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Ulthera agisce con gli ultrasuoni

Bisturi addio, arriva il lifting non chirurgico

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Pubblicato il: 18-05-2015

Sanihelp.it

Basta incisioni, cicatrici, ricovero, anestesia e convalescenza. Da oggi il sogno del lifting non chirurgico sembra un po’ più vicino a diventare realtà. Succede grazie all’ingresso sul mercato italiano di un dispositivo a ultrasuoni, da tempo utilizzato negli States: Ulthera, un manipolo che si applica su viso e collo e che svolge contemporaneamente due funzioni. La prima è quella di inviare su un monitor un’immagine ecografica dei tessuti, fino a 8 mm di profondità; la seconda è quella di emettere onde acustiche selettive, stimolando il meccanismo rigenerativo dell’organismo.

Focalizzati a specifiche profondità (1,5 mm, 3 mm e 4,5 mm), gli ultrasuoni creano dei punti di coagulazione termica in cui vengono raggiunte temperature di 60-70°C. In prossimità di questi punti, il collagene viene danneggiato o meglio, con termine medico, denaturato. È l’inizio della reazione infiammatoria che vede l’attivazione, proprio a scopo riparatorio, dei fibroblasti, le cellule che producono nuovo collagene, una proteina fondamentale per l’elasticità e compattezza dei tessuti. La formazione di nuovo collagene inizia 90 giorni dopo il trattamento e si conclude nel giro di 6 mesi. Il risultato è un effetto lifting che dura per circa un anno e mezzo. Al termine di questo periodo, il trattamento può essere ripetuto.

A proposito di trattamento, a seconda delle aree da trattare dura 30-60 minuti, è fastidioso ma non doloroso (si avvertono intenso calore e punzecchiature) e può lasciare dietro di sé gonfiore e arrossamento, che però scompaiono nel giro di 48 ore e si possono mascherare con il trucco.

«Il principio di fondo, cioè quello di stimolare il meccanismo di rigenerazione localizzata, è comune a tecniche e dispositivi già utilizzati e diffusi, come il needling e la radiofrequenza – dice Fabrizio Malan, presidente della SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica –. Il vantaggio di Ulthera è però quello di agire sotto controllo ecografico e quindi con una precisione e un’efficacia maggiore».

Detto questo, è importante ricordare che anche gli ultrasuoni non sono la soluzione per tutti e per tutti i casi. «A noi chirurghi plastici succede spesso – dice ancora Malan – di incontrare pazienti che ci chiedono specifici trattamenti. Ma è assurdo, come se si andasse dall’oculista chiedendogli un trattamento laser alla retina o dal dentista con la richiesta di una devitalizzazione. Anche in chirurgia estetica, tocca allo specialista selezionare i casi in relazione alle possibilità, chirurgiche o di medicina estetica. Ulthera, con eventuale abbinamento di filler e tossina botulinica, può dare una risposta efficace a chi preferisce le strade più soft e ha bisogno di un ringiovanimento visibile ma contenuto».  

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SICPRE

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