Sanihelp.it – Se lo conosci, lo curi. La prevenzione e i sintomi da non trascurare per affrontare una malattia che ogni anno conta in Italia 40.000 nuove diagnosi. Il 6 marzo 2026 si celebra la Giornata mondiale del linfedema.
Cos’è il linfedema
Il linfedema è stato a lungo considerato una malattia rara, ma i numeri raccontano un’altra storia: ne soffrono 250 milioni di persone nel mondo e in Italia si registrano 40.000 nuove diagnosi all’anno. Si manifesta con l’accumulo di linfa – un liquido trasparente che circola nel sistema linfatico – nei tessuti degli arti superiori o inferiori, che per questo appaiono gonfi. Le conseguenze sono difficoltà nel movimento, nel vestirsi, infezioni ricorrenti e problemi nella vita personale e sociale.
«Spesso il paziente non è informato sulla malattia e per questo non ne riconosce i sintomi», dice Franco Bassetto, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE). «Per questo ormai da anni la nostra società scientifica dedica a questa patologia una giornata di aggiornamento scientifico e sensibilizzazione, il Lymphedema Day SICPRE, che quest’anno si svolge il 6 marzo da Pisa».
«In molti casi i pazienti arrivano alla diagnosi di linfedema quando il gonfiore è stabile e persistente, e quindi in uno stadio clinico intermedio o avanzato», spiega Emanuele Cigna, professore ordinario di Chirurgia Plastica all’Università degli Studi di Pisa e organizzatore del Lymphedema Day SICPRE 2026.
Sintomi del linfedema: come riconoscerlo
Riconoscere precocemente i segnali del linfedema è fondamentale per iniziare il trattamento il prima possibile. I primi sintomi possono essere sfumati e vengono spesso confusi con altre condizioni. Ecco a cosa prestare attenzione:
Nelle fasi iniziali il gonfiore è saltuario e si presenta soprattutto a fine giornata, accompagnato da una sensazione di pesantezza e tensione nell’arto interessato. Possono comparire crampi, soprattutto notturni, formicolio e talvolta prurito. A questi segnali si aggiungono i segni lasciati da calzini, sandali, bracciali o anelli, che indicano una ritenzione di liquidi anomala.
Con il passare del tempo, se la malattia non viene trattata, il gonfiore diventa permanente e presente fin dal mattino. La cute si arrossa, diventa calda e può bruciare. Nei casi più avanzati si assiste a un indurimento della pelle e dei tessuti sottostanti (fibrosi), e possono comparire cisti o bolle che, rompendosi, si trasformano in ulcere difficili da guarire.
Un semplice test che anche il medico di base può eseguire è il segno di Stemmer: si prova a sollevare verso l’alto la plica cutanea di un dito del piede. Se non è possibile pizzicarla, questo è un indicatore della presenza di linfedema. In caso di sospetto, gli esami diagnostici di riferimento sono la linfoscintigrafia e la linfangiografia con risonanza magnetica.
Chi nota gambe gonfie e pesanti in modo persistente dovrebbe consultare il proprio medico per escludere o confermare un linfedema, soprattutto se ha affrontato in passato terapie oncologiche.
Linfedema primario e secondario: le cause
Il linfedema può essere primario, quando insorge a seguito di anomalie congenite del sistema linfatico. Si tratta di una condizione che può manifestarsi fin dalla nascita (linfedema congenito), durante la pubertà (linfedema precoce) o dopo i 35 anni (malattia di Meige). Il linfedema primario colpisce con maggiore frequenza le donne.
Più comune è il linfedema secondario, che compare come conseguenza di altre patologie o trattamenti. In particolare, sei casi su dieci colpiscono pazienti che hanno affrontato terapie oncologiche – soprattutto per cancro del seno, ma anche della cervice, dell’utero e della prostata – che hanno comportato l’asportazione chirurgica dei linfonodi. Anche la radioterapia nella zona ascellare o inguinale può danneggiare il sistema linfatico e favorire l’insorgenza della malattia.
Il linfedema provoca dolore, difficoltà nel movimento, aumenta il rischio di infezioni e ha inevitabilmente ricadute sulla qualità della vita di chi ne soffre.
Prevenzione e trattamento conservativo
Anche se dal linfedema non si guarisce completamente, affrontare la malattia al più presto permette di gestirla in modo efficace, rallentandone la progressione e migliorando sensibilmente la qualità della vita.
Il controllo del peso è il primo passo: il sovrappeso e l’obesità aumentano la pressione sui vasi linfatici e aggravano il gonfiore. La cura della cute – dall’igiene quotidiana all’idratazione costante – è altrettanto importante per prevenire le infezioni, che nei pazienti con linfedema possono essere frequenti e peggiorare il quadro clinico.
