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Diagnosi precoce della sindrome feto-alcolica

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Pubblicato il: 24-04-2019

Diagnosi precoce della sindrome feto-alcolica © iStock

Sanihelp.it - Le donne che consumano alcol in gravidanza espongono il bambino allo sviluppo della sindrome feto alcolica (FAS) che rappresenta la prima causa di ritardo mentale nel bambino nel mondo occidentale.

Le donne difficilmente ammettono di avere un problema con l’alcol e l’unico modo per evitare l’insorgenza della problematica è una completa astensione dall’alcol.

Un lavoro di ricerca condotto presso l’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn) e il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio (CrarL) di Sapienza Università di Roma pubblicato rivista Addiction Biology, ha evidenziato la strada percorribile per arrivare a diagnosticare precocemente e inequivocabilmente la sindrome feto alcolica.

«Il lavoro ha esaminato l'associazione tra l'etilglucuronide (EtG) nelle urine di donne in gravidanza e la presenza di alcuni indicatori fisici tipici della sindrome, mediante l’uso dell’ecografia prenatale effettuata nel secondo trimestre di gestazione. L’EtG si forma solo in caso di assunzione di alcol tre-quattro giorni precedenti l’esame, per cui la positività a questo biomarcatore è indice di consumo certo- spiega Mauro Ceccanti, direttore del CrarL che spiega anche- L’analisi dell’EtG nelle urine potrebbe essere quindi utilizzata come indicatore di consumo materno di alcol anche occasionale durante la gravidanza, per allertare sulle possibili ripercussioni sul feto e successivamente sul bambino, permettendo quindi una diagnosi precoce di FAS».

«Considerate l’inaffidabilità e la variabilità dei self-reports materni, cioè delle ammissioni volontarie di comportamenti a rischio da parte delle madri, e l’assenza di un profilo neuro-comportamentale univoco da utilizzare a scopo diagnostico, una valutazione oggettiva per stabilire il consumo di etanolo durante la gravidanza e la conseguente esposizione del feto all’alcol è importante» conclude Marco Fiore del Cnr-Ibcn.



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Cnr

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