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Stipsi


La malattia è anche conosciuta come:
costipazione, stitichezza


La stipsi è un problema diffuso, soprattutto tra le donne. Le cause possono essere tante, dallo stress alla sedentarietà ai viaggi. La prevenzione comincia a tavola, facendo il pieno di fibre, con frutta, verdura e cereali integrali. Ma anche lo stile di vita è importante. Per le cure, no al fai-da-te e sì al consulto dello specialista e a rimedi dolci ma efficaci, come la senna. E per le forme più ostinate, novità importanti sul fronte della chirurgia.
Categoria: Malattie apparato digerente


Che cos'è - Stipsi

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Intestino pigro, che problema!

Chi soffre di stitichezza fa fatica… anche a dirlo. Eppure si tratta di un disturbo diffusissimo in Italia, soprattutto nella popolazione femminile: basti pensare che nel nostro paese la stipsi colpisce attualmente, in modo più o meno grave, ben 9 milioni di donne e 4 milioni di uomini.

Essendo la stipsi un problema molto sentito, è abitudine (sbagliata) per molte persone far scattare il campanello d’allarme troppo presto. Infatti molto spesso si corre ai ripari non appena per uno o due giorni salta l’abituale capatina al bagno.

Ma, come sottolinea anche la Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, non andare di corpo per un paio di giorni non equivale necessariamente a essere stitici. L’intervallo di regolarità indicato dagli esperti come regola generale è: da tre volte in un giorno a una volta ogni tre giorni.
Si tratta dunque di un periodo di un tempo piuttosto elastico e lungo, all’interno del quale ciascuno trova la propria frequenza ideale. Quindi una persona può defecare due o tre volte al giorno senza avvertire disagio, un'altra solo una volta ogni due o tre giorni a intervalli regolari senza alcun problema.

Allora cosa significa essere stitico? Significa non avvertire lo stimolo spontaneo della defecazione o essere costretti a fare grandi sforzi per defecare o evacuare feci dure a varie riprese in modo incompleto.

L’eziologia è varia e multifattoriale, nonché decisamente soggettiva. Dall’individuazione delle cause del problema si risalirà alla cura più adeguata.
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Stipsi: tante cause, un solo problema

Le cause della stipsi possono essere diverse.

  • Farmaci. L’alluminio contenuto nei medicinali per l’acidità di stomaco (antiacidi) favorisce la stitichezza, mentre gli psicofarmaci (antidepressivi, tranquillanti, anti-ipertensivi) rallentano le funzioni dell’organismo, compresa quella intestinale.

  • Gravidanza. La stipsi colpisce il 65% delle future mamme. Infatti, per nutrire il bebé in arrivo, l’organismo ruba acqua all’intestino. Risultato: le feci si disidratano e diventano difficili da eliminare.

  • Stress. Tensioni, ansia e nervosismo creano spasmi del colon che rallentano il lavoro dell’intestino, influiscono negativamente sui muscoli intestinali e provocano irregolarità nella defecazione.

  • Diete. La stipsi può essere conseguenza di una dieta sbilanciata, per esempio ipocalorica o dimagrante, perché tagliando le calorie si eliminano nutrienti importanti come i carboidrati e si introducono troppe proteine.

  • Ansia da prestazione. Sei un perfettino? Il tuo problema ha origini psicosomatiche: la stitichezza indica rigidità con se stessi e incapacità di lasciarsi andare emotivamente.

  • Sedentarietà. All’origine della stipsi ci può essere anche uno scorretto stile di vita. Per esempio, lavori sedentari come quelli d’ufficio influiscono negativamente sul funzionamento dell’intestino.

  • Viaggi. La stipsi del viaggiatore, se così possiamo chiamarla, si verifica a causa dei cambiamenti del regime alimentare, della routine quotidiana e dalla mancanza dell’habitat famigliare.

  • Malattie sistemiche. La stipsi può essere un sintomo che si manifesta nel corso di malattie sistemiche, cioè che riguardano il corpo nella sua totalità: diabete mellito, morbo di Parkinson, malattie nervoso-degenerative, connettivopatie ecc…

  • Immobilizzazione. La stitichezza spesso insorge dopo un incidente o una malattia, periodi di tempo più o meno lunghi in cui si è costretti a letto e il corpo non svolge movimenti. E così anche l’intestino si addormenta.

  • Ostruzione meccanica. Il 10% delle persone che soffrono di stitichezza, quindi oltre un milione di italiani, deve il suo problema a un prolasso rettale (e/o vaginale), quindi a un’ostruzione meccanica alla defecazione. Questa grave forma di stipsi compromette significativamente sia l’attività professionale che la vita privata di chi ne è affetto.
Ma per ogni causa esiste un rimedio su misura!
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Intestino pigro… per pudore

La stipsi rappresenta una vera e propria malattia sociale: colpisce, solo in Italia, quasi 4 milioni di persone, soprattutto donne. Un’indagine realizzata su un campione rappresentativo di ambulatori ospedalieri da luglio a settembre 2008 ne evidenzia tutti gli aspetti. Un campione di 130 pazienti affette da stipsi, in particolare, ha risposto a un questionario in occasione della prima visita dallo specialista, il colonproctologo.

Un paziente su tre soffre di stitichezza sin dall’infanzia, la maggioranza assoluta (58%) da oltre un anno. Un problema che le donne considerano soprattutto invalidante (49%) e deprimente (42%) e che, quindi, nella quasi totalità dei casi (96%) condiziona più o meno pesantemente la loro vita sociale: i rapporti con il partner, in particolare (37% dei casi) e il benessere psico-fisico in generale (45%), oltre che il lavoro (32%). Questo disturbo diventa addirittura determinante nell’organizzare gli spostamenti, sia per ragioni di lavoro sia nel tempo libero, che avvengono per lo più (62%) in automobile, più confortante di altri mezzi di trasporto.

La maggior parte delle donne che soffre di questo problema (51%) segue una normale dieta quotidiana senza particolari restrizioni e cercando di bere molto (nel 66% dei casi), oltre che di assumere fibre. Il problema è l’attività sportiva: il 71% delle intervistate non ne pratica nessuna e solo il 3% di quelle che fanno sport vi si dedicano quotidianamente.

Tutte (95%) le donne intervistate fanno uso di lassativi, spesso senza il parere dell’esperto (nel 71% dei casi). Lo specialista, in particolare, risulta uno sconosciuto, dato che vi si rivolge solo il 6% delle intervistate, mentre il medico di famiglia ha sempre un ruolo importante: lo consultano il 42% delle pazienti. Il pudore, in caso di problemi specifici, rimane un ostacolo per il contatto con l’interlocutore professionale: blocca l’85% delle donne. Ne parlano, invece, tra loro: quasi tutte (95%) conoscono altre persone che soffrono di stipsi e si confrontano (nel 68% dei casi) sul disturbo. Oltre al passaparola, i mezzi di comunicazione naturalmente rappresentano la principale fonte di informazioni (82%), ma anche il medico di famiglia (31%) che è quasi sempre (87% dei casi) la prima figura professionale cui si rivolgono.

