Sierologia Epatite C
Descrizione
La sierologia per epatite C rileva gli anticorpi contro il virus dell'epatite C (HCV), un virus a RNA responsabile di epatite cronica che può evolvere in cirrosi e carcinoma epatocellulare. L'HCV si trasmette principalmente per via ematica (trasfusioni prima del 1992, uso di droghe iniettive, procedure mediche non sicure, tatuaggi/piercing non sterili, meno frequentemente per via sessuale o verticale). A differenza dell'epatite B, non esiste un vaccino. Circa il 75-85% delle infezioni acute diventa cronica. La presenza di anticorpi anti-HCV indica esposizione al virus ma non distingue tra infezione attiva, infezione guarita spontaneamente o trattata con successo. Per questo, un test anti-HCV positivo richiede sempre la determinazione dell'HCV RNA per verificare la presenza di viremia attiva. Le attuali terapie antivirali ad azione diretta (DAA) curano l'infezione in oltre il 95% dei casi.
Preparazione all'esame
Non è richiesta preparazione particolare. Non è necessario il digiuno. Il test può essere eseguito in qualsiasi momento. Segnalare eventuali fattori di rischio per l'infezione.
Valori di riferimento
Anti-HCV: Negativo/Non reattivo. Un risultato positivo richiede conferma con HCV RNA (viremia) per distinguere infezione attiva da pregressa. Il periodo finestra per gli anticorpi è 6-12 settimane.
Interpretazione dei risultati
Anti-HCV negativo: in assenza di esposizione recente a rischio, esclude l'infezione. In soggetti immunocompromessi o in fase acuta precoce, può essere necessario HCV RNA diretto. Anti-HCV positivo con HCV RNA positivo: infezione attiva (acuta o cronica), indicazione a terapia antivirale e valutazione epatologica. Anti-HCV positivo con HCV RNA negativo: infezione pregressa guarita spontaneamente (15-25% dei casi) o dopo trattamento con successo; più raramente falso positivo anticorpale. La genotipizzazione HCV era importante per la scelta terapeutica, attualmente meno rilevante con i DAA pangenotipici. Valutare sempre la fibrosi epatica (elastografia, FIB-4).
▲ Valori alti
Non applicabile (test qualitativo). Anti-HCV positivo indica esposizione al virus. Per determinare se l'infezione è attiva: HCV RNA positivo (infezione attiva, richiede terapia), HCV RNA negativo (infezione guarita). L'infezione cronica non trattata può causare: epatite cronica, cirrosi (20-30% a 20-30 anni), carcinoma epatocellulare (1-4% annuo nei cirrotici), manifestazioni extraepatiche (crioglobulinemia, glomerulonefrite, porfiria cutanea tarda).
▼ Valori bassi
Non applicabile. Test negativo indica assenza di anticorpi anti-HCV, quindi nessuna evidenza di esposizione al virus (considerare il periodo finestra se esposizione recente).
Quando rivolgersi al medico
Lo screening HCV è raccomandato per: tutti gli adulti almeno una volta nella vita (raccomandazione CDC/USPSTF), persone con fattori di rischio (uso di droghe iniettive attuale o pregresso, trasfusioni prima del 1992, HIV+, emodializzati, figli di madri HCV+, partner di HCV+), transaminasi elevate di causa ignota. Un test anti-HCV positivo richiede HCV RNA per conferma di infezione attiva. L'infezione attiva da HCV richiede valutazione epatologica per stadiazione della fibrosi e avvio della terapia antivirale. I DAA permettono l'eradicazione virale in >95% dei casi con trattamenti di 8-12 settimane. L'eradicazione dell'HCV riduce il rischio di progressione della malattia epatica e le manifestazioni extraepatiche.
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