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Cellulite


La malattia č anche conosciuta come:
lipodistrofia ginoide, liposclerosi, panniculopatia edematofibrosclerotica, panniculosi


La temiamo, la combattiamo, ma sappiamo davvero cos’è la cellulite, perché nasce e che sviluppo segue? Ecco tutte le risposte per affrontarla al meglio.
Categoria: Malattie dermatologiche
Sigla: PEFS

Che cos'è - Cellulite

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Cellulite: identikit di una malattia

La cellulite, o panniculopatia edematofibrosclerotica, può essere definita come un’alterazione del profilo cutaneo che nelle donne si manifesta caratteristicamente all’addome, ai glutei, alle cosce e alle ginocchia, con il tipico aspetto a buccia d’arancia.

Il termine cellulite è stato coniato per la prima volta nel 1920 e da allora sono stati utilizzati numerose altre nomenclature, come liposclerosi, panniculosi, lipodistrofia ginoide (GLD), panniculopatia edematofibrosclerotica (PEFS).

Dal punto di vista etimologico, con cellulite si indica un disordine metabolico localizzato a livello di derma e sottocute che modifica l’aspetto del corpo femminile.
Spesso la cellulite viene identificata con l’adiposità localizzata, ma si tratta di due condizioni ben distinte, infatti quest’ultima rappresenta solo un accumulo di tessuto adiposo in determinate aree corporee. Al contrario, nella cellulite ci sono alterazioni di tipo metabolico, istochimico, biochimico ed ultrastrutturale che possono associarsi o meno al quadro di adiposità localizzata.

La cellulite colpisce circa l’85% delle donne caucasiche, indipendentemente dal loro peso corporeo e dall'età, anche se tali fattori possono essere aggravanti. Nell’uomo la cellulite è un fenomeno raro.

Dal punto di vista ezio-patogenetico si riconoscono una serie di fattori predisponenti genetico-costituzionali, come la razza, il sesso, il biotipo, la familiarità, con aggravamento in alcune fasi della vita della donna, quali la pubertà, la gravidanza, la menopausa.

Ci possono essere patologie concomitanti di tipo endocrino (iperestrogenismo, ipercorticosurrenalismo, ipotiroidismo, ecc), obesità, disfunzioni epatiche, ipertensione arteriosa, alterazioni della circolazione venosa e linfatica, cause iatrogene, ecc. Inoltre ci sono fattori scatenanti, come l’assunzione di anticoncezionali orali, terapie ormonali, uno stile di vita inadeguato (alimentazione disordinata, alcol, fumo, sedentarietà, sovrappeso, ecc), problemi di tipo posturale, l’uso di indumenti stretti, calzature alte e così via.

Le cause d’insorgenza sono diverse, ma la prima e più importante è legata al ruolo svolto dagli estrogeni (soprattutto del 17 beta-estradiolo), che favoriscono la ritenzione idrica e il naturale deposito di cellule adipose in particolari zone del corpo femminile (cosce, fianchi, glutei). Gli estrogeni influenzano anche la microcircolazione, il delicato meccanismo di scambio di liquidi nei tessuti, che è profondamente coinvolto nella genesi della cellulite.
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La cellulite è una malattia vera

Anche se è considerata da molti un semplice inestetismo, la cellulite in realtà è una vera e propria patologia cutanea. La sua causa principale è una particolare insufficienza venosa, per la quale i tessuti cutanei superficiali non riescono ad allontanare correttamente i liquidi, che così ristagnano.

In un primo momento liquidi e residui tossici si accumulano nel tessuto, poi le cellule adipose si isolano e si gonfiano per la difficoltà a smaltire i grassi. Questo porta alla formazione di un tessuto fibroso reattivo con la tendenza progressiva ad avvolgere tutto.

Il processo è abbastanza lento, e si suddivide in tre fasi: la forma iniziale è dura o compatta, con ristagno di liquidi senza alterazioni strutturali sostanziali. La pelle appare ispessita e ben aderente ai piani profondi, e l’aspetto a buccia d’arancia si nota solo pizzicando la parte con le dita.

La cellulite molle o flaccida è invece la forma in cui le cellule adipose tendono a gonfiarsi, causando una notevole alterazione della silhouette, con buccia d’arancia e noduletti evidenti alla palpazione profonda.

La cellulite edematosa, infine, è quella con massimo infarcimento dei tessuti, in cui si è verificato l’inglobamento delle normali strutture cutanee da parte del tessuto cicatriziale. In questa fase, per fortuna poco frequente, il danno tissutale è elevatissimo, e non sempre è possibile il recupero del danneggiamento della figura: purtroppo la cellulite non regredisce mai spontaneamente.

Oltre a questi sintomi specifici, alla malattia spesso si accompagnano altri disturbi quali fragilità capillare, t eleangectasie o vene varicose, smagliature e piccole ecchimosi. Inoltre la parte si presenta più fredda e insensibile, e se si sta molto tempo in piedi si possono avvertire gonfiori o intorpidimenti alle gambe.
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Cellulite: le alterazioni strutturali

La cellulite è caratterizzata tipicamente da modificazioni istologiche e biochimiche a carico dell’ipoderma (tessuto adiposo) e del derma sovrastante.

I meccanismi che portano alla formazione della cellulite sono complessi. Essi si manifestano primariamente a carico dell’ipoderma con modificazioni degli adipociti, che aumentano di volume (ipertrofia) e di numero (iperplasia), con alterazione della loro forma (anisopoichilocitosi). In seguito si assiste a dissociazione e rarefazione del tessuto adiposo con neoformazione di fibre collagene che si ispessiscono e vanno a incapsulare in piccoli ammassi gli adipociti degenerati, formando i micronoduli.

Successivamente i micronoduli confluiscono formando i macronoduli, palpabili e clinicamente visibili, aderenti ai piani sottostanti. I fasci fibrosi connettivali vanno incontro a progressiva sclerosi (indurimento), stirando la cute verso i piani profondi e creando quelle depressioni responsabili del tipico aspetto a materasso.

Per quanto riguarda la microcircolazione locale, si assiste fin dall’inizio a un’alterazione a carico del distretto arteriolo-capillare-venulare, con aumento della permeabilità vasale e conseguente edema intercellulare, ispessimento delle pareti, fibrosclerosi, ecc. In seguito tale processo degenerativo coinvolge anche la microcircolazione e il derma sovrastanti.
Qui i fibroblasti incrementano la produzione dei glicosaminoglicani, come l’acido ialuronico, molecola in grado di richiamare acqua e quindi di dare origine alla ritenzione idrica, tipica della cellulite.