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Uno studio lo dimostra: anche l'intestino cambia stagione

Un’indagine australiana, svolta su un campione di 262 soggetti, ha evidenziato che la cosiddetta sindrome dell’intestino irritabile si associa, almeno in una parte delle persone, al cambio di stagione.
Tanto è che, circa un quarto degli individui che soffrono di questo disturbo, mostrano maggiori probabilità di provare dolore e/o difficoltà nella defecazione e riscontrano, in particolare, variazioni stagionali nel comportamento dell’intestino. Secondo la conclusione di questi studiosi, quindi, il periodo dell’anno e la trasposizione psicosomatica delle proprie ansie spiegherebbero almeno in parte l’esistenza di una ciclicità dei disturbi che caratterizzano l’intestino irritabile.

Ovviamente, non è possibile generalizzare ed estendere queste considerazioni a tutta la popolazione; ma di sicuro ciascuno di noi ha propri bioritmi che condizionano anche l’attività dell’intestino e che subiscono, a loro volta, l’influsso di ogni particolare periodo dell’anno. Parrebbe quindi che i malesseri legati al cambio di stagione e che coinvolgono il nostro intestino non siano solo suggestione ma dovuti a cause fisiologiche che si possono giustificare scientificamente.

Qualora dovesse, quindi, manifestarsi stitichezza in concomitanza dei cambi di stagione, potrebbe risultare utile contrastarla assumendo un lassativo, che deve però essere usato solo occasionalmente e in maniera appropriata, meglio se dietro consiglio del medico.
Il bisacodile, per esempio, è un lassativo di contatto ben noto che può aiutare a contrastare la stipsi dovuta ai mutamenti di bioritmo; inoltre, grazie alla sua azione dalla sera alla mattina, non condiziona in maniera particolare la vita quotidiana.

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Prevenzione - Stipsi

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Il decalogo anti-stipsi

  1. Segui una dieta equilibrata, ma non restrittiva: è importante introdurre una quantità adeguata di cibo, perché questo possa opportunamente stimolare la muscolatura intestinale. Gli alimenti più indicati nell'esercitare quest'azione sono le verdure di soia, la frutta fresca, il pane integrale e i cereali. D'altro canto gli alimenti sconsigliati sono: i formaggi elaborati, il cioccolato, la carne, il fegato, il riso e la farina raffinata. Se le feci sono dure bisogna immediatamente ridurre questi cibi.

  2. Via libera a yogurt e lievito di birra, efficaci rimedi naturali anti-stipsi, in particolare lo yogurt, ricco di fermenti lattici.

  3. Mangia lentamente e mastica bene gli alimenti, cercando di mangiare a orari regolari.

  4. Bevi almeno 1,5 - 2 litri di liquidi al giorno. I liquidi sono fondamentali nel mantenere le feci morbide. Si devono bere almeno 6-8 bicchieri di liquido al giorno, alternando acqua, zuppe, tè e spremute.

  5. Educa il tuo intestino: l’intestino è un organo che ama le buone abitudini: abituati ad andare in bagno sempre alla stessa ora, anche se non hai lo stimolo. Tuttavia, non reprimere mai il bisogno di andare in bagno, perché ignorando lo stimolo alla defecazione è possibile a lungo andare non avvertirlo più. Ogni volta che ne senti il bisogno quindi abbandona l’attività che stai svolgendo e asseconda le esigenze del tuo corpo.

  6. Un quarto d’ora di relax. Prima di svuotarsi, l’intestino ha bisogno di qualche minuto di quiete. Evita anche gli sforzi eccessivi durante l'evacuazione e rilassati leggendo una rivista o ascoltando musica.

  7. Fai esercizio fisico moderato tutti i giorni: anche solo piccole passeggiate o semplici esercizi contribuiscono a mantenere tono e motilità della muscolatura intestinale. Se si suda molto, bisogna compensare con una corrispondente introduzione di liquidi. Mentre cammini, tieni in dentro la pancia: così tendi i muscoli addominali, che esercitano un micromassaggio stimolante per l’intestino.

  8. Occhio ai lassativi. Lassativi chimici ed erbe possono migliorare il movimento dell’intestino, ma la loro efficacia è limitata nel tempo. Inoltre troppo spesso i medici riscontrano un utilizzo scorretto dei lassativi da parte dei pazienti. Questi farmaci stimolatori dell’intestino richiedono nel tempo dosi sempre maggiori e a lungo termine hanno effetti negativi sulle pareti dell’intestino, rendendo quest’ultimo ancora più pigro, riducendo il suo tono muscolare e obbligando il paziente a un’inutile e pericolosa assuefazione. Inoltre questi prodotti curano solo i sintomi, non la causa della malattia.

  9. Concediti piccole parentesi di relax durante la giornata: il rilassamento influisce sulla corretta attività intestinale, mentre lo stress la ostacola.

  10. Se il problema persiste e si cronicizza, consulta uno specialista.

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Sintomi - Stipsi

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Pelle opaca? Colpa dell'intestino

C’è un filo diretto tra pelle e intestino. Se qualcosa non funziona, gli effetti sono visibili non solo sulla salute, sul peso e sulla linea, con gonfiore, meteorismo, stitichezza e sovrappeso, ma anche sulla pelle, che appare spenta e opaca. La causa è una serie di errori alimentari che si ripercuotono sulla salute e la bellezza della pelle accelerandone l’invecchiamento e favorendo l’insorgere di inestetismi. Ecco gli sbagli più comuni e i loro effetti sulla pelle.

- Poca frutta e verdura. Un apporto insufficiente di vitamine A, C ed E, betacarotene e minerali come selenio, zinco e rame, che contrastano l’azione dei radicali liberi, favorisce l’invecchiamento precoce della pelle.

- Scarso apporto di acqua. La conseguenza è una disidratazione cutanea, con effetti soprattutto sul derma, che perde elasticità e si riempie di infossature che formeranno le future rughe.

- Poche fibre. Una scarsa assunzione di fibre alimentari causa stipsi e meteorismo: le scorie e le tossine intestinali non vengono correttamente eliminate dall’organismo e vanno in circolo, depositandosi nel grasso e nella pelle che perde luce ed elasticità.

- Troppi grassi. L’eccesso di grassi animali rallenta la digestione, e questo si riflette sulla pelle con una perdita di tono e di freschezza, soprattutto sul viso.

- Abuso di alcol. I danni più comuni provocati dall’alcolismo vanno dalla vasodilatazione cutanea a una maggiore propensione all’invecchiamento precoce.

- Aumento di peso. Ingrassando si ha un aumento del tessuto sottocutaneo con conseguente distensione eccessiva del derma e dell’epidermide, che si trovano ad avere un ridotto apporto di ossigeno dovuto allo stiramento delle strutture vascolari. Se l’aumento di peso è notevole e rapido e le strutture della pelle non riescono ad adattarsi subito a questa situazione, si possono presentare smagliature.

Per evitare tutto ciò, è utile:
1. evitare le combinazioni alimentari che affaticano il sistema digestivo, per esempio formaggio e carne o uova in uno stesso pasto
2. preferire i grassi vegetali a quelli animali, il sale integrale a quello raffinato, il miele o lo zucchero di canna allo zucchero bianco, i cereali integrali a quelli raffinati
3. consumare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura di stagione
4. masticare a lungo i cibi per favorire la digestione
5. bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, limitandone l’assunzione durante i pasti e consumando con moderazione birra e vino.
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Diagnosi - Stipsi

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Stipsi: quando andare dal medico

Come si può capire se si è stitici e in che misura si è colpiti dal problema? Il campanello d’allarme deve scattare se si avvertono i seguenti sintomi:

  • riduzione della frequenza dell’evacuazione (meno di 2-3 volte la settimana)
  • senso di svuotamento incompleto e di costipazione
  • sensazione di avere un tappo che impedisce di liberarsi
  • stimolo alla defecazione assente o raro
  • necessità di rimanere in bagno a lungo e di ritornarci
  • meteorismo
  • dolori addominali
  • feci dure
  • sforzi eccessivi.


