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Sindrome premestruale


La malattia è anche conosciuta come:
premenstrual syndrome, tensione premestruale


Se in quei giorni vedi sempre nero, potrebbe non essere semplice tristezza. La sindrome premestruale è un disturbo vero, che oggi viene diagnosticato e curato come tale. Bisogna puntare sullo stile di vita e sulla dieta e integrare l’apporto di vitamine e sali minerali. E per le forme più ostinate viene in aiuto la pillola anticoncezionale.
Categoria: Malattie ginecologiche
Sigla: SPM

Che cos'è - Sindrome premestruale

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Se in quei giorni vedi nero...

Quando Ippocrate descriveva un comportamento tempestoso nelle donne durante il periodo che precedeva l’arrivo delle mestruazioni, probabilmente si riferiva a quella che oggi è conosciuta con il nome medico di sindrome premestruale (o iperfollicolinica), e che è definita come un insieme di alterazioni emotive, fisiche e cognitive che si accentuano nella settimana prima del flusso mestruale.

Per secoli l’irritabilità e gli sbalzi d’umore premestruale sono stati sottovalutati dagli uomini e accettati dalle donne con rassegnazione, fino alla metà degli anni ’50. Nel 1953 infatti per la prima volta si parla di Premestrual Syndrome (al posto di tensione premestruale, in voga da una ventina d’anni circa).

Nel 1994 la sindrome premestruale accompagnata da disturbi disforici (alterazioni dell’umore: irritabilità, nervosismo) viene inserita nel DSM-IV ( Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) e quindi riconosciuta nella sua complessità medica, con sintomi precisi, sia fisici che psichici, causati dalla ritenzione di ormoni sessuali nella fase luteinica del ciclo, quella tra l’ovulazione e l’inizio della mestruazione.
Infine nel 2000 è il momento della definizione delle terapie: l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) pubblica un bollettino pratico sulla PMS con inclusi i criteri per la diagnosi e il trattamento di questa malattia.

La sindrome premestruale colpisce attualmente quattro donne su dieci (40% delle donne in età fertile) e interessa soprattutto le donne tra i 18 e i 40 anni di età. Può esordire a qualunque età dopo la prima mestruazione, ma l’età media riconosciuta in diversi studi è di 26 anni.
L’ipotesi più accreditata è che sia causata dalla reazione dell’organismo a una presenza eccessiva di ormoni gonadici, estradiolo e progesterone, probabilmente causata da un deficit di serotonina.

La sindrome premestruale non è sempre una malattia. Quando la donna ha un po’ di irritabilità, nervosismo, malinconia e gonfiore addominale, che tuttavia non interferiscono con la vita quotidiana, la PMS si presenta in forma lieve o media e non può essere definita un malattia (40% dei casi).
La PMS diventa malattia quando i sintomi sono gravi (40% dei casi). Quando poi la sintomatologia psichica associata è tale da creare problemi pesanti e da interferire anche nella vita di relazione, si parla di sindrome disforica della fase luteale tardiva, presente nel 3-8% delle donne.
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La sindrome premestruale compromette coppia e lavoro

Per 43 italiane su 100 compromettono la vita sociale, per il 53% quella di coppia, quella lavorativa o scolastica per ben il 70%. Sono i disturbi premestruali - mal di testa, irritabilità, instabilità dell’umore, alterazioni del sonno, gonfiore, stanchezza - che costringono il 25% delle donne a rimanere a casa per un giorno o più al mese. È quanto emerge dal sondaggio condotto dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), su un campione di 743 donne e presentato a Venezia durante il XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction.

La sindrome premestruale è un insieme di disturbi spesso considerati, per motivi culturali, un destino ineluttabile connaturato all’essere femminile. Solo il 30% delle donne ne parla col ginecologo: chi lo fa invece ottiene in genere una risposta appagante. Il 22% ha utilizzato la pillola contraccettiva per risolvere il problema con un grado di soddisfazione elevato nel 75% dei casi.

In particolare, è disponibile da un mese anche in Italia Yaz, un nuovo estroprogestinico a base di drospirenone, capace di assicurare una gestione ottimale della sintomatologia premestruale. Il drospirenone aiuta anche a ridurre il peso e contrastare la ritenzione idrica. Possiede inoltre un effetto anti-androgenico importante per il trattamento dell’acne, dell’irsutismo e di altri disturbi iperandrogenici.
 