Nella donna, inoltre, il tessuto adiposo nelle aree ginoidi ha una particolare disposizione, diversa da quella che si riscontra nell’uomo. Infatti nella donna i setti fibrosi sono perpendicolari alla superficie cutanea e separano voluminosi lobuli in sezioni rettangolari. Quando il tessuto adiposo si scompagina, aumenta il volume dei lobuli e le trabecole di fibre collagene si sclerotizzano come nella PEFS, si determina una compressione del tessuto adiposo verso il derma, con le tipiche manifestazioni cliniche (cute a buccia d’arancia, a materasso, ecc).
Nel tessuto sottocutaneo dell’uomo invece i setti fibrosi sono disposti in modo romboidale, formando dei lobuli di forma poligonale che anche in caso di grandi accumuli adiposi, non sono in grado di invadere il derma.
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Cellulite: e se la causa fosse la pillola?

Il termine cellulite (o più propriamente panniculite) descrive la manifestazione clinica di una patologia multifattoriale molto diffusa nel sesso femminile, risultato di un insieme di modificazioni del microcircolo arteriolo-venulare, del tessuto adiposo e di quello connettivo.

Mentre appare chiaro il ruolo svolto dagli estrogeni nel regolare l’eziopatogenesi e il decorso della malattia, e i vari studi cito-istopatologici hanno ormai da tempo ben chiarito le tappe del processo che comporta le degenerazioni cellulari ed extracellulari coinvolte nella formazione della panniculite, poco si sa sulla selettività della malattia (un alto tasso di estrogeni circolanti non significa necessariamente che si instaurino le condizioni affinché si manifesti una panniculite).
La malattia si manifesta nei soggetti geneticamente predisposti; difatti la familiarità è spesso riferita dai pazienti.

Nei soggetti predisposti o in cui le modificazioni cellulari tipiche della malattia siano presenti, l’uso degli estroprogestinici (a scopo contraccettivo o curativo) può senz’altro favorire e agevolare non solo la panniculite, ma anche altre manifestazioni cliniche in parte o in tutto diverse(confrontare argomenti correlati e sulla capillaropatia, o micro-macrotelangiectasia, insorgenza di eventi trombotici ecc.).

In commercio esistono attualmente prodotti estroprogestinici contenenti composti ormonali di ultima generazione favorenti la diuresi e quindi che, almeno in teoria, dovrebbero contrastare una delle componenti eziopatogenetiche della panniculite (ritenzione idrica).
In realtà la complessità multifattoriale della malattia spiega perché non sia sufficiente il cambiamento del farmaco estroprogestinico o l’utilizzo di uno dei tanti prodotti commerciali in crema utilizzabili per beneficiare di miglioramenti visibili e apprezzabili.
Nei soggetti geneticamente predisposti, quindi, l’utilizzo della pillola estroprogestinica può favorire o agevolare il decorso di una malattia che verosimilmente si instaurerebbe comunque.

Dopo le cattive notizie, ecco le positive: la panniculite può essere contrastata efficacemente se curata e controllata in modo serio e secondo protocolli collaudati.
Si deve evitare nel modo più assoluto l’utilizzo di diuretici. Tali farmaci (ma anche alcune erbe medicinali) possono essere estremamente pericolosi poiché comportano sia deplezione degli elettroliti che abbassamento della volemia, mentre non incidono assolutamente sulla panniculite.

Ci si rivolga dunque a studi medici seri, in cui il chirurgo vascolare / angiologo / flebologo valuterà la clinica, l’importanza della linfostasi ed eventualmente della linfangite, eseguirà attento ecocolordoppler ed ecografia tissutale degli arti inferiori, proporrà cicli di fisiokinesiterapia / massoterapia drenante abbinata a endermologie, l’eventuale utilizzo di calze elastocontentive e affiderà la paziente allo specialista dermatologo anche per cicli di mesoterapia.

I soggetti che devono o vogliono utilizzare estroprogestinici hanno in tal modo la possibilità di tenere sotto controllo le varie manifestazioni della panniculite, al pari della popolazione femminile che per motivi culturali o ideologici o per mancanza di necessità non li utilizzano.
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Prevenzione - Cellulite

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Cellulite: cosa fare, cosa evitare

Al di là della predisposizione ereditaria, non esiste una tipologia di donna particolarmente a rischio di cellulite, né una potenzialmente esente.

Tuttavia ci sono dei campanelli d’allarme che preannunciano una probabile comparsa di cellulite:

  • Predisposizione familiare
     
  • Immobilità o ingessature prolungate
     
  • Sovrappeso
     
  • Bacino largo e forme mediterranee
     
  • Vita sedentaria
     
  • Molto tempo in piedi
     
  • Sbalzi del ciclo mestruale
     
  • Abbandono di attività sportiva
     
  • Dieta ricca di dolci e bibite gassate

Se ci si riconosce in almeno due di queste definizioni, meglio correre ai ripari, adottando comportamenti semplici tesi a stimolare una buona circolazione linfatica e venosa, come evitare la vita sedentaria e l’immobilità delle gambe, evitare di stare troppo tempo in piedi senza muoversi, tenere le gambe più alte del bacino quando si sta sedute, massaggiare le gambe dalla caviglia in su prima di coricarsi, evitare indumenti stretti (dai jeans agli slip), scarpe con tacchi alti e punte strette e fonti di calore dirette sulle gambe.

Per la prevenzione della cellulite, poi, è fondamentale l’attenzione alla dieta, che deve essere equilibrata, ricca di verdura e povera di sale, e ricchissima di acqua, meglio se associata a movimento di tipo aerobico.
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7 trucchi anticellulite

Prendersi cura del proprio corpo è un piacere spesso dimenticato, ma non solo. È anche il modo per tenere lontani disturbi e malattie, avere un fisico più sano e quindi più appagante.

Gli ambiti da controllare sono quelli che regalano benessere nella vita quotidiana, dal cibo al sonno al movimento. Puntando su questo, si può prevenire la cellulite in 7 mosse.