Se riscontrate almeno la metà di questi segnali, scatta la visita dallo specialista. I parametri che durante la seduta il medico prenderà in considerazione per valutare l’entità del disturbo sono:

  • frequenza delle evacuazioni
  • tempo necessario per evacuare
  • defecazione difficile
  • defecazione incompleta
  • tentativi infruttuosi al giorno
  • assistenza manuale (con lassativi stimolanti, digitazioni o clisteri)
  • durata in anni del problema
  • dolore addominale.


Dopo essere giunto alla diagnosi di stipsi, il compito del medico sarà quello di condurre il paziente a:

  • conoscere le reali cause del proprio disturbo
  • prendere coscienza delle proprie abitudini scorrette
  • evitare cure inutili e talvolta dannose, come l’abuso di lassativi e prodotti di erboristeria.


Nel caso in cui il medico diagnostichi un caso raro, e più grave, di stitichezza, cioè quello dovuto a un’ostruzione meccanica alla defecazione, causata da un prolasso rettale (e/o vaginale), la risoluzione del problema sarà esclusivamente chirurgica.
Da alcuni anni infatti si può ricorrere a un intervento chirurgico mininvasivo e poco doloroso, che permette di guarire definitivamente dal problema ponendo fine agli imbarazzi e ai disagi collegati a questo disturbo. L’intervento consiste nella correzione del prolasso rettale che ostruisce la defecazione, non procura ferite esterne, prevede un ricovero breve, spesso di un solo giorno, non necessita di medicazioni successive e ha una breve convalescenza.
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Cura e Terapia - Stipsi

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Intestino pigro? Lo sveglia lo specialista

In Italia 4 milioni di persone soffrono di stitichezza (soprattutto le donne), mentre la fuoriuscita delle emorroidi interessa oltre 3.7 milioni di italiani (soprattutto gli uomini). In totale, quasi 8 milioni di italiani soffrono di disturbi intestinali.
In particolare, stipsi ed emorroidi sono crucci frequenti nelle donne in dolce attesa e nelle neomamme. Il 60% delle donne incinte è affetta da disturbi emorroidari e per oltre la metà di queste il problema non rientra dopo la nascita del bambino. Circa il 65% delle future mamme soffre di stipsi. Questo perché nei primi mesi della gravidanza aumentano le necessità metaboliche (per il feto da nutrire) e aumenta la diuresi. L’organismo, quindi, chiama l’acqua di cui sente il bisogno dall’intestino, provocando una concentrazione e una disidratazione delle feci che si riducono come volume e diventano difficili da espellere.

Tra le cure oggi disponibili, ci sono due interventi chirurgici che consistono in una sorta di lifting della mucosa del canale anale scivolata verso il basso (prolasso), riposizionata in modo tale da ripristinare il corretto funzionamento dei diversi organi del bacino, dal retto alla vagina.
Si tratta di due procedure mininvasive, rapide e poco dolorose. Non prevedono, infatti, incisioni e ferite esterne, durano poco di più di mezz’ora e si possono effettuare in anestesia locale. Questi interventi vengono eseguiti in un’area priva di ricettori del dolore: si evitano così i forti e prolungati dolori dell’intervento chirurgico tradizionale per la fuoriuscita delle emorroidi.
La degenza è di 1-2 giorni, la convalescenza inferiore a una settimana. Sin dalla sua dismissione il paziente è in grado di tornare alla vita di tutti i giorni. All’uscita dall’ospedale è previsto un primo controllo, mentre una seconda e ultima verifica si effettua dopo sei mesi.
È possibile sottoporsi a questi nuovi interventi per risolvere definitivamente la maggior parte dei casi di fuoriuscita delle emorroidi e quelli più gravi di stitichezza (15%), dovuti a un’ostruzione meccanica, provocata da un prolasso.

Queste tecniche sono state messe a punto dal chirurgo italiano Antonio Longo. La procedura per la cura delle emorroidi, disponibile da oltre 10 anni nel nostro Paese, nel 2000 è stata utilizzata sul 12% dei pazienti, mentre nel 2004 il 40% ne ha potuto usufruire, e il 55% nel 2006. In Europa sono circa 350.000 gli interventi eseguiti, oltre 1.000.000 nel mondo. La tecnica per la cura chirurgica della stipsi viene eseguita da quasi cinque anni.

Guarire è possibile, dunque, soprattutto con l’aiuto del colonproctologo, uno specialista, ancora poco conosciuto, capace di formulare diagnosi precise sull’origine di ciascun disturbo e di indicare la terapia da seguire.

Altrettanto importante è limitare le cure fai da te, spesso inutili e talvolta dannose. L’abuso di lassativi e prodotti di erboristeria per risolvere i problemi di stitichezza nel lungo periodo non cura e può provocare effetti collaterali. Questi prodotti dovrebbero essere utilizzati su indicazione del medico, come soluzione di emergenza. Il ricorso a creme e preparati per alleviare i dolori legati alla fuoriuscita delle emorroidi dovrebbe avvenire non regolarmente e comunque su consiglio del colonproctologo. Sulla base dei dati 2007 di Federsalus e Nielsen, gli italiani l’anno scorso hanno speso oltre 200 milioni di Euro per l’acquisto di fermenti lattici (139.7 milioni), lassativi (44.4) e altri prodotti gastrointestinali (18.1), molto di più del 2006: il fatturato dei fermenti lattici è cresciuto del 20.4%, quello dei lassativi del 10.5%. Fermenti lattici e lassativi rappresentano il 15% del fatturato delle farmacie italiane.
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Diamo la sveglia al pancino pigro!

La stipsi affligge il 5-10% dei bimbi tra i due e i tre anni, mentre è più rara nel primo anno di vita.
Nel neonato e nel bambino il ritmo di evacuazione è soggettivo, ma in genere si parla di stipsi quando il piccolo si scarica meno di tre volte a settimana per poi evacuare, con fatica e dolore, feci dure e voluminose. Il bimbo comincia ad associare il momento del vasino al dolore e impara a sopprimere l’impulso a evacuare, mettendo in atto una serie di comportamenti riconoscibili (sollevarsi sulle punte, incrociare le gambe, ecc.).

La stitichezza infantile ha spesso origini psicologiche. Situazioni di stress, come la nascita di un fratellino, l’introduzione prematura del vasino o l’inserimento al nido, possono influire sull’impulso a evacuare, oppure trattenere le feci può essere un modo per attirare l’attenzione, una volta che il bimbo capisce l’importanza che i genitori attribuiscono a questo gesto. Altre volte non evacua per non interrompere i giochi. In tutti questi casi, è inutile sgridarlo o arrabbiarsi, meglio cercare di capire qual è il problema di fondo.