Tra le misure conservative più efficaci rientrano l’uso di bracciali o calze elastiche a compressione graduata, l’auto-bendaggio e la ginnastica decongestiva, ovvero esercizi specifici pensati per favorire il deflusso della linfa. Il linfodrenaggio manuale – un massaggio lento e delicato eseguito da personale specializzato – è uno dei pilastri della terapia. Per saperne di più su questa tecnica, è utile approfondire come funziona il drenaggio linfatico.
È inoltre consigliato evitare fonti di calore intense, sforzi fisici eccessivi e indumenti troppo stretti sull’arto interessato. Vaccinazioni, prelievi di sangue e misurazioni della pressione andrebbero effettuati, quando possibile, sull’arto non coinvolto.
Quando serve la chirurgia per il linfedema
Negli stadi più avanzati, quando le terapie conservative non sono sufficienti, si ricorre alla chirurgia. L’intervento più diffuso è quello di anastomosi linfatico-venosa: permette di collegare i vasi linfatici ostruiti a piccole vene, in modo che la linfa possa defluire nel sistema venoso, riducendo il gonfiore.
Si tratta di interventi di microchirurgia e supermicrochirurgia che richiedono competenze e strumentazioni tecnologiche avanzate e che devono essere eseguiti esclusivamente in centri altamente specializzati.
In alcuni casi, e sempre con la massima personalizzazione del trattamento, può essere effettuato il trapianto di linfonodi: tessuto linfatico viene prelevato ad esempio dall’addome e trasferito al cavo ascellare per ridurre il gonfiore del braccio, senza causare problemi nel sito di prelievo.
L’ultima novità è l’ingresso del robot in sala operatoria per gli interventi sul linfedema. Una tecnologia promettente che, come sottolinea il professor Cigna, non sostituisce però la formazione e l’esperienza del chirurgo, che restano fondamentali per il successo dell’intervento.
Giornata mondiale del linfedema 2026: il Lymphedema Day SICPRE
Il 6 marzo 2026 si celebra il World Lymphedema Day, la Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione su questa malattia. In Italia la SICPRE organizza il Lymphedema Day SICPRE 2026, evento di aggiornamento scientifico e informazione al pubblico che quest’anno si svolge a Pisa, sotto la direzione del professor Emanuele Cigna.
La giornata rappresenta un’occasione per mettere in contatto pazienti e specialisti, informare sulla diagnosi precoce e sulle opzioni terapeutiche, e dare voce a chi convive con questa condizione. La SICPRE dedica da anni eventi simili ad altre tematiche della chirurgia plastica ricostruttiva, come il BRA Day per la ricostruzione mammaria e il Post-Bariatric Day per il rimodellamento corporeo negli ex-obesi.
Per approfondire come è stato affrontato il tema negli anni precedenti, è possibile consultare il resoconto del Lymphedema Day 2025 da Bari.
Un esempio di quanto la sensibilizzazione sia importante arriva anche dal mondo dello spettacolo: l’attrice Kathy Bates, colpita da linfedema dopo una doppia mastectomia, ha scritto pubblicamente della sua esperienza per chiedere maggiore attenzione e ricerca sulla malattia.
Il linfedema è una malattia rara?
No. Nonostante sia ancora poco conosciuto, il linfedema colpisce circa 250 milioni di persone nel mondo. Solo in Italia si registrano 40.000 nuove diagnosi ogni anno, un numero che lo colloca ben al di fuori delle malattie rare.
Quali sono i primi sintomi del linfedema?
I segnali iniziali comprendono un gonfiore saltuario (soprattutto a fine giornata), sensazione di pesantezza e tensione nell’arto, crampi notturni, formicolio e talvolta prurito. Segni lasciati da calzini, anelli o bracciali possono indicare una ritenzione anomala di liquidi. Se il gonfiore diventa persistente, è fondamentale consultare un medico.
Qual è la differenza tra linfedema primario e secondario?
Il linfedema primario è causato da anomalie congenite del sistema linfatico e può comparire alla nascita, in pubertà o in età adulta. Il linfedema secondario – più frequente – insorge come conseguenza di trattamenti medici, in particolare l’asportazione dei linfonodi durante terapie oncologiche per tumori del seno, cervice, utero o prostata.
Quando è necessario l’intervento chirurgico?
La chirurgia viene considerata quando il linfedema è in stadio avanzato e le terapie conservative (compressione, linfodrenaggio, ginnastica) non bastano a controllare il gonfiore. Gli interventi di microchirurgia e supermicrochirurgia possono creare nuove vie di deflusso per la linfa o trapiantare linfonodi funzionanti nella zona interessata.



