoricoxib) è un farmaco antinfiammatorio sviluppato dalla Merck Sharp & Dohme (MSD) per il trattamento sintomatico dell’artropatia e del dolore. Il suo uso da parte di persone che soffrono di artropatie provoca un rapido e prolungato sollievo dal dolore e dall’infiammazione.
È stato dimostrato infatti che una singola dose giornaliera di questo farmaco determina sollievo dal dolore che comincia entro i primi 24 minuti successivi alla somministrazione e dura fino a 24 ore. Questa è una delle più rapide insorgenze di azione tra i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) più usati.

È attualmente commercializzato in 68 paesi in Europa, Sud America e nella zona dell’Asia-Pacifico. In Italia, è indicato per il trattamento sintomatico dell’osteoartrosi, dell’artrite reumatoide e del dolore e dei segni di infiammazione associati all’artrite gottosa acuta.

Come funziona? Arcoxia agisce mediante l’inibizione di un enzima, la cicloossigenasi-2 (COX-2) responsabile del dolore e dell’infiammazione, senza interferire con un altro enzima, la cicloossigenasi-1 (COX-1) la quale si ritiene abbia un effetto protettivo sulla mucosa gastrica. Diversi studi clinici hanno dimostrato la sua superiore tollerabilità gastrointestinale rispetto ai FANS di confronto (ibuprofene, naprossene, diclofenac).

Per verificare l’efficacia di questo farmaco sui malati di osteoartrosi, è stato condotto uno studio della durata di sei settimane, che ha confrontato in 516 pazienti con osteoartrosi del ginocchio e dell’anca l’efficacia di etoricoxib contro il diclofenac, una delle terapie standard a livello mondiale nel trattamento dell’osteoartrosi. Arcoxia 60 mg una volta al giorno ha determinato un sollievo dal dolore paragonabile a quello ottenuto con la dose massima di diclofenac (50 mg tre volte al giorno) e superiore al FANS tradizionale dopo quattro ore dall’assunzione della prima dose di farmaco .

Può essere assunto in qualunque momento della giornata, in concomitanza o meno all’assunzione di cibo. Per l’osteoartrosi, la massima dose giornaliera raccomandata è 60 mg. Arcoxia 120 mg deve essere usato solo per il periodo della sintomatologia acuta (massima durata d’impiego 8 giorni).

Attenzione: gli studi clinici suggeriscono che i COX-II inibitori potrebbero essere associati a un incrementato rischio di eventi trombotici (soprattutto infarto miocardico e ictus), rispetto al placebo e ad alcuni FANS. Arcoxia potrebbe essere associato a ipertensione più frequente e severa di altri FANS e inibitori selettivi della COX-2, soprattutto ad alte dosi. In pazienti trattati con Arcoxia si sono verificate ulcere/complicazioni ulcerose del tratto gastro-intestinale superiore.


#8175 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Altre cure

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Artrosi: ecco la cura annuale di acido ialuronico

In Italia circa 7 milioni di persone, per la maggior parte donne, convivono con la dolorosa realtà dell’artrosi. L’osteoartrosi, una patologia degenerativa a carico della cartilagine delle articolazioni, è la seconda causa di invalidità e responsabile del 27% delle pensioni di invalidità e può manifestarsi anche in giovane età, specie nel genere femminile. Se non viene gestita correttamente, nel giro di 5 anni il paziente va incontro a una riduzione della capacità lavorativa fino al 40%, in 10 anni il 50% è costretto ad abbandonare il posto di lavoro e in capo a 20 anni, nel 10% dei casi, diventa clinicamente disabile.