Spesso il disturbo si risolve spontaneamente in pochi giorni. Ricordate di far bere molta acqua al bambino (6-8 bicchieri al giorno) e di aumentare il consumo di cibi integrali, legumi, yogurt, verdura e frutta, quest’ultima meglio se a digiuno (mezz’ora prima o un’ora dopo il pasto). Per esempio la frutta a dadini, condita con zucchero e limone e servita col gelato, sarà certamente più apprezzata del minestrone... Ben accetti di solito anche i frullati, i centrifugati di frutta e i frutti di bosco freschi. È tuttavia importante evitare situazioni conflittuali durante il pasto, essendo già il momento dell’evacuazione causa di stress per il bambino. 
Anche l’attività fisica (camminate, corse, giochi all’aria aperta) è importante, perché favorisce la mobilità intestinale.

Se queste strategie non sono sufficienti e in caso di stipsi ostinata, vietato il fai-da-te, tipo stimolazioni con sondini di gomma o somministrazione di lassativi o supposte di glicerina. Meglio far visitare il bambino dal pediatra, il quale eseguirà un’esplorazione del retto per rilevare la presenza e l’entità del cosiddetto impatto fecale (masse di feci accumulate nell’ultima parte dell’intestino) e ricercare eventuali anomalie anatomiche, che tuttavia sono molto rare.

Solo allora il pediatra prescriverà i farmaci più adeguati alla cura, che spesso è lunga e richiede pazienza. Lo scopo della terapia è quello di rendere l’evacuazione non più dolorosa, ma confortevole. Per far ciò bisogna: rendere le feci più morbide con la somministrazione di rammollitori e di fibre e con abbondanti quantità di liquidi; fare evacuare il bambino massimo ogni 2 -3 giorni; invitarlo a evacuare nel bagno di casa dove ha il massimo comfort e privacy, a ore fisse della giornata (tardo pomeriggio, dopo cena) e senza fargli fretta; educarlo ad assumere la posizione più adatta all’evacuazione (l’accovacciamento): piante dei piedi ben appoggiate, ginocchia distanti: questa postura favorisce la spinta e il rilasciamento degli sfinteri.

L’uso del vasino risponde a queste caratteristiche posturali assai meglio del WC, che costringe il bambino a una postura innaturale con le mani sulla ciambella per non cadere, le ginocchia unite e i piedi penzoloni. L’utilizzo dei riduttori applicabili ai WC non modifica sostanzialmente la postura del bambino: in questi casi è consigliabile unire al riduttore uno sgabello a ferro di cavallo, da porre ai piedi del WC, che consenta al bambino di tenere le ginocchia distanti e le piante dei piedi saldamente appoggiate sullo sgabello.

E se dopo 10 minuti di tentativi la situazione non si è sbloccata, non insistete ma riprovate dopo il pasto successivo. Non rimproverate il bambino in caso di insuccesso, piuttosto gratificatelo una volta compiuta la missione!
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Chirurgia - Stipsi

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Stipsi: arriva l'intervento chirurgico

Nove milioni di donne e quasi quattro di uomini in Italia soffrono di stitichezza. Per intervenire sulle forme più gravi, dovute a un'ostruzione meccanica, cioè a un prolasso che impedisce la defecazione, c'è un’importante novità: un intervento chirurgico rapido e poco doloroso, oggi disponibile in molti centri italiani.

La procedura è stata ideata da un chirurgo italiano, il professor Antonio Longo, Presidente Onorario della SIUCP, Società Italiana Unitaria di Colonproctologia: «È la prima tecnica chirurgica per la cura della stitichezza», spiega il professore.
«Si può eseguire in anestesia epidurale, è poco dolorosa e dura circa mezz’ora. Prevede l’asportazione del prolasso rettale, che rappresenta l’ostacolo alla defecazione. La correzione si esegue senza procurare ferite esterne. Il paziente esce dall’ospedale dopo solo due giorni e in una settimana può riprendere una normale attività».
E non è tutto: «l’intervento agisce anche sulla muscolatura del perineo che viene risollevata», continua il chirurgo, «quindi tutto il pavimento pelvico funziona meglio».

In base ai dati della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, quasi un milione di donne e poco meno di mezzo milione di uomini potranno beneficiare di questa innovativa procedura.

Ma l’intervento chirurgico non è sola novità. Da oggi, per individuare con precisione le cause della stipsi, sono disponibili due nuovi esami. Si tratta della risonanza magnetica pelvica, che oggi viene eseguita in dieci centri in tutta Italia, di cui circa la metà in Lombardia, e della cinedefecografia, un esame radiologico a elevata specializzazione che permette di verificare le eventuali cause anatomiche del disturbo, in particolare l’ostruzione meccanica dovuta al prolasso vaginale oppure a quello rettale.

In pratica, la cinedefecografia (che dura in genere dai 10 ai 20 minuti) si attua introducendo nell’organo interessato una soluzione iodata che funge da mezzo di contrasto: questa soluzione viene ingerita oppure introdotta dall’esterno attraverso un sondino ad hoc. Grazie alla soluzione iodata gli organi del pavimento pelvico si opacizzano. In seguito a questa reazione viene eseguito un film durante la defecazione per individuare con precisione le eventuali alterazioni o le possibili ostruzioni.

Per ulteriori informazioni sull’intervento chirurgico e sugli esami è disponibile un numero verde: 800.126.731, oppure si può consultare il sito www.siucp.org.
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Altre cure - Stipsi

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L'omeopatia e i disturbi gastrointestinali

Sanihelp.it - Indigestione
Antimonium crudum: adatto per la classica indigestione da eccesso di cibo, con particolare riferimento ad alimenti grassi o a creme.

Nux vomica: indigestione da eccesso di alcolici; può anche essere preso in senso preventivo.

Arsenicum album: indigestione con forti bruciori di stomaco che migliorano un poco con bevande calde e caldo locale.

Argentum nitricum: dolori di stomaco con violente eruttazioni che sono sentite come brucianti; spesso l'indigestione è dovuta a eccesso di dolci.

Bryonia: stomaco pesante con dolori che peggiorano a ogni movimento; si sta bene solo distesi a pancia in giù.

Tutti i rimedi possono essere presi alla 5 CH o alla 7 CH, nella misura di 3 granuli per 3, 4 volte al giorno, proseguendo l'assunzione fino a miglioramento ottenuto dei sintomi.

Per disintossicarsi
Thuya, Natrum Sulfuricum e Bovista, tutti alla 5 CH, da assumere preferibilmente a rotazione -un giorno uno e un giorno l'altro- alla dose di 3 granuli da sciogliere sotto la lingua, una volta al giorno per almeno un mese.

Stipsi
Alumina 5 CH 5 granuli due volte al dì se c’è difficoltà di evacuazione e appetito scarso, Bryonia 5 CH 5 granuli due volte al dì se le feci sono dure, secche, nere, con dolore addominale.

Diarrea
Alla dose di 5 granuli dopo ogni scarica si può prendere Aloe 5 CH se c’è flatulenza, Arsenicum Album 15 CH se ci sono vomito, freddolosità e sete, China 9 CH se c’è gonfiore all’addome.
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Senna: la pianta che sveglia l'intestino

Le proprietà lassative e decongestionanti della senna, pianta officinale appartenente alla famiglia delle Leguminose che cresce spontaneamente in alcune regioni dell’Africa settentrionale e dell’India, sono note da secoli.