Ma una donna su due (51%) non parla con nessuno del proprio problema e sceglie invece soluzioni fai da te: il 62% aspetta che passi. Il 30% assume farmaci antinfiammatori o antidolorifici. Rimedi temporanei e poco efficaci: il 46% delle donne si dichiara per nulla o scarsamente soddisfatta.

La tensione premestruale rappresenta uno fra i disturbi più diffusi, causata dalla ritenzione idrica che comporta gonfiore e indolenzimento addominale e mammario (entrambi al 54%). Può interessare fino all’80% delle adolescenti. Gli estroprogestinici rappresentano in genere la soluzione proposta in prima battuta, anche se in alcuni casi la stessa sintomatologia premestruale compare nella settimana di sospensione. Un problema risolto con la nuova pillola, che prevede l’assunzione continuativa.

Ma solo il 18% delle donne che hanno partecipato al sondaggio utilizza gli anticoncezionali ormonali orali, percentuale in linea con la media italiana: in testa la Sardegna (28,6%) seguita da quasi tutte le regioni del Nord. Fra queste il Veneto, che rappresenta quella con le più basse percentuali (16,1%), decisamente inferiori rispetto alle zone più industrializzate del Paese (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana). Segue il Sud, con i livelli minimi di Campania e Basilicata, dove non si raggiunge l’8%. Dati che confermano la resistenza delle nostre connazionali nei confronti di questo contraccettivo, per paura di ingrassare e avere la cellulite.

Al Congresso di Venezia, che si ripete ogni 4 anni e vede riuniti oltre 2.000 fra i maggiori esperti al mondo, si è parlato anche di altri benefici extracontraccettivi della pillola, come la prevenzione del rischio di cisti ovariche e mammarie benigne, di fibromi o di endometriosi, considerando i quali si può facilmente considerare la pillola come un concreto aiuto per la miglior conservazione della fertilità femminile.

Per migliorare il livello di consapevolezza sui sintomi premestruali e la loro gestione la SIGO ha promosso un opuscolo rivolto alle donne e distribuito negli ambulatori dei ginecologi e dei medici di famiglia.
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Prevenzione - Sindrome premestruale

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Fumo e rischio sindrome premestruale


Le donne hanno un altro buon motivo per non fumare: il fumo sembra aumentare il rischio di soffrire di sindrome premestruale (PMS); è quanto sostiene uno studio condotto presso l’università del Massachusetts e pubblicato sulla rivista Journal of  American Epidemiology.

Gli studiosi hanno accertato che le donne fra i 27 e i 44 anni che fumano sono 2 volte più a rischio rispetto alle altre, di soffrire di sindrome premestruale e in particolare di accusare acne, tensione al seno, sbalzi d’umore.
Il rischio di soffrire di PMS è tanto più alto quanto prima si inizia a fumare: le ragazze che hanno iniziato a fumare prima dei 15 anni hanno una possibilità 2,53 volte maggiore di soffrire di PMS rispetto alle donne che non fumano.

Le donne che fumano soffrono più spesso di PMS forse perché il fumo altera i livelli di estrogeno, progesterone, testosterone e tutti gli altri ormoni coinvolti nello sviluppo di PMS. Le fumatrici, inoltre, hanno spesso livelli di vitamina D più bassi rispetto alle donne che non fumano e sembra che livelli inferiori alla norma di vitamina D predispongano alla PMS.
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Sintomi - Sindrome premestruale

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Tre tipi di sintomi

I sintomi della sindrome premestruale sono di tre tipi: fisici, psichici e comportamentali.

Sintomi fisici:
• crampi
• stanchezza
• cefalea
• gonfiore addominale
• aumento di peso
• tensione mammaria
ritenzione idrica.

Sintomi psichici:
• irritabilità
• ansia
• depressione
• diminuzione della concentrazione con ridotto rendimento professionale o scolastico
• tristezza.

Sintomi comportamentali:
• calo dell'autostima e dell'interesse
• disturbi del sonno (sia insonnia che ipersonnìa)
• variazioni marcate dell’appetito con bisogno di cibi dolci o salati
• modificazioni del desiderio e della sessualità
• isolamento sociale
• umore disforico/ fluttuante/ depresso con rabbia e facilità agli scoppi di pianto anche per piccole difficoltà quotidiane.

Spesso la donna ha la sensazione di non farcela più, di essere sopraffatta dalle difficoltà della vita, di essere fuori controllo. A volte i sintomi psichici e comportamentali si manifestano in modo violento e aggressivo, anche con i figli piccoli o sul lavoro.