  1. I piedi sono fondamentali per una buona circolazione sanguigna, che è alla base della lotta della cellulite. Pediluvi in acqua salata, bagni caldi e freddi e massaggi plantari con una pallina da tennis saranno un toccasana.
  2. Le gambe sono la sede principale del problema. La parola d’ordine è tonificare, per esempio con ossigenanti passeggiate all’aria aperta. L’importante è fare passi lunghi, mettendo un piede davanti all’altro e contraendo i glutei..
  3. Data l’importanza dell’ossigeno per combattere la cellulite, non si può trascurare la respirazione. Il trucco è inspirare lentamente dal naso gonfiando e espirare dalla bocca per liberare il diaframma, rimanendo in apnea per 15 secondi tra una fase e l’altra. Così si favorisce lo smaltimento dei grassi.
  4. Una corretta postura favorisce la buona circolazione venosa, perché i muscoli ottimizzano la loro posizione e spingono il sangue verso l'alto. Stringere i glutei e raddrizzare la schiena: anche la lordosi è scongiurata!
  5. No all’ansia e allo stress, che causano ritenzione idrica e infiammazioni ai vasi sanguigni, rallentano la circolazione e invogliano a mangiare zuccheri. È utile rilassarsi con tecniche comportamentali come lo yoga.
  6. Niente riattiva la microcircolazione meglio di una doccia mattutina, meglio se eseguita con il metodo di Kneip: getti di acqua calda e fredda alternati e diretti in senso circolatorio partendo dai piedi per risalire lungo la gamba fino ai glutei. Utile effettuare anche un massaggio esfoliante con un guanto di crine.
  7. Da non sottovalutare l’importanza di una dieta equilibrata. Sì ai carboidrati e a cibi alcalinizzanti come pasta e riso, cereali integrali, patate, legumi, biscotti e latte di soia; attenzione invece ai grassi animali e agli zuccheri raffinati. Via libera a frutta e verdura, che forniscono grandi quantità di acqua e sostanze nutritive utili per combattere la ritenzione idrica. Un piccolo trucco è immergerle in acqua fredda per un paio d’ore prima di consumarle, in modo da aumentare il contenuto idrico. Infine, non fatevi tentare dal digiuno: se si salta il pasto, l'organismo richiederà più zuccheri per far fronte ai bisogni energetici.

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Sintomi - Cellulite

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Cellulite: i quattro stadi

La cellulite può essere classificata in quattro stadi in base alle modificazioni di tipo istopatologico e clinico. In ogni distretto corporeo possono coesistere differenti gradi.

I STADIO
Grado iniziale caratterizzato da alterazioni microcircolatorie e da edema del tessuto adiposo. La cute si presenta lievemente pastosa alla palpazione. Cellulite asintomatica, senza alterazioni cliniche.

II STADIO
Progressione delle alterazioni microcircolatorie per iniziale ispessimento delle fibre connettivali e strozzamento dei vasi ipodermici. Parestesie e lieve dolenzia alla palpazione. Solo alla compressione (o irrigidendo il muscolo sottostante) appare il caratteristico aspetto a buccia d'arancia, pallore e ipotermia.

III STADIO
La fibrosi iniziale evolve in vera e propria sclerosi a carico del tessuto connettivo di sostegno e del derma sovrastante, con formazione di micronoduli nel tessuto adiposo. L’epidermide è ipercheratosica (xerotica, secca) per diminuzione dell’ossigenazione a causa delle alterazioni a carico della microcircolazione locale. Spesso sono presenti delle discromie. Compaiono chiari segni di insufficienza venosa e/o linfatica, come teleangectasie ed edema franco dei tessuti. La cute presenta l’aspetto a buccia d'arancia, con depressioni più o meno evidenti. Le regioni interessate sono dolenti alla palpazione e si apprezzano delle fini granulazioni in profondità, corrispondenti ai micronoduli.

IV STADIO
In questo stadio il danno circolatorio e tissutale è sempre più importante. I micronoduli aumentano di dimensioni (macronoduli), diventano visibili, palpabili, più aderenti ai piani profondi e unitamente alle retrazioni dei setti fibrosi sottocutanei formano quelle depressioni che conferiscono alla cute il tipico aspetto a materasso. Xerosi, discromie e segni di insufficienza venosa e/o linfatica sono sempre più rilevanti. Dolore e ipotermia alla palpazione.
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Diagnosi - Cellulite

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Cellulite: le classificazioni vecchie e nuove

La cellulite può essere classificata in base al quadro clinico in quattro gradi:

GRADO 0: nessuna alterazione clinica

GRADO I: la cute è liscia, il suo aspetto non si modifica cambiando posizione (eretta o supina), ma si modifica alla compressione o alla contrazione muscolare

GRADO II: aspetto a buccia d’arancia o a materasso evidente in posizione eretta, anche senza compressione o contrazione muscolare

GRADO III: modificazioni del grado II, con noduli e lesioni in rilievo.

Recentemente è stata proposta una nuova classificazione (attraverso uno studio effettuato su 55 donne) che pone l’attenzione su cinque aspetti morfologici: il numero delle depressioni cutanee, la loro profondità, l’evidenza clinica di lesioni in rilievo, la presenza di flaccidità cutanea e la graduazione della cellulite secondo Nürnberger e Müller. Dalla somma dei punteggi ottenuti dai cinque parametri valutati, la CSS consentirebbe di facilitare e standardizzare una più obiettiva classificazione della cellulite in: lieve, moderata e severa.

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Cellulite: prima vedi, poi chiedi

La cellulite può colpire zone del corpo differenti, da pochi cuscinetti ben delimitati ad ampie aree; anche il sesso e l’età contribuiscono in modo significativo a una collocazione differente.

Il volto e le mani non sono mai colpiti dal problema, mentre altre parti del corpo lo sono di preferenza. È il caso dei fianchi e delle natiche, zone del corpo femminile esposta per eccellenza all’accumulo di grasso. Partendo da lì, la cellulite può, con il tempo, diffondersi a tutta la gamba, sia in forma compatta che molle.

Sulla coscia, per esempio, inizialmente appaiono cuscinetti e avvallamenti, la cui prima causa è l’utilizzo di indumenti stretti indossati per tempi troppo lunghi.
Nella parte interna la cellulite generalmente è flaccida, mobile e non dolorosa, mentre nella parte posteriore si presenta sia dura che flaccida, spesso a causa di una lunga sedentarietà.