Questo efficace lassativo vegetale venne introdotto dalla cultura araba nella medicina ufficiale assieme ad altre sostanze naturali come la manna, il rabarbaro, il tamarindo e l’aloe. Lo stesso profeta Maometto indica, nel Corano, tra i numerosi precetti igienici, anche quelli relativi alle infezioni intestinali e consiglia preparati lassativi a base di senna.

Le varietà più diffuse sui mercati africani erano la senna d’Alessandria e la senna di Aleppo. I principi attivi della pianta sono contenuti nelle foglie, che venivano seccate e pestate in un mortaio fino a essere ridotte in polvere. La senna veniva somministrata anche come infuso, ma non come decotto perché a temperatura di ebollizione i suoi principi si degradano.
Oggi le virtù benefiche della senna sulla salute dell’intestino sono state riconosciute anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito questa pianta nell’elenco dei principi attivi essenziali per il nostro organismo.

I componenti maggiormente responsabili dell’azione lassativa della senna sono gli eterosidi antracenici, composti glicosilati che passano immodificati nell’intestino crasso dove vengono metabolizzati dagli enzimi batterici nei composti attivi che svolgono un’azione di accelerazione del transito e di aumento della secrezione di fluido a livello dell’ultima parte dell’intestino.

Spesso la senna viene associata all’aloe all’interno di preparati utili a favorire il fisiologico transito intestinale. Normalmente se ne consiglia l’assunzione alla sera, per ottenere l’effetto desiderato il mattino successivo, poiché sono necessarie dalle 6 alle 8 ore perché le piante raggiungano l’intestino e svolgano la loro funzione.

La senna è utile nei casi di stipsi transitoria, legata a modificazioni passeggere delle abitudini di vita (per esempio, un viaggio) e deve essere assunta solo al bisogno o comunque per brevi periodi. Stimolando l'evacuazione intestinale, la senna è molto efficace in caso di stipsi acuta o nella rieducazione di un intestino pigro, accanto ad accorgimenti dietetici e di stile di vita (attività fisica, integrazione di fibre ecc.). È importante anche rispettare i dosaggi indicati dall’erborista o dal farmacista, per evitare l’effetto opposto (feci liquide).
Al contrario, in caso di stipsi non riconducibili ad abitudini alterate, o accompagnate da dolore, febbre, rigonfiamenti intestinali, la senna non è indicata e deve essere consultato un medico.

Questa pianta inoltre non è priva di effetti collaterali e controindicazioni, perché contiene sostanze quali resine e tannini che possono risultare dannose per l’organismo. Non può quindi essere utilizzata in presenza di alcune malattie, nei bambini o in gravidanza.
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Il benessere? Questione di pancia

La stipsi è una malattia sociale che colpisce tre milioni di donne e un milione di uomini, peggiorando sensibilmente l’attività lavorativa e la vita privata. Una problematica seria, a cui è dedicata anche una settimana nazionale che ha tra gli scopi quello di ridurre le cure fai da te, come l’abuso di lassativi e prodotti di erboristeria, (per i quali in Italia si spendono ogni anno 250 milioni di Euro), promuovendo una corretta terapia. Che passa anche dai rimedi naturali, e con essi dal cibo. 

La prima causa responsabile della sofferenza dell’apparato gastroenterico è infatti la poca conoscenza di come il cibo deve essere consumato. L’alimentazione umana prevede un consumo proporzionale tra cereali (60-70%), grassi prevalentemente insaturi (20-25%) e proteina in parte di origine animale e in parte di origine vegetale (10-15 %). Un’errata ripartizione di questi nutrienti provoca in primo luogo irregolarità dell’alvo, o in senso stitico o in senso diarroico, associata spesso a dolori e alterazione della moltiplicazione delle cellule, che nel lungo periodo possono provocare la formazione di polipi e perfino di neoplasie. 

Per evitare queste complicazioni e restaurare la corretta funzionalità dell’intestino, la metodica più efficace è l’idrocolonterapia, che rappresenta la più importante fase della prevenzione e cura delle malattie cronico degenerative di interesse medico chirurgico. La sua efficacia può comunque essere aumentata dall’uso correlato di prodotti naturali sinergici, che in alcune situazioni, come un’elevata infiammazione intestinale o una stipsi particolarmente difficile, possono essere addirittura propedeutici all’intervento idrocolonterapico. 

Microalghe selvatiche, probiotici di derivazione umana ed enzimi fungini sono strumenti estremamente potenti dal punto di vista gastrointestinale. In particolare, recenti ricerche hanno identificato uno speciale tipo di ficocianina da microalghe Klamath, dotata di proprietà antinfiammatorie intestinali più elevate di qualsiasi altra sostanza naturale, paragonabili ai farmaci ma senza nessuno dei loro effetti collaterali. Inoltre, l’uso associato del ceppo probiotico DDS1 e delle microalghe Klamath ha dimostrato di poter svolgere un’azione efficace di ripopolazione della flora amica e di riparazione della membrana intestinale compromessa; mentre uno specifico prodotto a base di probiotici umani, enzimi fungini, microalghe ed erbe, ha una lunga storia di efficacia anche in rapporto a forme di stipsi particolarmente difficili, senza nessuno degli effetti collaterali dei comuni lassativi. 

La cura dell’intestino senza farmaci passa anche dalla supplementazione, ovvero dalla correzione di elementi carenti o in eccesso quali vitamina A, vitamina E, vitamina B6, vitamina B9, vitamina B12, omocisteina, trigliceridi, colesterolo, serotonina, sodio, cloro, calcio, fosforo, potassio, magnesio. Infine troviamo gli opoterapici, prodotti del risultato di procedimenti di laboratorio degli organi di suino che, in dosi di nanogrammi, stimolano nel focolaio flogistico, per fenomeni di chemiotassi, la produzione del transforming grow factors beta (TGF_Beta), neutralizzando l’azione del principale agente eziologico dell’infiammazione, il tumor necrosis factor alfa (TNF-α).
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Così la natura sveglia l'intestino

Un caso di stitichezza leggera e occasionale si può facilmente risolvere con l’aiuto di rimedi naturali.

Innanzitutto, la natura offre moltissimi cibi alleati dell’intestino: albicocca, arancia, carota, cavolo, cicoria, ciliegia, cipolla, coste, fico, fragola, frumento, lattuga, lievito di birra, mandorla, mela, melanzana, melone, oliva, patata, pesca, polline, pomodoro, porro, prugna, riso, segala, tarassaco, uva, zucca, zucchine.

Se l’attenzione posta alla dieta non dovesse bastare, ecco un paio di rimedi naturali efficacissimi.

La sera prendi un cucchiaio di semi di psillio (li trovi in erboristeria), deglutendoli con un paio di bicchieri d’acqua. Ricchi di mucillagini, questi semi sono un lassativo molto dolce. Se non fanno effetto, idrata l’intestino con un clistere preparato con mezzo litro di acqua tiepida.

Un’antichissima tisana regolatrice dell’intestino, da assumersi alla sera per un trattamento blando della stitichezza, viene preparata con un mix di dieci erbe: fallax, coriandolo, f inocchio, gramigna, cuscuta, bosso, malva, calcatreppa, menta e liquirizia.