Il problema è che la malattia viene in genere curata solo per il sintomo, cioè il dolore. Ma questo approccio, che si avvale di farmaci antidolorifici e antinfiammatori, come i FANS, oltre a non intervenire sulla causa, comporta una serie di problemi legati agli effetti indesiderati di quei farmaci. La soluzione ottimale è rappresentata dall’infiltrazione intra-articolare di acido ialuronico, per ripristinare le proprietà lubrificanti ed elastiche del liquido sinoviale che la malattia ha compromesso.
La visco-supplementazione con acido ialuronico, oltre a rimuovere il dolore, reintegra la perdita causata dalla malattia e può agire anche sulla patogenesi della malattia, a condizione che sia praticata correttamente e con costanza. Ma fino a ieri il trattamento richiedeva 3-5 somministrazioni successive nel corso dell’anno. Inoltre questo tipo di intervento deve essere effettuato in assenza di sintomi, cioè quando il paziente non prova dolore. Ma se una persona non sente dolore, in genere non si sottopone di buon grado a questa procedura.

Oggi siamo in grado di superare questi limiti: è stato realizzato un acido ialuronico dal peso molecolare simile a quello che normalmente viene prodotto in natura. Il risultato è stato reso possibile dall'impiego di una innovativa metodica, la tecnologia NASHA (Non Animal Stabilized HA), per la stabilizzazione di un acido ialuronico di sintesi di origine non animale, ma batterica, che permette di ottenere un prodotto di elevata purezza, sovrapponibile a quello prodotto dall’organismo umano, annullando il rischio di reazioni anafilattiche presente in altri prodotti.
Lo straordinario vantaggio di questo prodotto è che, a differenza degli altri preparati fino a ieri disponibili, è sufficiente praticare una sola infiltrazione l'anno oppure dopo 8-9 mesi.

L'acido ialuronico prodotto con tecnologia NASHA è indicato nel trattamento sintomatico dell’osteoartrosi del ginocchio e dell’anca ed è efficace sin dal primo giorno: non è dunque necessario attendere 3 o 5 settimane per ottenere l'eliminazione del dolore, riducendo così il consumo di farmaci sintomatici in attesa dell’effetto voluto.
#7717 Data pubblicazione: 18-07-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Osteoartrosi: acido ialuronico, amico per le ossa

La cartilagine è costituita da acqua per il 65-80%, da collagene, proteoglicani e condrociti. Gli spazi intra-articolari sono riempiti dal liquido sinoviale. Quest'ultimo svolge importanti funzioni meccaniche di lubrificazione e protezione dei tessuti articolari. Il liquido sinoviale è composto in larga parte da acqua (98%), proteine e glicosamminoglicani, a loro volta costituiti per il 98% da acido ialuronico, che lubrifica e assorbe gli shock subiti dall’articolazione durante i movimenti.

Le proprietà meccaniche del liquido sinoviale sono strettamente correlate alle caratteristiche biochimiche dell’acido ialuronico e alle sue interazioni con le proteine. A causa di invecchiamento o di patologie si osserva una diminuzione delle proprietà meccaniche del liquido sinoviale, come conseguenza di una diminuzione di concentrazione e di peso molecolare dell’acido ialuronico.

Un modo di contrastare l'osteoartrosi è quello di ripristinare la viscoelasticità del liquido articolare. Il principio attivo alla base di tale strategia è proprio l'acido ialuronico. La supplementazione procura un sollievo dal dolore a lungo termine. Il trattamento è sostanzialmente privo di effetti collaterali. L’acido ialuronico rimane confinato dentro l’articolazione, dove svolge una funzione prevalentemente meccanica. Come l’olio dei motori ogni tanto deve essere aggiunto perché con il passare dei mesi si esaurisce…

#8176 Data pubblicazione: 10-11-2008
Fonte: Redazione Sanihelp.it

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Meno invalidità con l'artrosi

La terapia classica per fermare l’invalidità provocata dall’osteoartrosi si basa sulla somministrazione di sintomatici e solo in ultima istanza, quando ormai il processo degenerativo è irreversibile, si ricorre a un intervento chirurgico di sostituzione protesica.