I muscoli interessati sembrano ingabbiati, e la coscia cambia aspetto e forma a seconda della posizione che si assume. Irregolarità e rientranze della superficie cutanea danno origine al classico aspetto a buccia d’arancia, che compare spesso anche nella parte posteriore del polpaccio, sulle braccia e in età avanzata anche sulle spalle.

Nelle fasi iniziali, però, non sempre è possibile riconoscere la cellulite a occhio nudo, e si rischia di confonderla con le comuni cellule adipose.
Il modo migliore per rilevarla è affidarsi a strumenti appositi. La termografia a cristalli liquidi, ad esempio, funziona con lastre di cristalli liquidi che modificano la loro disposizione in funzione della temperatura della superficie a contatto, permettendo di riconoscere un normale tessuto adiposo, più caldo, dalla temuta cellulite, più fredda.

Un altro strumento di screening efficace è la videotermografia computerizzata, che utilizza sensori termici collegati a un computer per rilevare la temperatura con precisione.

Il sistema più preciso, però, è sicuramente la videocapillaroscopia a sonda ottica.
Per mezzo di una sonda a fibre ottiche, che trasmette le immagini ingrandite fino a 1000 volte su di uno schermo, la videocapillaroscopia analizza qualsiasi superficie corporea rivelandone i problemi nascosti.
Sullo schermo si possono vedere chiari e nitidi anche i più piccoli capillari, verificando se l'irrorazione sanguigna è buona, se i tessuti sono sani o se sta per iniziare un processo degenerativo. Un buon modo per riconoscere la cellulite, ma soprattutto per prevenirla.
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Cellulite: parla il dermatologo

Di cellulite si parla, di cellulite si soffre, ma spesso quello che manca è un parere medico chiaro e imparziale. Una voce, insomma, che dica la verità in fatto di cure per la cellulite. Noi di Sanihelp.it ne abbiamo cercata una, ed è quella di Santo Raffaele Mercuri, direttore del centro di dermatologia e cosmetologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

Come prima cosa, il medico ci tiene a sottolineare la serietà del problema: «La cellulite è una malattia vera, una sofferenza della microcircolazione dovuta a una molteplicità di fattori, dall’ereditarietà, agli ormoni, alle abitudini scorrette. Le più colpite sono le donne, che ne soffrono nell’80% dei casi, ma anche gli uomini stanno iniziando a contrarla».

Ma è proprio vero che, una volta arrivata, la cellulite non se ne va più? «Non è del tutto esatto», rassicura Mercuri: «oggi infatti esistono trattamenti efficaci che sono in grado di eliminare quasi tutti i tipi di cellulite. L’importante - continua il dermatologo - è non sottovalutarla, magari confondendola con del semplice grasso localizzato, e non ricorrere ai rimedi fai-da-te: per combattere davvero la cellulite bisogna rivolgersi al medico».

E come interviene esattamente? «Innanzitutto, correggendo abitudini errate come fumo e sedentarietà, ed effettuando un’analisi attenta del problema. In base alla sua entità, verrà scelta la terapia più adatta, o la combinazione di terapie. Di solito vengono utilizzate creme cosmetiche con azione farmacologia, cioè a base di sostanze derivate da ormoni tiroidei, in associazione con trattamenti meccanici come l’ozonoterapia o la mesoterapia».

Quest’ultima, in particolare, sembra essere molto efficace: utilizzando dei piccoli aghi vengono iniettate nella parte colpita delle sostanze omeopatiche attive che in 10 sedute riducono notevolmente il problema. Il costo si aggira intorno ai 100 euro a seduta.
In fase di sperimentazione, ma già utilizzata dal dottor Mercuri, esiste anche una nuova tecnica laser, che agisce in profondità sulle cellule di grasso imprigionate dalla cellulite: sono sufficienti 8 sedute, ma da quasi 200 euro l’una.

E chi, non badando a spese, volesse ricorrere alla chirurgia estetica? «La liposuzione non va considerata solo per l’aspetto economico: gli unici casi in cui è indicata sono quelli su zone limitate e in giovane età; altrimenti rischia di essere una grande delusione. Piuttosto - conclude Mercuri - meglio ricorrere a massaggi linfodrenanti o a base di fanghi stimolanti: se eseguiti da persone esperte sono molto efficaci. L’importante è rimanere sotto costante controllo medico».

Insomma, sembra che da queste parole emerga un messaggio chiaro: non bisogna arrendersi alla cellulite, è un ospite indesiderato che si può cacciare.
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Cura e Terapia - Cellulite

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Cellulite: tante terapie, uno scopo: drenare

Nonostante si sentano in giro mille promesse, la dura realtà è questa: la cellulite si può migliorare, ma non eliminare.
Anche in fatto di miglioramento, poi, esistono proposte più o meno serie, che spesso sfruttano il grande disagio psicologico generato dal problema.

Il primo consiglio, quindi, è diffidare da massaggi, trattamenti e vibromassaggiatori vari proposti da personale non qualificato o peggio in tv. Anche l’esercizio fisico fai-da-te spesso produce più danni che benefici.

Esistono invece centri specializzati, seguiti da medici, che propongono diverse terapie. Vediamo, in una rapida carrellata, quali sono le più diffuse.

  • Terapie drenanti o linfodrenanti: migliorano il deflusso sanguigno e linfatico e favoriscono il riassorbimento dei liquidi extravasali che da lì vengono eliminati per le normali vie circolatorie.

     
  • Pressoterapia: esercita un linfodrenaggio meccanico attraverso gambali in cui viene insufflata aria compressa o acqua dal basso verso l’alto. Questo aiuta il deflusso linfatico, favorisce il riassorbimento dei liquidi e facilita la metabolizzazione dei grassi aumentando il contatto tra cellule adipose e sostanze circolanti.

     
  • Linfodrenaggio elettronico: si effettua tramite placche che trasmettendo l’impulso ai recettori nervosi specifici favoriscono il movimento dei vasi sanguigni e linfatici.

     
  • Elettroforesi di superficie: riattiva il microcircolo del sangue attivando con degli elettrodi una debolissima corrente che produce uno spostamento di molecole da una zona all’altra.