Una ricetta alternativa di tisana lassativa si prepara con radice di altea, semi di psillio, semi di finocchio, menta verde, radice di liquirizia, scorza d’arancia e cannella. Fai bollire una tazza d’acqua e aggiungi un cucchiaino del miscuglio di erbe, lasciando sobbollire per 20 minuti, quindi filtra e lascia raffreddare.

Per rimediare alla stipsi dei più piccoli, puoi ingolosirli preparando gustose caramelle vegetali frullando insieme prugne, fichi, albicocche e uva, a cui verranno aggiunti semi di psillio, olmo rosso e semi di finocchio (tutti polverizzati). Per insaporire, mescola polvere di carruba, dalle riconosciute proprietà anti-stipsi.

Infine, elementi favorevoli della buona funzionalità intestinale e della corretta digestione sono gli acidofili, batteri probiotici che contribuiscono a mantenere la salute della microflora intestinale e agiscono, come antibiotico naturale, contro gli organismi potenzialmente nocivi. L'integrazione di acidofili, a livello nutrizionale, contribuisce a mantenere nell'intestino l'equilibrio dei batteri non nocivi a livelli normali.

Un'eccellente fonte alimentare di acidofili è lo yogurt; in alternativa, si può ricorrere a degli integratori, che si trovano nei negozi di prodotti integrali dietetici, spesso congiuntamente ai bifidobacteria, un altro gruppo di organismi con funzione di batterio probiotico.
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Dieta - Stipsi

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Fibre, queste sconosciute…

Gli italiani e le fibre
Se ti dico fibra, tu cosa mi dici? È la domanda che è stata rivolta a circa 2000 italiani da un’équipe di ricercatori Eurisko per conto di Kellogg’s, per sondare le conoscenze dei nostri connazionali in materia di fibre alimentari.
Ne è risultato che gli abitanti del Bel Paese hanno una discreta cultura sull’utilità e sulle fonti di questi importanti nutrienti (circa due terzi della popolazione sa di cosa si tratta), ma rimane ancora qualche lacuna da colmare. Più preparate le donne e le persone di istruzione elevata (rispettivamente il 68% e il 75%). Anche il sesso forte inizia a dimostrare una certa attenzione: solo nel 40% dei casi chi dichiara di non avere mai sentito parlare di fibre è uomo.

La quasi totalità degli intervistati riconosce l’utilità delle fibre, in particolare la loro funzione regolatrice dell’intestino, e dichiara di consumarle (86%). La maggior parte della popolazione sa che frutta e verdura sono particolarmente ricche di fibre, e quindi cerca di inserirne giuste quantità nella dieta (soprattutto gli anziani).

Circa la metà assume fibre attraverso i cereali pronti, preferiti soprattutto da un target più giovane e istruito. Contenuto invece il consumo (un terzo dei consumatori) attraverso cibi integrali. Sempre riguardo alla prima colazione, risulta ancora poco diffusa l’abitudine di approfittare di questo pasto per assicurare il giusto apporto di fibre nell’alimentazione quotidiana.

Inoltre sono ancora poco chiari i benefici legati all’assunzione di fibre. Benefici innumerevoli, a sentire gli esperti. Non li conoscete? Allora questo piccolo dossier è per voi.
Cosa sono, di cosa sono fatte A prescindere dalle definizioni e dalle classificazioni adottate nel corso degli anni, la prerogativa della fibra nota a tutti da sempre è legata al suo comportamento nel tubo digerente: essa è stata sempre considerata «il residuo di pareti cellulari resistenti all'idrolisi da parte degli enzimi digestivi dell'uomo».

Da questa affermazione scaturisce una prima considerazione: la fibra alimentare non è una sostanza singola ma una miscela estremamente complessa di zuccheri diversi (polisaccaridi), quali cellulosa, emicellulose, pectine, gomme, mucillagini, galattomannani, betaglucani, polisaccaridi di alghe (agar e carragenine) e lignina (polimero del fenilpropano).
A eccezione delle gomme vegetali e delle mucillagini, la fibra alimentare può essere equiparata alla parete della cellula vegetale, la cui funzione è strutturale e meccanica: rappresenta infatti lo scheletro della pianta. Anche le proprietà lassative della fibra possono avere una componente meccanica.

I costituenti della fibra possono essere classificati sulla base della solubilità in acqua: a seconda del metodo di estrazione i componenti strutturali (cellulosa, lignina e alcune emicellulose) sono insolubili, mentre i componenti che gelificano (pectine, gomme, mucillagini e le rimanenti emicellulose) sono solubili.

In altre parole la fibra solubile, se mescolata a un liquido, forma un gel, processo che avviene nel tratto gastrointestinale. Modula l’assorbimento di alcuni macronutrienti (come lipidi e glucidi) e concorre a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, diminuendo potenzialmente il rischio di malattie cardiovascolari. La fibra insolubile invece attraversa il tubo digerente rimanendo in gran parte intatta.

Quindi le fibre solubili sono viscose e fermentabili, utilizzabili nella terapia delle dislipidemie e del diabete, mentre quelle insolubili sono non-viscose e lentamente fermentabili, quindi utilizzabili nella terapia della stipsi, della malattia diverticolare, delle emorroidi e nella prevenzione del cancro del colon.

Entrambi i tipi di fibra apportano benefici all’apparato digerente, permettendo una regolare funzionalità intestinale. La maggior parte degli alimenti di origine vegetale contiene sia fibra solubile che insolubile, con prevalenza di un tipo o dell'altro.
Tutti i vantaggi e i benefici Le fibre sono vere alleate di benessere e salute. Ecco perché.

  • Migliorano la funzionalità intestinale, aiutando nel trattamento della stipsi cronica, nella diverticolosi e nella sindrome del colon irritabile. Le fibre infatti hanno una funzione riempitiva, ossia un effetto di consolidamento della massa fecale e di stimolazione/facilitazione dell’evacuazione. La loro particolare struttura chimica, non degradata dagli enzimi digestivi, determina la permanenza nell’intestino di molecole che richiamano acqua, aumentando il volume e il peso fecale. Ne consegue una stimolazione diretta ed efficace della peristalsi, utile non soltanto a favorire l’evacuazione ma anche la riduzione della pressione interna del colon e quindi del dolore. Questo effetto è proprio prevalentemente delle fibre insolubili.

     
  • Aumentano il senso di sazietà. La fibra solubile ha la capacità di legare l’acqua e di formare una massa viscosa. Assorbendo l’acqua, a livello dello stomaco si ha un aumento del bolo alimentare, che consente di raggiungere il senso di sazietà più rapidamente. La frazione gelificante rallenta lo svuotamento dello stomaco e quindi anche la digestione e l’assorbimento nell’intestino. Le fibre solubili sono quindi utili nell’alimentazione di soggetti con disturbi metabolici che traggono vantaggio da un assorbimento dei nutrienti lento e/o ridotto (individui diabetici) e nelle diete dimagranti.

     
  • Disintossicano l’organismo. La fibra esplica nell’intestino un’azione disintossicante e anticancerogena, legando le sostanze tossiche e impedendone quindi l’assorbimento.

     
  • Riducono il rischio di insorgenza di malattie cronico-degenerative. Il consumo frequente di fibra associato a una dieta ricca in vegetali, cereali e frutta è stato messo in relazione con la riduzione del rischio di insorgenza di neoplasie dell'apparato digerente, in particolare del cancro colorettale (anche se su questo fronte non tutti sono d'accordo). Le fibre, in effetti, esplicano una funzione detossificante nei confronti dell’intestino, in quanto asportano dal colon sostanze tossiche potenzialmente cancerogene, quali grassi e acidi biliari, che possono innescare una degenerazione in senso neoplastico, specialmente a livello del colon.