È il caso della variante più grave della sindrome premestruale, chiamata sindrome disforica della fase luteale tardiva ed è considerata a tutti gli effetti un disturbo di competenza psichiatrica. Subentra quando le fluttuazioni premestruali dei livelli degli estrogeni causano, in soggetti predisposti, una caduta dei livelli di serotonina nel cervello. Questo neurotrasmettitore è il più importante regolatore del tono dell’umore: ecco perché una sua riduzione può associarsi a depressione e aggressività.
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Diagnosi - Sindrome premestruale

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Tre criteri per inquadrare la sindrome premestruale

Diagnosticare la sindrome premestruale non è facile: non esistono test specifici, e ci si basa su visite ginecologiche e anamnesi psichiatriche.

Per la diagnosi di sindrome premestruale dobbiamo avere tre caratteristiche principali:

1. l’associazione dei sintomi specificamente con la fase mestruale

2. la ciclicità e la limitata durata temporale

3. il fatto che i sintomi causino alterazioni invalidanti nella vita personale e professionale, al punto da essere causa di stress alla donna stessa.

In altre parole i sintomi compaiono circa una settimana-dieci giorni prima del flusso e si risolvono completamente con le mestruazioni. È questa specifica periodicità temporale, che si alterna con periodi di perfetto benessere, a differenziare la PMS da una depressione (che ha andamento costante nel tempo), al massimo con un po’ di peggioramento premestruale.

Per facilitare il compito del medico la donna potrebbe tenere un diario sintomatologico, che parta dal primo giorno di un ciclo, fino al successivo, annotando, quando ci siano, i sintomi principali e la loro gravità (lieve, media, grave, invalidante).

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Cura e Terapia - Sindrome premestruale

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Stile di vita e farmaci contro la sindrome premestruale

Una volta accertata l’esistenza della malattia, è importante che la terapia proceda su più fronti.

In primo luogo bisogna sostenere psicologicamente la donna, spiegarle che la causa del suo malessere è ormonale e che non è mentalmente malata, insegnarle modalità autogestite per controllare la sindrome premestruale.

A livello di stile di vita sono utili:
• l’attività fisica regolare e moderata, per scaricare attivamente le tensioni
• una dieta povera di sale, per contrastare la ritenzione idrica (bene il cloruro di potassio invece del cloruro di sodio, per trattenere meno liquidi)
• una preferenza per cibi freschi (i conservanti, e sostanze come il glutammato, aumentano gli aminoacidi eccitatori peggiorando la PMS)
• una riduzione di caffè e alcol
• uno stile di vita privo di stress
• manovre rilassanti (come lo yoga)
un’integrazione di magnesio, calcio, vitamine E d B6
• un sonno regolare, per ridurre l’irritabilità (un’ora di sonno per due di veglia).

A questo si può affiancare una terapia farmacologia, con farmaci che agiscono sulle cause del disturbo (selettori degli ormoni, come la bromocriptina, la fluoxetinao la paroxetina), e farmaci che ne trattano i sintomi (FANS).

È molto utile anche il trattamento inibente l’ovulazione, basato sulla pillola anticoncezionale. In base ai sintomi e ai casi specifici, il ginecologo potrebbe consigliare una somministrazione continua (ossia senza settimana di pausa) per tre quattro mesi per volta (tipo stagionale).

Nelle forme più impegnative (sindrome disforica della fase luteale tardiva), in cui i sintomi sono così gravi da compromettere seriamente la qualità della vita della donna e quando è presente una componente aggressiva e violenta, il medico curante potrebbe prescrivere degli antidepressivi appartenenti alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), internazionalmente considerati la prima scelta in questi casi.
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Pillola a basso dosaggio per curare la sindrome premestruale

Uno studio coordinato da ricercatori della Yale School of Medicine ha mostrato che un contraccettivo orale a basso dosaggio è efficace nel trattare i sintomi del disturbo disforico premestruale, la più grave forma di sindrome premestruale caratterizzata da umore ciclico e sintomi comportamentali e fisici che possono essere debilitanti per alcune donne.

La causa del disturbo disforico premestruale non è nota, sebbene sembri essere chiaro che i cambiamenti nei livelli degli ormoni steroidei costituiscono un fattore scatenante nella produzione dei sintomi.
I sintomi, infatti, si attenuano riducendo l’attività ovarica e possono essere provocati dagli ormoni nelle donne che non hanno più mestruazioni da lungo tempo.