     
  • Ginnastica isometrica: riporta tono al muscolo grazie a stimoli elettrici provenienti da elettrodi esterni, senza però aumentarne il volume (cosa che accentuerebbe l’inestetismo)

     
  • Mesoterapia: microiniezione nel tessuto sottocutaneo di piccolissime dosi di farmaci per mezzo di aghi cortissimi.

     
  • Ossigenoterapia: sfrutta la stessa tecnica della mesoterapia per iniettare piccole dosi di ossigeno e ozono in grado di sciogliere i grassi e attivare la circolazione.

     
  • Ultrasuonoterapia: esercita uno stimolo benefico sui tessuti molto utile come terapia di appoggio.

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Cellulite: la scelta del prodotto giusto

Per ottenere risultati sulla pelle a buccia d’arancia, agire sulle cause è fondamentale. Gli obiettivi della lotta sono quattro:

  • drenare. attivare la microcircolazione è il primo passo per ridurre il gonfiore e la pesantezza.
  • affinare. Per ridurre i cuscinetti localizzati, bisogna attivare la lipolisi, cioè il processo di eliminazione dei grassi in deposito.
  • rassodare. Rendere la pelle più tonica aiuta a ridurre l’effetto visivo della cellulite, che rende la cute poco elastica e facile al rilassamento.
  • esfoliare. Eliminare le cellule morte è indispensabile per preparare il terreno ai trattamenti mirati, che potranno agire più in profondità nell’epidermide.

    A questo punto non resta che scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze.
    Gli anticellulite in commercio, infatti, sono tutti dotati di formule innovative sempre più complete ed efficaci, ma messe a punto per intervenire a diversi livelli sulle manifestazioni visibili della cellulite.

    I trattamenti in gel, per esempio, sono indicati per intervenire sulla parte bassa del corpo, in particolare ginocchia e glutei. La loro texture fresca e leggera permette un assorbimento rapido e un’applicazione veloce, adatta anche a lunghi periodi di utilizzo.

    I nuovi trattamenti roll-on, cremosi e ricchi di principi attivi, sono invece indicati per trattare le zone più dure come cosce e glutei. L’applicatore ergonomico, poi, permette di abbinare all’efficacia del prodotto l’utilità del massaggio manuale, per un risultato due volte più efficace.

    Per un’azione urto, infine, ci sono i trattamenti per la notte. Si tratta di concentrati con un elevato contenuto di principi attivi specifici, che agiscono durante la notte quando il processo di eliminazione dei grassi è più rapido e la penetrazione dei principi funzionali più profonda.

    Qualunque sia il prodotto scelto, l’importante è mantenere la costanza. Un cosmetico anticellulite, infatti, può essere d’aiuto solo se usato in modo continuo, con una o due applicazioni giornaliere a seconda della sua formulazione.
    Nel caso di trattamenti ad elevata concentrazione di principi attivi, i primi risultati si possono vedere già dopo 3-4 settimane di impiego, mentre per vedere un cambiamento consistente della figura bisogna pazientare due o tre mesi.
    Vietato scoraggiarsi: chi la dura la vince, anche contro la cellulite!

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Anti-cellulite o anti-inestetismi della cellulite?

Anticellulite o contro l'inestetismo della cellulite? La legge italiana impone ai produttori di preparati cosmetici di indicare per il trattamento degli inestetismi della cellulite; solo per i farmaci di automedicazione è concesso di indicare per il trattamento della cellulite. La differenza sembra piccola, invece è fondamentale.

I cosmetici agiscono sull'inestetismo e non sulle possibili cause della cellulite e la loro azione è quindi limitata. Gli ingredienti di cui sono composti non hanno provato clinicamente la propria attività o sono inseriti in concentrazioni che non raggiungono l'efficacia terapeutica. Questo perché un cosmetico, per statuto giuridico, non può curare nessun tipo di patologia ed è indicato solo per ottenere miglioramenti di tipo estetico.

I farmaci di automedicazione contengono sostanze farmacologicamente attive e in concentrazioni tali da esplicare un vero e proprio effetto terapeutico. I farmaci quindi agiscono in profondità, sulle cause del problema ed è per questo che possono dare effetti evidenti e duraturi. I farmaci possono vantare le loro proprietà terapeutiche solo dopo essere stati sottoposti all’avvallo, mediante l’elaborazione di studi clinici appositi, e dopo avere ottenuto l'autorizzazione per l'immissione in commercio, delle Autorità competenti, che mantengono sempre una supervisione sulla veridicità e correttezza delle suddette dichiarazioni.

I trattamenti locali mirati devono essere rivolti a ridurre l’edema tissutale, migliorare la circolazione venosa e linfatica, ridurre l’eventuale presenza di adipe localizzata, a prevenire il peggioramento della cellulite, soprattutto cercando di impedirne l’evoluzione in fibrosclerosi.

La L-tiroxina (levotiroxina) è uno dei principi attivi contenuto nei farmaci di automedicazione anticellulite. Il suo utilizzo, in dosi terapeuticamente efficaci, a livello cutaneo si esplica sulla patogenesi della cellulite, dando risultati sia di tipo medico che estetico. Infatti agisce inibendo l’eccessiva produzione della matrice extracellulare (principalmente costituita da acido ialuronico) da parte dei fibroblasti e attivando i processi di lipolisi da parte degli adipociti.

In pratica:
- Riduce l’edema dei tessuti e ne previene il riformarsi: regola la produzione di acido ialuronico, prodotto in eccesso nella PEFS in derma e sottocute, che richiama acqua nei tessuti generando ritenzione idrica e ristagno di liquidi.
- Riduce gli accumuli di adipe localizzata: migliora il metabolismo locale, promuovendo lo smaltimento degli accumuli adiposi attraverso l’attivazione della lipolisi (scissione enzimatica e catabolismo dei grassi presenti negli adipociti) per induzione di enzimi idrolitici (citocromo-ossidasi).

Per una più completa azione sulla patogenesi della cellulite, la levotiroxina viene anche associata all'escina, sostanza contenuta nell’ippocastano ad azione capillarotropa. L’escina agisce migliorando la microcircolazione e riducendo l’edema tissutale.
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Cellulite: la potenza dell'automassaggio

C’è una risorsa efficace, pratica ed economica per il trattamento della cellulite: l’automassaggio. Bastano pochi minuti al giorno, un po’ di costanza e la scelta dei prodotti giusti.