Dall’ultimo congresso dell’American College of Reumatology è arrivata una grande novità che porterà a un forte miglioramento della qualità della vita dei malati di osteoartrosi. Due studi, il primo pubblicato tre anni fa su the Lancet e il secondo appena pubblicato dalla rivista Archives of Internal Medicine, hanno dimostrato che esiste una cura migliore: la classica terapia antidolorifica, se affiancata dalla somministrazione di Glucosamina Solfato fa diminuire drasticamente la necessità di ricorrere a un intervento chirurgico.

Tutto questo perché la Glucosamina Solfato è in grado di rallentare l’evoluzione del decadimento della struttura articolare e limitare la progressione dei sintomi.

Così spiega il professor Karel Pavelka, direttore dell’Istituto di Reumatologia dell’Università di Praga: «5 anni dopo il termine del primo studio abbiamo constatato come dei 136 pazienti che Avevano seguito il trattamento da 12 mesi a 3 anni, ben il 16.4% di coloro ai quali veniva somministrato il placebo erano andati incontro a sostituzione protesica del ginocchio nei 5 anni successivi, contro il solo 4.3% di quelli precedentemente trattati con Glucosamina Solfato. La riduzione del rischio di finire sul tavolo del chirurgo, è pertanto del 73%».

Gli studiosi hanno osservato che i pazienti che avevano dovuto ricorrere alla protesi erano soprattutto quelli in cui si era notato un restringimento più grave dello spazio articolare durante lo studio, la cui incidenza era stata fortemente ridotta dalla Glucosamina Solfato. Ciò sostiene in pieno l’ipotesi degli autori secondo i quali quell’osservazione rappresentava in effetti un rallentamento nella progressione della malattia.

Un’ottima notizia anche per la ricerca italiana visto che la Glucosamina Solfato è stata sviluppata nei laboratori della Rottapharm di Monza.
#1869 Data pubblicazione: 10-11-2004
Fonte: Redazione Sanihelp.it

Glossario per Osteoartrosi - Enciclopedia medica

 - Artropatia  - Articolazione
 - Cartilagine  - Fans
 - Osteoartrosi  - Osteofita
 - Steroidi


Farmaci

 - AIRTAL*40CPR RIV 100MG  - AIRTAL*OS 30BUST 100MG
 - ALGIX*20CPR RIV 60MG AL/AL  - ALGIX*20CPR RIV 90MG AL/AL
 - ALGIX*5CPR RIV 120MG AL/AL  - ALGIX*7CPR RIV 30MG
 - ALKET*28CPS 200MG RP  - ARCOXIA*20CPR RIV 60MG AL/AL
 - ARCOXIA*20CPR RIV 90MG AL/AL  - ARCOXIA*28CPR RIV 30MG AL/AL
 - ARCOXIA*5CPR RIV 120MG AL/AL  - ARCOXIA*5CPR RIV 90MG AL/AL
 - ARCOXIA*7CPR RIV 30MG AL/AL  - ARTAXAN*30CPR RIV 1G
 - ARTAXAN*OS GRAT 30BUST 1G  - ARTILOG*20CPS 200MG AL/PVC TRA
 - ARTROSILENE*6F 2ML 160MG/2ML  - ARTROTEC*10CPR 75MG+200MCG
 - ARTROTEC*30CPR 75MG+200MCG  - BREXIN*10SUPP 20MG
 - BREXIN*20BUST GRAT 20MG  - BREXIN*30CPR DIV 20MG
 - BREXIN*30CPR EFF 20MG  - BREXIVEL*IM 6F 1ML 20MG/1ML
 - BRUFEN*20CPR RIV 800MG RP  - BRUFEN*30CPR RIV 400MG PVC/ALU
 - BRUFEN*30CPR RIV 600MG  - BRUFEN*30CPR RIV 600MG
 - BRUFEN*30CPR RIV 600MG PVC/PVD  - BRUFEN*OS GRAT 30BUST 600MG
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Tag cloud dei sintomi

perdita completa della mobilità rigidità dolori alle articolazioni dolore alla mano

© 2014 sanihelp.it. All rights reserved.
Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 10-11-2008

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