Lo studio multicentrico ha interessato 450 donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni che soffrivano di sintomi da disturbo disforico premestruale.
Queste donne sono state trattate con placebo o con una pillola contraccettiva orale contenente Drospirenone 3mg ed Etinil-Estradiolo 20 microg.
Le donne alle quali è stato somministrato il contraccettivo hanno presentato un significativo miglioramento nella produttività, nelle attività sociali e ricreative, nelle relazioni interpersonali, e hanno presentato una maggiore riduzione della sintomatologia.
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Altre cure - Sindrome premestruale

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Omeopatia e cure dolci per i disturbi del mestruo

Oltre all’agnocasto, ci sono altri rimedi naturali possono essere utili nel caso di sindrome premestruale.

I fiori indiani, per esempio, propongono un rimedio molto specifico per il problema: Premenstrual Tension Remedy, sette gocce al risveglio e prima di andare a dormire. Tra i fiori australiani (da assumere in una sola goccia da 4 a 8 volte al dì, secondo necessità), sono utili Macrozamia (dolore mestruale), Pink Fairy Orchid (instabilità emotiva) e Purple Flag Flower (stress).

La gemmoterapia è molto usata in questi casi: Linfa di Betulla 1 DH (50 gocce in un po’ d’acqua un quarto d’ora prima di colazione), Betula pubescens MG 1 DH (50 gocce in un po’ d’acqua un quarto d’ora prima di pranzo) e Juniperus communis MG 1 DH (50 gocce in un po’ d’acqua un quarto d’ora prima di cena).

Per le seguaci dell’omeopatia, ricordiamo che Follicolinum è indicato per curare vari disturbi prima del mestruo (ritenzione idrica, aumento di peso, tensione addominale, dolori diffusi, irritabilità e nervosismo), mentre Actaea racemosa 7 CH (5 granuli due volte al dì dall’ovulazione al mestruo) aiuta in caso di dolore al seno e sbalzi d’umore e Bovista 9 CH (5 granuli al dì dall’ovulazione al mestruo) nel caso della ritenzione idrica premestruale.

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Sindrome premestruale: un aiuto dalla natura

Tra i fitoterapici, nel trattamento della sindrome premestruale è prezioso l’agnocasto, derivato dalla Vitex agnus castus, una pianta nota fin dal Medioevo per la sua capacità di ridurre i sintomi premestruali. Agnus castus, che significa appunto agnello casto, si riferiva alla riduzione del desiderio sessuale e dell’aggressività nelle persone che bevessero tisane preparate con derivati del seme della pianta. Un’azione dunque sedativa, da probabile modulazione dei neurotrasmettitori centrali.

Il numero di evidenze scientifiche che si stanno accumulando sulla sua reale efficacia è convincente al punto che il Ministero della Sanità tedesco ha approvato l’uso dell’agnocasto per le irregolarità del ciclo mestruale, la sindrome premestruale e la mastodinia, ossia il dolore al seno che peggiora in fase premestruale.

Nell’agnocasto, le parti contenenti i principi attivi sono i semi, che contengono oli essenziali, flavonoidi e iridoidi glucosidici. Diversi studi clinici hanno confermato che 40 gocce al giorno di estratto di agnocasto hanno portato a un miglioramento della sindrome premestruale di gravità lieve-media, nel 90% dei casi. Effetti collaterali (nausea, malessere, disturbi gastrointestinali minori) sono stati riportati dall’1,9% delle donne.
Quando la sindrome premestruale è severa, l’agnocasto ha dimostrato una riduzione dei sintomi del 52% nel gruppo trattato verso il 24% del gruppo trattato con placebo.

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Dieta - Sindrome premestruale

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Cosa manca alla dieta?

Sono diversi gli elementi responsabili dei disturbi alla base della sindrome premestruale: il magnesio innanzitutto, ma anche il calcio, la vitamina E e la vitamina B6. Un’eventuale integrazione di queste sostanze (con la dieta o i supplementi alimentari) può aiutare ad alleviare questi problemi.

La carenza di magnesio, come dimostrano alcuni studi, si correla con la comparsa della sindrome premestruale e sarebbe all’origine di sintomi come irritabilità, ansia e ritenzione idrica, specie se il deficit di magnesio si associa ad alterazione della sintesi di sostanze attive sul sistema nervoso, come la dopamina e la serotonina.