I vantaggi dell’automassaggio:
• Riattivazione circolatoria sanguigna e linfatica: massaggiare gli arti inferiori dal basso verso l'alto per riattivare la circolazione sanguigna e il sistema linfatico. Una maggiore irrorazione sanguigna dei tessuti facilita i corretti scambi intercellulari e promuove un miglioramento a livello della microcircolazione locale.
• Induzione della diuresi: il massaggio e la riattivazione circolatoria promuovono l'eliminazione dei liquidi accumulati nei tessuti.
• Idratazione e tonificazione della cute: attraverso la manipolazione ripetuta e costante la pelle appare più levigata, morbida, tonica e compatta.

«L’automassaggio è un impegno con se stesse: va praticato con costanza – afferma la dottoressa Alessandra Maria Cantù, Specialista in Dermatologia e Venereologia, membro dell’Associazione Donne Dermatologhe Italia – D.D.I. - Per le prime 3/4 settimane occorre eseguirlo una volta al giorno, poi si può proseguire per altre 2 o 3 settimane a giorni alterni. Una volta ottenuto il risultato prefissato occorrerà riprendere il massaggio periodicamente».

Sebbene il massaggio abbia un'efficacia di per sé, la sua azione può essere potenziata utilizzando formulazioni specifiche in grado di agire sulla cellulite.

A meno che non esistano specifiche patologie locali che lo controindichino, il massaggio è consigliato sempre e in associazione con altre metodiche. Se nella cellulite di grado lieve, il massaggio con un buon prodotto specifico può risolvere il problema, nello stadio più avanzato il massaggio aumenta l’efficacia ad esempio della mesoterapia, tanto che spesso il medico operatore ne consiglia l’associazione. Molti principi attivi non sono però idonei.

È meglio massaggiarsi in piedi o sedute? «Non c'è una regola precisa, l'importante è che siate comode. Generalmente, se massaggiate la coscia, può essere utile stare sedute su una superficie rigida, con l'arto da massaggiare flesso. Ovviamente alcune zone non lasciano scelta: i glutei si massaggiano in piedi! È importante invece il senso del massaggio: deve avvenire dal basso verso l'alto. Questo aiuta il drenaggio venoso e linfatico».

Un trucco speciale? Il cosiddetto impastamento. «È un movimento molto simile a quello che si fa abitualmente impastando il pane – spiega la dottoressa Cantù - permette di massaggiare i tessuti in profondità. Occorre prendere tra le mani un'ampia zona di cute e sottocute che verrà spostata e sospinta delicatamente verso l'alto e subito rilasciata, e così via. Dopo questo primo impastamento si può procedere movimentando – sempre dal basso verso l'alto - cute e sottocute a zone più piccole, con la mano aperta, esercitando una leggera pressione sia sul palmo che sulle dita».
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Cellulite: le armi della chirurgia plastica

Per quanto non sia una malattia clinicamente grave, per una donna le cellulite può diventare un’ ossessione al punto da pensare Basta, ora provo con la chirurgia. Ma prima bisogna farsi qualche domanda: la situazione è davvero grave? Ci sono problemi a carico della circolazione e dei tessuti?
Se la risposta è si, allora si può anche pensare di affrontare i possibili rischi di un intervento chirurgico, a patto di rivolgersi a personale qualificato.

Le armi della chirurgia nella lotta alla cellulite sono numerose.
La lipoaspirazione, per esempio, che si effettua risucchiando il grasso tra la pelle e lo strato muscolare mediante l'inserimento in alcune piccole incisioni di cannule sottili lunghe circa 12-15 cm collegate a una macchina aspirante.
L'intervento, salvo complicazioni, viene effettuato in regime di day-hospital, dopo una visita preliminare per accertare che lo stato di salute sia ottimale.

La riuscita estetica dell’intervento dipende da due fattori: l'elasticità della pelle e l’estensione dell’area interessata.
Se la zona trattata è molto ampia, infatti, è necessario far seguire l’intervento da un breve periodo di immobilità assoluta, mentre negli altri casi è meglio muoversi subito per riattivare la circolazione al più presto.

Ma per vedere il risultato bisogna resistere un paio di mesi con indosso una guaina contenitiva, in modo da ridare compattezza ai tessuti e far riassorbire gli ematomi.
Gli adipociti eliminati non si riformeranno più, ma quelli rimanenti potrebbero aumentare in maniera anche consistente, soprattutto se non si controllano dieta e stile di vita.

Un’alternativa meno invasiva è la liposcultura superficiale, che agendo più in superficie permette un decorso post operatorio più breve: le piccolissime incisioni in genere non vengono suturate, e si cicatrizzano spontaneamente in pochi giorni.

Lo stesso vale per la liposcultura ultrasonica, che fluidifica il grasso con l’azione degli ultrasuoni rendendolo facilmente aspirabile.

Se la zona da trattare è particolarmente circoscritta, poi, si può ricorrere alla microliposuzione: si aspira il grasso con microcannule collegate a siringhe, poi si applicano delle bende adesive per far aderire perfettamente l'epidermide ai piani sottostanti.

Per ridurre cuscinetti localizzati, infine, esiste la laserlipolisi interstiziale, basata su uns luce laser intermittente e a raggio ridotto che altera la membrana della cellula adiposa fino a provocarne la distruzione, ma senza danneggiare i tessuti circostanti.
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Cellulite: addio con gli infrarossi

L’85% delle donne di tutte le età, tante sono le interessate, sa quanto la cellulite sia difficile da battere: fai movimento, mangi correttamente, ti impegni… eppure lei non se ne va. Ora però le cose potrebbero cambiare.

Dopo essere stato riconosciuto negli Stati Uniti dalla FDA (Food and Drugs Administration), nel 2004 è giunto anche in Italia un nuovo trattamento che promette di dare scacco matto alla cellulite, e che sta recentemente conquistando l'attenzione degli addetti ai lavori e non solo. Si chiama Velasmooth, ed è una tecnica di massaggio profondo a raggi infrarossi.

Il movimento aspirante e rotatorio, associato all’azione del laser, compatta e riduce il grasso intracellulare fino a eliminarlo.
La Syneron, azienda produttrice di Velasmooth, garantisce una perdita di grasso corporeo pari almeno al 30%. «A essere sinceri, nemmeno noi ci aspettavamo un risultato così positivo», ha ammesso Amy Taub, la dermatologa del Northwestern University Medical Center che ha seguito il progetto.

