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Parto senza dolore: un diritto solo sulla carta?

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Pubblicato il: 22-08-2017

Sulla carta è un diritto riconosciuto a chiunque ne faccia richiesta, ma per problemi organizzativi e carenza di personale molte donne devono ancora rinunciare.

Parto senza dolore: un diritto solo sulla carta? © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - L'epidurale è stata inserita nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) nel 2008. Fino a oggi, però, la sua diffusione ha continuato a essere a macchia di leopardo. Ora sarà più semplice accedervi?

«La parto-analgesia con epidurale rappresenta la tecnica farmacologica più efficace nel controllo del dolore del parto - premette Ida Salvo, membro del GdS (Gruppo di Studio) Ostetricia Siaarti (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva)  - L'entrata in vigore dei nuovi Lea è solo l'inizio di un percorso. Ora spetta alle Regioni, che gestiscono i fondi della Sanità, rendere questo diritto reale e non solo sulla carta.

Il Ministero della Salute ha dato un'indicazione importante: offrire la parto-analgesia con epidurale solo nei centri più grandi, quelli cioè che effettuano più di 1000 parti all'anno. Così facendo, si raggiungerebbe anche l'obiettivo di centralizzare i parti nelle strutture più sicure. Le donne, infatti, sarebbero portate a scegliere gli ospedali che offrono la parto-analgesia 24 ore su 24. 

I centri più piccoli, che effettuano meno di mille parti all'anno, invece, andrebbero chiusi: è facile intuire che laddove si fanno 1-2 parti al giorno e un taglio cesareo ogni 3 non può essere garantita la qualità delle prestazioni, ma soprattutto non è assicurata la gestione dell’emergenza materna e neonatale».

Quali sono i requisiti minimi affinché un punto nascita possa garantire la parto-analgesia? «Ogni ospedale con più di 1000 parti dovrà organizzarsi. Ciò si traduce con l’avere a disposizione della sala parto anestesisti preparati. Il numero di anestesisti da assumere dipenderà dal volume di parti effettuati ogni anno.

Bisogna implementare gli organici e l’autorizzazione dipende dalle Regioni. Per il resto, si tratta di una questione di organizzazione interna agli ospedali. Non deve accadere che chi lavora in rianimazione, in sala operatoria o in Pronto soccorso debba lasciare i malati per andare a fare una analgesia in sala parto». 

Accade spesso che chi ha richiesto l'epidurale finisce per rinunciare? «Sì, specialmente se si partorisce di notte o nel week-end, quando le guardie anestesiologiche sono ridotte al minimo. In un'indagine Siaarti, svolta qualche anno fa, è emerso che ben il 41% degli ospedali dichiara di offrire l'epidurale, ma pochissimi in realtà riescono a garantire sempre la prestazione».

È una prestazione molto richiesta?« Laddove viene offerta gratuitamente la richiesta aumenta molto rapidamente. L'Associazione O.N.Da ha dimostrato anche che più della metà dei cesarei richiesti dalle donne avviene per paura del dolore del travaglio. Garantendo l'accesso all'epidurale si ridurrebbe anche il numero dei cesarei. Anche in questo siamo tra i peggiori in Europa».



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