     
  • Svolgono un’azione ipoglicemizzante. Le fibre solubili formano a livello gastro-intestinale delle soluzioni viscose che ostacolano l’assorbimento dei carboidrati. Inoltre aumentano le velocità di transito intestinale riducendo i tempi di permanenza del cibo nelle sedi idonee all'assorbimento.

     
  • Abbassano il colesterolo. L’aumento di viscosità determinato nel bolo intestinale da parte della fibra solubile interferisce con l’assorbimento degli acidi biliari. In risposta, il colesterolo LDL (quello aterogeno) è rimosso dal sangue e convertito in acidi biliari dal fegato per rimpiazzare gli acidi biliari eliminati con le feci. Inoltre la modificazione della composizione degli acidi biliari riduce la sintesi di colesterolo.

     
  • Sono coadiuvanti nel trattamento delle malattie cardiovascolari. I benefici si riassumono in un minor tenore di energia, grassi e zuccheri semplici, che può essere utile nel trattamento dell’obesità e delle dislipidemie associate.

     
  • Hanno un effetto prebiotico, cioè la capacità di promuovere lo sviluppo di una flora batterica ottimale.
Apporto raccomandato
Un sufficiente e costante consumo di fibra è giudicato molto importante sul piano preventivo. L’American Dietetic Association ha fissato come apporto giornaliero adeguato un consumo di 20-35 grammi di fibre al dì (oppure 0,5 g/kg di peso corporeo/die).

Il valore minimo definisce il limite inferiore per l'esplicarsi degli effetti benefici della fibra alimentare sulla funzione intestinale, il massimo rappresenta un limite di sicurezza per evitare i potenziali effetti negativi sul bilancio minerale. Come riportato anche nei LARN, questo intervallo non va applicato ai gruppi di popolazione di età estrema (bambini, anziani) e a persone a diete speciali.

Dato che dalla ricerca Eurisko è emerso che gli italiani non consumano abbastanza fibre, possiamo dire che un aumento nell’uso è un consiglio utile per tutti, a patto però che avvenga con gradualità e si inserisca nell’ambito di una modificazione generale dello stile di vita. Inoltre l'aumento del consumo dovrebbe derivare da una più elevata presenza nella dieta di alimenti ricchi di fibra (cereali, legumi, verdure e frutta), piuttosto che da supplementi o concentrati di fibra.

«Una quantità eccessiva o un incremento notevole e improvviso dell’introduzione di fibre possono comportare disagio nella vita quotidiana e sortire l’effetto opposto, cioè la mancata adesione del paziente alle indicazioni, o addirittura favorire la comparsa di effetti collaterali sgradevoli (formazione di gas, distensione addominale, diarrea) causati dalla fermentazione batterica della fibra, con formazione di acidi grassi volatili, idrogeno, anidride carbonica e metano» precisa Oliviero Sculati, Direttore dell’Unità di Nutrizione presso l’ASL di Brescia.

«Occorre pertanto procedere gradualmente, suggerendo per esempio di aggiungere 1-2 cucchiai di fagioli, piselli o legumi ai primi piatti 1-2 volte la settimana, aumentando lentamente fino a 3-4 cucchiai nell’arco di un mese, per consentire all’individuo di abituarsi al nuovo regime dietetico e alla flora batterica di adattarsi e stabilizzarsi. L'apporto di fibra dovrebbe anche essere accompagnato da un’adeguata assunzione di liquidi in maniera da consentire all'intestino di adeguarsi al cambiamento. È inoltre fondamentale rispettare le preferenze e le abilità culinarie di ciascuno, in modo da soddisfare il gusto ed evitare inutili imposizioni.

In ogni caso i disturbi gastrointestinali associati con un'ingestione eccessiva di fibra dovrebbero scomparire in 24-48 ore».
I consigli del dietologo Ecco qualche utile consiglio di Oliviero Sculati sul consumo quotidiano di fibre.

  • Per un buon equilibrio alimentare, la moderazione è d’obbligo: è sempre consigliabile attenersi alle dosi indicate dagli esperti.

     
  • Un consiglio utile è valutare in che misura l’apporto di fibre concorre a migliorare la digeribilità e la regolarità intestinale. Molti giovani, per esempio, si impongono porzioni spropositate di insalata, corrispondenti fino a 5-7 pugni di verdura (questo è un pratico criterio di misura), con un conseguente aumento del volume gastrico e un maggior impegno digestivo, salvo poi una ripresa precoce della fame. Il criterio di misurare per confronto di volumi le porzioni di verdure di cui ci si serve con quelle del proprio pugno chiuso, appoggiato sul tavolo, è un pratico sistema di misura e di porzionatura visiva.

     
  • Un ulteriore suggerimento è di evitare un intervallo superiore alle 6 ore tra un pasto e l’altro, inframmezzando quale spuntino, mezzo panino, un frutto non gigante, o un paio di noci o di albicocche secche.

     
  • Chi è propenso a saltare la colazione potrebbe essere invogliato a prendere questa abitudine consumando acqua o bevande (meglio se senza zuccheri aggiunti) 15-30 minuti prima di assumere cibi solidi.

     
  • I cereali pronti possono essere considerati una soluzione in grado di apportare un apprezzabile volume di fibre, utili a stimolare la regolarità dell’alvo.

     
  • Particolare importanza è data al gusto: è indispensabile rispettare le esigenze o le preferenze di ciascuno, che potrebbe per esempio tollerare alcuni legumi o gradirli più a freddo che cotti. È opportuno capire quali sono i sapori più gratificanti, sazianti e soddisfacenti: aromi, olio e sali minerali possono rendere più appetibili molti cibi (così come erbe aromatiche quali la salvia, l’aglio, le noci moscate, i diversi tipi di rucola), favorendo una miglior percezione gustativa, e aiutare a evitare inutili eccessi.

     
  • Infine va sottolineato che la varietà della dieta è una risorsa importante per il nostro benessere: tutti devono sentirsi liberi di operare le scelte più confacenti alle preferenze personali, e non vivere la dieta come un’imposizione o un sacrificio, ma come uno strumento adattabile, flessibile, capace di accrescere le proprie abilità di percepire gusti e sapori, per non rinunciare ai piccoli piaceri quotidiani della tavola.

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La parola agli esperti - Stipsi

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Stipsi: la parola agli esperti

Ecco qualche consiglio per risolvere i problemi di stipsi, direttamente dalla bocca degli esperti.

Il consiglio del gastroenterologo: meno medicalizzazione, più educazione nutrizionale.

«Parlando di stitichezza va segnalata una forte richiesta di medicalizzazione da parte dei pazienti: una richiesta spesso ingiustificata e determinata dalla scarsa consapevolezza di quanto sia preferibile un approccio dietetico ai disturbi intestinali rispetto a uno farmacologico», afferma Lucio Capurso, gastroenterologo presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma.
«Infatti un aspetto importante è rappresentato dall’educazione nutrizionale, che dovrebbe essere impartita sin dall’età scolare: la prima colazione e la ripartizione dell’apporto calorico in un congruo numero di pasti nonché la scelta, l’abbinamento e il consumo in giuste quantità degli alimenti non sono infatti semplici abitudini, ma un vero e proprio bagaglio culturale che un individuo porta con sé come una traccia indelebile. Per il bambino, quindi, fondamentale è l’esempio dei genitori, ma anche la scuola gioca un ruolo determinante in questo senso».