Velasmooth è un trattamento non invasivo, indolore e senza effetti collaterali, e la sua efficacia aumenta in base alla frequenza di utilizzo. Un’unica applicazione non serve a niente: i dermatologi consigliano una sessione di 10 trattamenti da affiancare al mantenimento con un trattamento al mese. I costi si aggirano intorno ai 100 euro a seduta.

La dottoressa Taub, inizialmente scettica sulla portata dell’innovazione, al termine dei lavori ha dichiarato che «nessun prodotto o trattamento estetico ha mai dato gli stessi risultati e le stesse evidenze scientifiche di Velasmooth contro la cellulite».


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Altre cure - Cellulite

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Endermologie: la liposuzione soft

Vi dice niente il termine endermologie? Non è un raffinato formaggio francese, ma un particolare tipo di massaggio meccanico, studiato e progettato in Francia negli anni ’70, effettuato con l’ausilio di una sofisticata apparecchiatura che si avvale di rulli esercitanti una pressione positiva e negativa su cute e sottocutaneo.

Inizialmente questa tecnica era destinata a trattamenti di fisioterapia cutanea per eliminare cicatrici e ustioni, ma recentemente ha trovato applicazione nella medicina estetica come trattamento elettivo del tessuto connettivo sottocutaneo.
La pressione e il movimento rotatorio dei rulli, infatti, provocano una distensione verticale del tessuto connettivo, che permette di redistribuire il grasso sottocutaneo e rimodellare il contorno cutaneo.

L’effetto principale è di stimolazione del metabolismo e della vascolarizzazione tessutale, seguito da quello di linfodrenaggio e depurazione dello stesso tessuto; per questo l’endermologie è molto utile per le manifestazioni di insufficienza microcircolatoria di tipo arterioso, venoso o linfatico.

Ma per moltissime donne la notizia più bella sarà questa: l’endermologie è una terapia ufficialmente riconosciuta nel trattamento della cellulite, e ha un’elevata capacità di ridurre l’aspetto della pelle a buccia d’arancia tipico della patologia.
Inoltre, come hanno dimostrato numerosi studi clinici, favorisce la circolazione e rende le parti colpite più toniche e modellate: i centimetri sulle cosce e sui glutei se ne vanno, con o senza perdita di peso.

Questi risultati, poi, si mantengono nel tempo, poiché l’endermologie non è un massaggio con azione temporanea ma un trattamento sistemico, e come tale richiede una diagnosi medica e clinica completa.

Una seduta di endermologie dura circa 45 minuti e costa intorno ai 50 euro. Per vedere i primi risultati ne bastano 4 o 5, ma per un rimodellamento completo ne servono mediamente 12-14. Per mantenere l’effetto ottenuto occorre poi eseguire una seduta al mese come mantenimento.

L’endermologie, insomma, è un trattamento efficace ma meno aggressivo di liposuzione e affini, e oltretutto il massaggio prodotto dalla macchina viene regolato in modo da essere sempre piacevole e rilassante.
Date le premesse la sottoscritta non ha resistito alla tentazione di provare per credere…ora tocca a voi!
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Cellulite: leci-lisi, l'ultima frontiera

Per combattere la cellulite, in particolar modo quella caratterizzata da una componente grassa accentuata, oggi esiste un nuovo metodo, che sfrutta le sperimentate proprietà antigrasso della lecitina di soia e da essa prende il nome.

Si tratta della leci-lisi, una metodica innovativa che attraverso iniezioni profonde di lecitina nel tessuto adiposo stimola la smaltimento degli accumuli di grasso tipici della cellulite.

La lecitina, e in particolare un suo componente chiamato fosfatidilcolina, è infatti un ottimo lipolitico, in grado di separare e sciogliere i grassi in sicurezza e con una buona tollerabilità.

La leci-lisi viene effettuata con sottili aghi larghi circa 2,5 millimetri, che vengono inseriti delicatamente partendo da un punto per poi allargarsi a ventaglio con 4 o 5 infiltrazioni fino a coprire l’intera area interessata dalla cellulite.
In questo modo la miscela si diffonde uniformemente, senza concentrarsi in un unico punto.

Il trattamento, che dura in genere 4 o 5 sedute e può essere praticato solo da un medico, non ha controindicazioni al di là del lieve bruciore e del leggero rossore dopo l’applicazione.
La sua buona riuscita dipende principalmente da quanto è asciutto il tessuto cellulitico: più il ristagno di liquidi e scorie è ridotto, più risulta efficace l’azione sul grasso della miscela lipolitica a base di lecitina di soia.

Per questo è importante, prima della leci-lisi, favorire un drenaggio profondo con dei massaggi specifici, in modo da ottimizzare tempi (e costi) del trattamento. Le cifre, comunque, sono abbastanza abbordabili: una seduta costa circa 50-60 euro.
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Cellulite: il rimedio sotto vuoto

Chi l’ha detto che per avere risultati rapidi ed efficaci contro la cellulite l’unico rimedio è la chirurgia plastica? Oggi l’odiato inestetismo, che affligge otto donne su dieci a tutte le età, si può contrastare mettendolo sotto vuoto.

La pratica in questione è la vacuum terapia, nata in Danimarca su brevetto svedese, che sfrutta l’effetto del vuoto per migliorare la microcircolazione dei tessuti. «Si tratta di una tecnica molto efficace per il linfodrenaggio dei tessuti», spiega la dermatologa Silvia Pinelli, responsabile della dermocosmesi all’Istituto dermatologico europeo (IDE), «che sfrutta un principio antico con tutti i vantaggi delle tecnologie moderne».

Il metodo su cui si basa, infatti, deriva da un’antica tradizione di origine orientale: si applicano sulle zone interessate alcune coppe di vetro o plastica e si crea il vuoto al loro interno.
In questo modo si ottiene un effetto ventosa che genera un maggior afflusso di sangue nella zona, stimolando la circolazione e l’ossigenazione e velocizzando il ricambio di sostanze e l’eliminazione delle tossine.

