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L'elettroagopuntura permetterebbe di abbassare la pressione

L'efficacia dell'elettroagopuntura nei pazienti ipertesi

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Pubblicato il: 25-08-2015

L'elettroagopuntura, una tecnica di agopuntura che impiega la stimolazione elettrica a bassa tensione, sarebbe in grado di abbassare la pressione nei pazienti ipertesi.

Sanihelp.it - L’ipertensione (comunemente detta 'pressione alta') è uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, un dato importante se si considera che queste ultime sono la prima causa di morte al mondo.

In Italia poi, secondo l’Oec/Hes (Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey), il 56% degli uomini e il 43% delle donne di età compresa tra i 35 ed i 79 anni sarebbe ipertesa, una situazione preoccupante considerando che la stragrande maggioranza dei casi (circa il 90-95%) potrebbe essere evitata migliorando lo stile di vita.

Oltre a seguire un’alimentazione sana, dedicarsi costantemente alla pratica di un’attività fisica ed evitare vizi nocivi come il fumo, uno studio ha dimostrato come sia possibile trattare efficacemente l’ipertensione con l’elettroagopuntura, una tecnica sviluppata in Cina negli anni Trenta che impiega impulsi di corrente elettrica a bassa tensione per stimolare diversi agopunti del corpo.

Gli effetti dell'elettroagopunutra, come dimostrato dai ricercatori del Centro di Medicina Integrativa dell’Università della California, durerebbero fino ad un mese e mezzo dopo la seduta, pertanto un ricorso regolare a questa tecnica potrebbe essere d’aiuto per controllare l’ipertensione da lieve a moderata, e diminure nel contempo il rischio di ictus e malattie cardiache.

Nello specifico, la ricerca ha coinvolto 65 pazienti ipertesi che non ricevevano alcun farmaco per l’ipertensione: i risultati del test hanno rilevato come il 70% dei partecipanti, dopo aver effettuato una seduta di elettroagopuntura con gli agopunti collocati sui polsi e sotto ciascun ginocchio, avessero beneficiato di un abbassamento della pressione sanguigna (mediamente di 6-8 mmHg per la pressione sanguigna sistolica e 4 mmHg per la pressione diastolica) che ha poi persistito per il mese e mezzo successivo.

«Questo studio clinico è il culmine di oltre un decennio di ricerche in questo settore – commenta il dottor John Longhurst dall’Università della California – Utilizzando il rigore scientifico occidentale per convalidare un’antica terapia orientale, abbiamo ottenuto una guida integrata utile per il trattamento di una malattia che colpisce milioni di persone nel mondo».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
University of California

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