Il consiglio del medico di base: rieduchiamo l’intestino.

«Nessuno ha mai risolto la stipsi con i lassativi, ed è pertanto scorretto ricorrere ai farmaci per risolvere un disturbo che richiede invece una rieducazione dell’intestino: l’assunzione di fibre e di una congrua quantità di acqua è il rimedio ottimale per facilitare l’attività intestinale e ripristinare la regolarità delle evacuazioni», dice Claudio Cricelli, presidente Società Italiana di Medicina Generale.
«In particolare, la prima colazione costituisce una valida opportunità per introdurre le fibre, offrendo la possibilità di variare ogni giorno la scelta di alimenti e bevande (cereali, pane e biscotti integrali)».

Il consiglio del dietologo: via libera alle fibre, ma con moderazione.

«Da parte del nutrizionista, il consiglio è quello di aumentare l’apporto di fibre. Tuttavia, per un buon equilibrio, la moderazione è d’obbligo: una quantità eccessiva o un incremento improvviso possono comportare disagio nella vita quotidiana e sortire l’effetto opposto, cioè una mancata adesione del paziente alle indicazioni e oscillazioni nel suo stato di salute», sostiene Oliviero Sculati, Direttore dell’Unità di Nutrizione ASL di Brescia.
«Occorre pertanto procedere lentamente, suggerendo per esempio di aggiungere 1-2 cucchiai di fagioli, piselli o legumi ai primi piatti 1-2 volte la settimana, aumentando lentamente fino a 3-4 cucchiai nell’arco di un mese: questa gradualità consente all’individuo di abituarsi al nuovo regime dietetico e alla flora batterica di adattarsi e stabilizzarsi».
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Aspetti psicologici - Stipsi

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Stipsi, cresce il peso emotivo e fisico

La stipsi è un problema che tutti conosciamo. Se ne è parlato a Roma, in occasione del congresso dell’Associazione per la Neuro Gastroenterologia e la Motilità Gastrointestinale (ANEMGI) sulla gestione terapeutica del paziente con disturbi cronici gastrointestinali.
Una nuova ricerca internazionale promossa da Boehringer Ingelheim e presentata venerdì, però, ha rilevato che la stipsi è ben più di un problema intestinale e può avere impatti molto negativi anche sulla qualità della vita di chi ne soffre, paragonabili, in alcuni casi, a quelli di patologie molto più gravi.

L’indagine ha riguardato 2.870 pazienti di Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Brasile e Corea del Sud. Ha valutato, per la prima volta su scala così vasta, quanto la stipsi si ripercuota sulla qualità della vita e ha rivelato che la qualità della vita di coloro che ne soffrono è molto inferiore a quella di chi non presenta questo problema.
In particolare, coloro che soffrono di stipsi hanno una peggiore percezione delle loro condizioni generali di salute; ritengono di essere più inclini ad ammalarsi e hanno anche più frequentemente dolore fisico generalizzato.
Il risultato più sorprendente è che le ripercussioni della stipsi sulla qualità della vita di chi ne è colpito possono essere altrettanto negative di quelle descritte da soggetti che soffrono di malattie croniche, quali diabete o cardiopatia.

«Il miglioramento della qualità della vita è un obiettivo importante della gestione del paziente con stipsi cronica - ha commentato Carmelo Scarpinato, del laboratorio di Farmacologia clinica dell’Università di Parma, che ha presentato i risultati dell’indagine a Roma - E’ stato dimostrato che sia il trattamento medico(fibre, lassativi di contatto e osmotici) e nei casi più gravi la chirurgia, migliorano la qualità della vita, significativamente ridotta dalla stipsi». 

A causa delle molte convinzioni errate che ancora circondano la stipsi, però, chi ne è colpito si colpevolizza senza ragione per i sintomi di cui soffre. Oltre al senso di colpa, c’è anche un peso emotivo che a sua volta può far sentire le persone ancora più colpite dal problema. Per questo motivo è importante educare gli operatori sanitari in modo che si possano adottare nuove misure per riconoscere questo problema e la sua incidenza sulla qualità della vita del paziente.










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Glossario per Stipsi - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Stipsi
 - Prolasso rettale
 - Sedentario
 - Proctologia
 - Flora batterica
 - Lassativi
 - Fibre alimentari
 - Idrocolonterapia


Farmaci

 - CLISMA FLEET PR.USO*1FL 133ML
 - CLISMA FLEET PR.USO*4FL 133ML
 - LATTULOSIO SAND*SCIR FL 180ML
 - LAXIDO*OS POLV 20BUST
 - LEVOBREN*20CPR 25MG
 - LEVOBREN*IV IM 6F 25MG 2ML
 - LEVOBREN*OS GTT 20ML 2,5%
 - LEVOPRAID*20CPR 25MG
 - LEVOPRAID*IM IV 6F 25MG 2ML
 - LEVOPRAID*OS GTT 20ML 2,5%
 - MACROGOL C ERB*OS POLV 10BUST
 - MACROGOL EG*OS 20BUST 13,7G
 - MOLAXOLE*OS POLV 20BUST 13,8G
 - MOVICOL SENZA AROMA*20BUST
 - MOVICOL SENZA AROMA*BB 20BUST
 - MOVICOL*BB 20BUST 6,9G CIOCC
 - MOVICOL*CONC OS SOLUZ FL500ML
 - MOVICOL*OS POLV 20BUST 13,8G
 - MOVICOL*OS POLV 20BUST 13,8G
 - MOVICOL*OS POLV 20BUST 13,8G
 - MOVICOL*OS POLV 20BUST 13,8G
 - MOVICOL*OS POLV 20BUST 13,8G
 - NOVILAX BAMBINI*6MICROCLIS 3ML
 - NOVILAX*6MICROCLISMI 5ML
 - PAXABEL*OS POLV 20BUST 10G
 - PAXABEL*OS POLV 20BUST 4G
 - SELG*OS POLV 16BUST 17,5G250ML
 - SELG*OS POLV 4BUST 70G 1LT
 - TARGIN*28CPR 10MG+5MG RP
 - TARGIN*28CPR 20MG+10MG RP
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Tag cloud - Riepilogo dei sintomi più frequenti

disturbi della digestione assenza della defecazione disturbi della defecazione stimolo doloroso alla defecazione dolore all'addome gonfiore dell'addome sensazione di peso all'addome aerofagia affanno affanno quando si sta sdraiati affaticabilità disturbi dell' affettività sensazione di peso al basso ventre gonfiore al ventre dolore al ventre stress senso di peso allo stomaco mal di stomaco stitichezza stipsi spossatezza spasmi dolorosi sensazione di peso alla pancia dolore alla pancia aria nella pancia nervosismo spasmi dei muscoli dolore ai muscoli crampi ai muscoli contrazioni dolorose muscolari meteorismo flatulenza espulsione dolorosa delle feci difficoltà di espulsione delle feci disturbi della evacuazione assenza della evacuazione

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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 23-06-2009

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