I primi studi sull’utilizzo del magnesio nel trattamento della sindrome premestruale risalgono a oltre 20 anni fa, e oggi tutti concordano nel ritenere che una supplementazione adeguata del minerale alla dose di 300 mg al giorno possa costituire un valido aiuto nel compensare sintomi come irritabilità, astenia, sonno disturbato e umore disforico.

Il magnesio modula l’attività della serotonina e di altri neurotrasmettitori, riuscendo a intervenire sui sintomi cerebrali (disturbi dell’umore, depressione, irritabilità, aggressività) e intestinali (fermentazione intestinale che porta a gonfiore addominale).
In particolare il magnesio modula:
• la stabilità delle membrane cellulari
• la contrazione delle miocellule lisce della parete dei vasi
• la funzione neuromuscolare.

L’integrazione con calcio invece consente di ottimizzare la contrazione muscolare: il calcio, proprio insieme al magnesio, è infatti la sostanza che naturalmente favorisce la contrazione dei muscoli, compresi quindi anche quelli uterini.

L’azione della vitamina E infine può aiutare a ridurre la fastidiosa tensione al seno, mentre la vitamina B6 o piridossina può aiutare a controllare i sintomi legati alla sfera emotiva, come le improvvise crisi di pianto o l’irritabilità.
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Calcio e vitamina D per combattere la sindrome premestruale

Nei giorni precedenti al ciclo mestruale molte donne soffrono di sbalzi di umore causati dalle fluttuazioni degli ormoni sessuali, ma per il 20% di loro il problema è più serio: si tratta di sindrome premestruale (PMS).

Uno studio della Massachusetts University ha dimostrato che una delle cause di questo disturbo è l'alimentazione: comparando la dieta di 1000 donne affette da PMS con quella di 2000 donne sane, è emerso che le prime hanno un'alimentazione meno ricca di calcio e vitamina D, sostanze contenute in grandi quantità informaggio, latte, broccoli, agrumi e cereali.

La carenza di calcio, e della vitamina D che ne favorisce l'assimilazione, sembra essere insomma un fattore determinante nell'insorgenza del disturbo.
La scoperta apre la strada a nuovi studi su possibili terapie a base di calcio; intanto gli esperti ricordano che la razione giornaliera consigliata è di 800 milligrammi di calcium e 5 microgrammi di vitamina D, il corrispondente di 4 porzioni giornaliere di latte parzialmente scremato, yogurt magro o succo d'arancia fresco.
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Aspetti psicologici - Sindrome premestruale

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In quei giorni... il sostegno degli altri

Che cosa può fare il marito o un famigliare per aiutare la donna con sindrome premestruale?

Ecco qualche consiglio pratico:

a) non banalizzare e non contro-aggredire

b) aiutarla di più in casa in quei giorni, farla sentire capita

c) invitarla a rivolgersi al proprio medico o al ginecologo di fiducia, nelle forme medio-lievi, a un centro universitario qualificato, o a uno specialista esperto in queste forme, nei casi gravi

d) incoraggiarla a seguire scrupolosamente i consigli di stile di vita e terapeutici

e) comprendere che questi sintomi sono anche una richiesta di attenzione e di aiuto da parte della famiglia e rispondere in modo affettuoso.

In positivo, tutta la famiglia ne beneficerà.

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Glossario per Sindrome premestruale - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Sindrome premestruale
 - Serotonina
 - Ovulazione
 - Ritenzione idrica
 - Estrogeni
 - Fans
 - Magnesio


Farmaci

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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

affanno disturbi dell' affettività agitazione ansia disturbi dell'appetito apprensione fame di aria asfissia autostima scarsa cefalea male di cuore depressione dilatazione sentimenti di disperazione dispnea distimia eccitabilità eccitazione edema emicrania epigastralgia mancanza del fiato gonfiore impazienza ingrassamento ingrossamento inquietudine insonnia ipotrofia muscolare irrequietezza irritabilità mania nervosismo paura aumento di peso dolore al petto dolore al precordio preoccupazione difficoltà della respirazione difficoltà di respiro mancanza del respiro senso di soffocamento sonno disturbato difficoltà a prendere sonno disturbi del sonno dolore allo sterno stress suscettibilità tensione male di testa toracalgia dolore al torace tumefazione tumidezza calo dell'umore disturbi dell'umore

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Alessandra Graziottin - Depressione, irritabilità e sindrome premestruale

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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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