Si tratta di un meccanismo semplice e sicuro, privo di controindicazioni, ma dai risultati visibili: per questo la vacuum terapia è già diventata un successo in America, dove registra fan del calibro di Gwynet Paltrow e Nicole Kidman, innamorate di questo ritorno al passato in campo estetico.

Per liberarsi velocemente di gambe gonfie e cellulite, ma anche delle antiestetiche maniglie dell’amore, l’ideale è un ciclo di due-tre sedute da 30 minuti alla settimana, da ripetere per 5-6 settimane evitando di ripetere le applicazioni per due giorni consecutivi.
«L’unica controindicazione», spiega la dottoressa Pinelli, «è la presenza di capillari dilatati: in questo caso è necessario utilizzare potenze ridotte, per evitare la formazione di ecchimosi che aggraverebbero il problema».

Il trattamento può essere eseguito in un centro specializzato, ma si può anche optare per una soluzione casalinga procurandosi il macchinario adatto o piccole coppe di silicone con cui effettuare manualmente il vuoto e il massaggio.

In questo caso il vuoto si ottiene schiacciando leggermente la coppa prima di poggiarla sul tessuto e rilasciandola: lo scorrere della coppa sul tessuto colpito dalla cellulite provocherà un effetto di schiacciamento e suzione che attiverà la circolazione e stimolerà il drenaggio linfatico.
Nei giorni in cui si effettua il trattamento è consigliato il consumo di acqua per favorire ulteriormente il ricambio delle sostanze e aiutare i reni a eliminare le tossine.

Per mantenere a lungo i risultati della vacuum terapia, evidenti già dal quarto o quinto trattamento, è sufficiente ripetere il trattamento una volta al mese: i risultati saranno simili a quelli raggiunti con la chirurgia estetica, con il vantaggio di non doversi sottoporre ad anestesie e operazioni e con un netto risparmio economico e di sofferenza.

Infine, per un risultato ancora più efficace, la dermatologa dell’IDE consiglia di abbinare la vacuum terapia all’endermologie, che sfrutta lo stesso principio di aspirazione: doppia efficacia, doppio risultato!
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Cellulite: l'ultima novità viene da Thermage

Il 90% delle donne è vittima della cellulite, seppur a stadi diversi: si calcola che solo negli Stati Uniti la domanda di interventi non-invasivi per questo diffusissimo inestetismo sarà più che raddoppiata nei prossimi anni, arrivando entro il 2011 a oltre 750.000 trattamenti l’anno.
Ma evitare il bisturi si può. È di queste settimane l’arrivo in Italia della nuova metodica Thermage, specifica per migliorare l’aspetto della cellulite. Dopo essersi occupato di lassità cutanea e rimodellamento corporeo, Thermage propone oggi una soluzione per migliorare l’inestetismo più diffuso e odiato dalle donne di tutto il mondo.

Annunciato ufficialmente all’inizio di febbraio al meeting annuale dell’American Academy of Dermatology a San Antonio (Texas), il nuovo trattamento specifico per la cellulite utilizza punte speciali CL (Cellulite Laxity) in grado di portare il calore in profondità e di agire sull’adipe, grazie a una specifica distribuzione dell’energia.
Le nuove punte sono manipoli monouso che, appoggiati sulla cute, rilasciano energia controllata sotto forma di calore. L’azione termica provoca l’accorciamento delle fibre collagene e stimola i fibroblasti a sintetizzare collagene giovane.

La nuova metodica Thermage, regolando la distribuzione dell’energia termica in modo ottimale per la cellulite, ricostituisce il collagene nel tessuto connettivo e riequilibra l’elasticità dei setti fibrosi restituendo compattezza alla pelle; migliora la microcircolazione e il metabolismo cellulare producendo risultati significativi sull’aspetto di cuscinetti e della pelle a buccia d’arancia. Tutto con un unico trattamento, senza chirurgia, iniezioni o degenze post-operatorie.

Il trattamento ha inizio dopo un’accurata valutazione medico-chirurgica, ecografica e fotografica e l’applicazione di una crema anestetica sulla zona da trattare. Dura circa un’ora, dopodiché si può tornare alle attività quotidiane. Già a fine procedura sono visibili i primi effetti, che si perfezioneranno nei successivi sei mesi e rimarranno poi stabili nel tempo (almeno un paio d’anni, dopo di che la metodica può essere ripetuta). Il costo è di circa 3.000 euro, a seconda della zona da trattare.
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Curare la cellulite secondo natura

Nella dura lotta alla cellulite c’è chi preferisce l’aggressione di farmaci e chirurgia e chi la dolcezza dei rimedi naturali.
Questi ultimi, poi, offrono una molteplicità di ricette per tisane, decotti e bagni curativi da abbinare per una strategia personalizzata.

Qualche esempio? L’edera, dalle proprietà rassodanti, si può utilizzare frizionando sulla parte foglie fresche tritate, oppure sotto forma di decotto da applicare con una fascia o un vecchio paio di collant.
In questo caso bisogna far macerare le foglie in acqua fredda per 24 ore, e applicarle prima del bagno.

Anche i sali del mar Morto, e l’acqua salata in generale, sono utili per riattivare la circolazione: sciogliendone 100/150 grammi nella vasca piena a metà si ottiene un bagno anticellulite dal relax assicurato.

Ma l’acqua può essere un rimedio efficace anche da sola: le frizioni con un guanto di crine bagnato, il massaggio ritmico dell’acqua di mare e l’idromassaggio agiscono sulla microcircolazione delle gambe, rendendo la pelle più tonica ed elastica.

Infine, si può ottenere un bagno snellente sciogliendo nell’acqua 10/15 gocce di un cocktail di olio essenziale di rosmarino, lavanda, arancio, limone e ginepro, oppure 100 grammi di Fucus (alga bruna) in polvere.
I principi attivi rigeneranti di queste piante, infatti, vengono assunti per osmosi dalla cute.

E se siete amanti delle tisane, le ricette anticellulite sono numerosissime: a base di gramigna, tarassaco, betulla, ananas, vite rossa, finocchio e barbe di mais, solo per dire le più conosciute.

Gli effetti non sono immediati, poiché l’efficacia di tisane e decotti è mediata da un'azione neurovegetativa, disintossicante e vasotropica, ma in compenso non ci sono controindicazioni: ci si può sbizzarrire!
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Glossario per Cellulite - Enciclopedia medica Sanihelp.it

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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 01-01-2006

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